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Trent’anni di salute in Toscana: progressi, criticità e sfide dai dati ISTAT

S.Olivadoti
Data pubblicazione: 15 Aprile 2026 S.Olivadoti

A cura di: Simona Olivadoti - ARS Toscana


Sono passati oltre trent'anni dall'introduzione dell'indagine Multiscopo ISTAT "Aspetti della vita quotidiana" (AVQ) in Italia e nelle nostre regioni. L'indagine ci ha consentito in questi decenni di raccogliere e analizzare dati fondamentali sui mutamenti della nostra società, sui cambiamenti avvenuti in ambito di demografia, stili di vita, tempo libero, salute, uso dei servizi, transizione digitale e sensibilità ambientale.


Gli argomenti trattati in questo approfondimento 

Indagine Multiscopo sugli Aspetti della vita quotidiana: dai servizi ai bisogni dei cittadini

L’indagine Multiscopo sugli Aspetti della vita quotidiana (AVQ) rappresenta l’asse portante dell’intero sistema di indagini dell’ISTAT, creato tra gli anni Ottanta e gli anni Novanta del secolo scorso. Fu creata un’apposita commissione di studio che diede origine al complesso e articolato sistema delle indagini Multiscopo, con un’indagine annuale (AVQ) e altre indagini a cadenza pluriennale.

La realizzazione della prima Indagine AVQ risale al 1993.

Prima di tale data, l’attenzione al sociale era ottenuta tenendo conto soprattutto dei meccanismi di produzione dei beni e di erogazione dei servizi. Con il 1993 diventa evidente che solamente un’analisi attenta dei comportamenti e delle aspettative degli individui e delle famiglie possa fornire un set di informazioni realmente utili non solo alla conoscenza e all’analisi sociologica, ma anche ai decisori politici.

Il sistema avviato nel 1993 ha inoltre posto le basi per un altro cambiamento nell’ambito delle statistiche pubbliche: il passaggio da una logica di indagine basata esclusivamente sugli aspetti oggettivi dei fenomeni a una logica integrata, in cui la soggettività e l’oggettività contribuiscono entrambe a costruire l’informazione sul sociale. Nel nuovo sistema sempre più spazio è dato alle dimensioni delle motivazioni delle persone, ai loro bisogni espressi tramite i giudizi, alla percezione che le persone hanno del loro ambiente vitale, alle aspettative che i cittadini esprimono rispetto ai servizi, integrando l’analisi dell’individuo nel suo contesto familiare.

Il nuovo sistema di indagini Multiscopo è stato articolato in sette differenti indagini: l’indagine annuale “Aspetti della vita quotidiana”, l’indagine trimestrale su “Viaggi e vacanze” e cinque indagini tematiche, effettuate a rotazione in un arco di cinque anni, ed includono le “Condizioni di salute e ricorso ai servizi sanitari”, “I cittadini e il tempo libero”, “Sicurezza dei cittadini”, “Famiglie e soggetti sociali”, “Uso del tempo libero”.

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Società italiana: più longevità, nuove fragilità

Dagli inizi degli anni Novanta del secolo scorso ai giorni nostri, la società italiana ha vissuto moltissime trasformazioni che hanno influenzato il modo di vivere delle persone, a livello sia individuale sia familiare.

Per quanto riguarda l’area della salute, le condizioni di salute sono misurate sia attraverso valutazioni oggettive basate sulla presenza di limitazioni e malattie croniche sia attraverso misure di autopercezione. Ampio spazio è dato anche allo stato psicologico, per sottolineare l’importanza del benessere mentale delle persone come componente essenziale della loro salute globale e agli stili di vita, tra cui le abitudini alimentari che, quando non corrette, danno adito a problemi di sovrappeso, se non addirittura all’allarmante questione dell’obesità. Completano il quadro l’analisi della pratica sportiva e della sedentarietà, nonché l’analisi degli aspetti più nocivi per la salute, ossia le abitudini al fumo e al consumo di bevande alcoliche.

Quello che emerge dall’analisi dello stato di salute della popolazione italiana è un quadro tutto sommato positivo, con un’alta sopravvivenza (tra le più alte al mondo), ma con una presenza di segnali che evidenziano alcune criticità e quindi l’urgenza di interventi mirati nei confronti delle fasce più deboli.

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Salute in Toscana: si vive più a lungo, ma crescono le cronicità

La Toscana si conferma tra le regioni più longeve, collocandosi al 3° posto in Italia per la vita media maschile e al 6° per quella femminile. Le donne toscane vivono in media 86,1 anni, mentre gli uomini 82,2 anni e l’aspettativa di vita alla nascita è tornata ai livelli pre-COVID-19.

Il miglioramento è dovuto a una maggiore prevenzione, abitudini più sane e un calo delle grandi cause di morte: -59% per malattie circolatorie (Italia -53%) e -28% per tumori (Italia -24%).

A partire dagli anni Settanta, anche in Italia si è affermata una transizione epidemiologica caratterizzata dalla progressiva riduzione della mortalità per malattie infettive e acute e, parallelamente, da un peso rilevante rappresentato dalla prevalenza di malattie croniche non trasmissibili, come diabete, patologie cardiovascolari, tumori e patologie respiratorie croniche.

Nel 2023 il 40,5% della popolazione italiana ha dichiarato di essere affetto da almeno una patologia cronica, a livello toscano sono il 39,4%. Considerando l’andamento delle specifiche patologie, tra la popolazione toscana le più diffuse sono l’ipertensione (18,7%), l’artrosi/artrite (14,7%), le malattie allergiche (9,8%), il diabete (5,9%) e l’asma bronchiale (3,9%).

Come si può vedere dalla tabella 1, nel 1993 l’ordine della prevalenza era leggermente diverso, è il caso dell’ipertensione che è andata aumentando, passando dall’11,3% del 1993 al 18,7% del 2023, così come del diabete (dal 4,7% al 5,9%), mentre è diminuita la diffusione dell’asma bronchiale. A eccezione delle malattie allergiche, la diffusione delle malattie croniche aumenta con l’età.

 Tabella 1. Presenza di malattie croniche, popolazione toscana 3+, anni 1993-2023. Fonte: Multiscopo ISTAT.

 tab 1

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Percezione della salute in Toscana: giudizi positivi, con differenze di genere

La percezione dello stato di salute rappresenta un indicatore globale delle condizioni di salute della popolazione, molto utilizzato anche in ambito internazionale.

Nel 2023 la quota di popolazione toscana che considera la propria salute come buona o molto buona è pari a 71,4% (a livello italiano è il 68,7%). Analizzando la serie storica emerge che, negli ultimi 25 anni (il dato è disponibile dal 2000) la situazione è migliorata: nel 2000 dichiarava una buona salute o molto buona il 58,9% della popolazione toscana. L’analisi per genere evidenzia valori dell’indicatore di buona salute sempre superiori per gli uomini rispetto alle donne (75,1% vs 68,0% nel 2023) (figura 1).

 Figura 1. Toscani che dichiarano buone o molto buone le proprie condizioni di salute per genere. Anni 2000-2023. Fonte: Multiscopo ISTAT.

fig 1

 È interessante notare come anche nel 2020, in piena pandemia da Covid-19 l’indicatore è rimasto positivo, con un trend in aumento.

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Stili di vita in Toscana: cambiamenti positivi, ma rischi ancora diffusi

Tra i principali determinanti delle malattie croniche non trasmissibili ci sono gli stili di vita: fumo, sedentarietà, consumo eccessivo di alcol, ed eccesso di peso che, nell’insieme, rappresentano i principali fattori modificabili.

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Eccesso di peso: in aumento, soprattutto tra gli uomini

L’obesità è riconosciuta come una vera e propria patologia cronica. Negli ultimi decenni questa condizione ha subito un incremento globale così marcato da essere ritenuta una potenziale minaccia per la salute pubblica.

Dal 2001 ad oggi la percentuale di popolazione adulta toscana (dai 18 anni in su) in eccesso di peso è andata gradualmente aumentando. Nel 2023 presentavano una condizione di obesità (cioè obeso o sovrappeso) il 42,3% degli adulti, nel 2001 erano il 40% (figura 2).

 Figura 2. Stato ponderale della popolazione toscana di 18 anni e più. Anni 2001-2023. Fonte: Multiscopo ISTAT

fig 2

 Le differenze di genere sono sfavorevoli agli uomini, risultando evidenti lungo tutto il periodo in esame: la percentuale di uomini in sovrappeso rimane costante intorno al 40%, mentre nelle donne è intorno al 24%. Stesso svantaggio, a favore degli uomini, per quanto riguarda l’obesità (figura 3).

Figura 3. Persone di 18 anni con obesità, per genere. Toscana, anni 2001-2023. Fonte: Multiscopo ISTAT.

 fig 3

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Attività fisica: più pratica, meno sedentarietà

Lo sport e l’attività fisica sono elementi fondamentali per il benessere psicofisico della persona in ogni fase della vita.

I dati confermano l’importanza crescente dell’attività sportiva e fisica in Italia.

Nel 2023 oltre 21 milioni di italiani dai 3 anni in su hanno praticato uno o più sport nel tempo libero, pari al 36,9% della popolazione. Tra queste, il 28,3% lo ha fatto in modo continuativo, mentre l’8,6% in modo saltuario. Un ulteriore 27,9% ha svolto almeno una forma di attività fisica.

A livello toscano, dal 1998 si osserva un andamento positivo nella partecipazione sportiva, con un aumento significativo della pratica continuativa, che passa dal 20,6% del 1998 al 32% del 2023. Parallelamente, si è più che dimezzata la quota di popolazione completamente sedentaria, cioè coloro che non praticano nessuna attività: dal 71,7% al 30,7% (figura 4).

Figura 4. Frequenza attività fisica. Toscana, anni 1998 – 2023. Fonte: Multiscopo ISTAT

fig 4

 La pratica sportiva è particolarmente diffusa tra i più giovani fino ai 34 anni, mentre cala sensibilmente nella terza età.

Sono gli uomini a praticare più attività fisica, nell’ultimo anno disponibile hanno praticato attività sportiva continuativa il 36,8% degli uomini contro il 27% delle donne. Negli anni il divario è rimasto pressoché stabile, con circa 10 punti percentuali di differenza.

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Fumo: forte calo, ma segnali di rallentamento

In Italia, dalla metà degli anni Novanta del secolo scorso, si assiste a una progressiva riduzione del consumo di tabacco, favorita da interventi legislativi a tutela dei non fumatori e da campagne di sensibilizzazione sui rischi del fumo. A livello italiano, nel 2023 la prevalenza di fumatori tra la popolazione di 14 anni e più è pari al 19,3%. Analizzando l’evoluzione degli ultimi trenta anni, si osserva una significativa riduzione dei fumatori: si è passati da una quota di uno su quattro nel 1993 (25,4%) al 22% del 2005. La tendenza in diminuzione è continuata fino al 2019, con un calo fino al 18,4%. Tuttavia, dal 2020 si è verificato un nuovo rialzo fino a raggiungere il 19,6% nel 2022.

Anche in Toscana la quota di fumatori regolari è in diminuzione, passando dal 27,3% del 1993, al 24,8% del 2000, fino al 18,8% del 2023. Permangono le differenze di genere, ma con un divario in progressiva riduzione, dovuto principalmente alla maggiore diminuzione della prevalenza di fumo tra gli uomini: la distanza tra i due sessi è passata da 13,8 punti percentuali nel 1993 a 2,2 punti nel 2023. La percentuale di fumatrici toscane è passata dal 20,8% del 1993 al 17,7% del 2023, mentre gli uomini sono passati dal 34,6% al 19,9% (figura 5).

 Figura 5. Persone di 14 anni e più fumatori regolari, per genere. Toscana, anni 1993-2023. Fonte: Multiscopo ISTAT.

fig 5

 Alto dato positivo, sono significativamente diminuiti i forti fumatori, cioè chi fuma più di 20 sigarette al giorno. Nel 1998 ha dichiarare di fumare più di 20 sigarette al giorno il 36,4% dei toscani (maschi 47,0%, femmine 21,3%), nel 2023 solo il 3,2% (maschi 5,1%, femmine 1,4%).

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Alcol: meno consumo quotidiano, più comportamenti a rischio

Nel contesto italiano le abitudini di consumo di alcol hanno mostrato nel tempo profonde trasformazioni. Considerando gli ultimi venticinque anni, tra la popolazione di 14 anni e più, a fronte di una quasi stabilità del consumo complessivo di alcol nell’anno, si assiste da una parte alla riduzione del consumo giornaliero (dal 33,3% al 19%) e, dall’altra, all’aumento del consumo occasionale (dal 37,3% al 49,8%) e di quello fuori dai pasti (dal 23,8% al 33,4%).

Aspetto da tenere fortemente monitorato è il consumo di alcol a rischio, fortunatamente, anche questo indicatore è in netto calo: nel 1993 riportavano un comportamento di consumo di alcol a rischio il 9,1% della popolazione toscana di 11 anni e più, nel 2023 si è ridotto di un terzo, essendo solo il 3,3% (8,8% dato italiano). La prevalenza differisce nettamente tra uomini e donne, soprattutto nei primi anni dell’indagine (figura 6).

 Figura 6. Bevitori a rischio, Toscana, anni 1993-2023. Fonte: Multiscopo ISTAT.

fig 6

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Conclusioni: sistema solido, ma sotto pressione

Il quadro complessivo che emerge evidenzia una regione con buoni livelli di salute e una solida capacità di risposta del sistema sanitario, ma inserita in una dinamica demografica e sociale che pone sfide rilevanti nel medio-lungo periodo.

L’invecchiamento della popolazione, associato a una persistente bassa natalità e a un saldo naturale fortemente negativo, rappresenta il principale fattore strutturale di pressione sul sistema di welfare. La crescita della popolazione anziana, in particolare dei grandi anziani, comporta un aumento della domanda di assistenza sanitaria e sociale, soprattutto per condizioni croniche e non autosufficienza. Il contributo della popolazione straniera attenua solo parzialmente queste dinamiche, sostenendo il ricambio demografico e il mercato del lavoro, ma non invertendo il trend complessivo.

Dal punto di vista dei determinanti di salute, la Toscana presenta condizioni mediamente favorevoli rispetto al contesto nazionale, con livelli relativamente più elevati di istruzione, comportamenti di salute generalmente più virtuosi e una buona diffusione degli strumenti di prevenzione. Tuttavia, persistono differenze significative per età, genere e condizione socio-economica, che si riflettono nei comportamenti a rischio e negli esiti di salute.

Il sistema sanitario regionale continua a mostrare livelli elevati di performance, come testimoniato dalla riduzione della mortalità e dal recupero dell’aspettativa di vita dopo la fase pandemica. Questi risultati, tuttavia, si confrontano con una crescente complessità dei bisogni, legata all’aumento delle patologie croniche, alla fragilità sociale e alla domanda di integrazione tra sanitario e sociale.

In questo contesto, le principali sfide riguardano:

  • la sostenibilità del sistema di welfare in presenza di un’elevata dipendenza strutturale;
  • il rafforzamento dell’assistenza territoriale e della presa in carico delle cronicità;
  • la riduzione delle disuguaglianze di salute;
  • la promozione di stili di vita salutari lungo tutto il corso della vita.

La capacità di affrontare queste sfide dipenderà dall’integrazione tra politiche sanitarie e sociali, dall’utilizzo sistematico dei dati per orientare le decisioni e dalla costruzione di modelli organizzativi più prossimi ai bisogni della popolazione.

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Fonti bibliografiche

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