La prevalenza d’uso degli antidepressivi nella popolazione generale: revisione sistematica e meta-analisi di studi osservazionali di drug utilization
Qual è la prevalenza d’uso degli antidepressivi a livello internazionale?
Contesto della domanda
I disturbi mentali continuano ad essere una fonte di preoccupazione a livello mondiale. Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), una persona su otto nel mondo vive con un disturbo mentale. Delle quasi un miliardo di persone che vivono con un disturbo mentale nel mondo, la depressione e il disturbo d’ansia sono le più frequenti e debilitanti. I farmaci antidepressivi sono farmaci di prima linea per il trattamento di disturbi mentali quali la depressione maggiore e i disturbi d’ansia e queste due indicazioni sono quelle che hanno un maggiore impatto sul numero di prescrizioni annuali nella popolazione [5]. Al contempo, gli antidepressivi sono spesso prescritti per altre indicazioni, come ad esempio l’insonnia, il dolore cronico, l’emicrania, i disturbi alimentari o il disturbo da deficit di attenzione con iperattività (ADHD).
In questi ultimi anni, diversi studi epidemiologici hanno mostrato una tendenza all’aumento delle prescrizioni degli antidepressivi, soprattutto nei paesi sviluppati rispetto a quelli in via di sviluppo. L’aumento osservato può essere spiegato sia da un aumento dell’incidenza (ossia del numero di nuove prescrizioni), sia da un aumento della durata dei trattamenti con antidepressivi. L’aumento dell’incidenza d’uso degli antidepressivi può essere dovuto ad un aumento della prevalenza dei disturbi mentali per i quali tali farmaci sono prescritti, aumento che a sua volta può essere dovuto sia ad un aumento effettivo del numero di persone affette da tali disturbi mentali, ma anche ad un migliore riconoscimento dei pazienti affetti da parte dei medici di medicina generale. Oltre a questo, i medici possono anche essere più aderenti alle più recenti linee guida di pratica clinica che prevedono per esempio l’uso di antidepressivi (e sempre meno quello di ansiolitici come le benzodiazepine) per il trattamento dei disturbi d’ansia. Oltre al possibile aumento delle diagnosi di depressione e disturbi d’ansia, l’aumento dell’uso degli antidepressivi può essere spiegato anche da altri fattori, come la commercializzazione di nuovi farmaci con un miglior profilo di effetti avversi e una migliore tollerabilità (per esempio gli SSRI o gli SNRI), da una diminuzione della stigmatizzazione della malattia mentale e una miglior consapevolezza dell’importanza della salute mentale nella popolazione, o da un aumento della durata delle prescrizioni di antidepressivi. L’aumento della durata del trattamento può a sua volta essere dovuto, da un lato, ad una migliore aderenza alle linee guida che prevedono durate di almeno 6 mesi dopo la remissione dei sintomi depressivi, in caso di depressione maggiore, e d’altro lato alla paura di interrompere il trattamento da parte del paziente, sia per possibili sintomi da astinenza o per il rischio che i sintomi depressivi possano riaffiorare.
Per quanto riguarda le tendenze future di prescrizione di antidepressivi ci si può attendere un ulteriore aumento, visto che i disturbi mentali sono tutt’ora poco riconosciuti e sotto-trattati nella pratica clinica con differenze fra aree geografiche. Ad esempio, un sondaggio del Commonwealth Fund del 2020 sulle condizioni di salute mentale e l'uso di farmaci in diversi Paesi sviluppati, ha mostrato che il 23% degli adulti negli Stati Uniti ha ricevuto una diagnosi per un disturbo di salute mentale, mentre Germania, Olanda e Francia avevano tassi inferiori, ossia rispettivamente il 9%, l’8% e il 4%. Uno studio canadese sulla sorveglianza delle prescrizioni di antidepressivi ha messo in evidenza un aumento della prevalenza dal 9% al 13% tra il 2006 e il 2012, mentre, nello stesso periodo, l’incidenza è rimasta stabile senza mostrare aumenti significativi. Risultati simili a quelli dello studio canadese, sono stati riportati da altri studi in altri Paesi, indicando quindi un aumento della prevalenza degli antidepressivi apparentemente dovuto in buona misura all’aumento della durata del trattamento piuttosto che a un uso più diffuso nella popolazione. Uno studio condotto con i flussi delle AUSL di Bologna ha mostrato che quasi il 30% dei pazienti che avevano iniziato un trattamento con antidepressivi nel 2013 era ancora sotto terapia farmacologica tre anni dopo. Tra questi pazienti considerati cronici, il 10% aveva utilizzato più di 180 dosi giornaliere, ossia le Defined daily doses (DDD), all'anno, mostrando quindi non solo un uso cronico ma di alta intensità.
Indipendentemente dalle ragioni dell’aumento della prevalenza d’uso degli antidepressivi, questi restano tra i farmaci psichiatrici più utilizzati al mondo. Una lettura approfondita degli studi sull’uso degli antidepressivi suggerisce che i tassi di prescrizione e l'uso di antidepressivi possano variano a seconda del Paese e della popolazione in studio, con differenze importanti d’uso fra uomini e donne e classi d’età, oltre che a seconda delle classi di antidepressivi. I motivi che hanno spinto questo studio sono quindi legati al desiderio di esaminare i tassi di prevalenza d’uso a livello internazionale degli antidepressivi, esaminando le differenze geografiche e le differenze fra i sessi, l’età e le classi di antidepressivi. Infatti, le uniche revisioni sistematiche sull’uso degli antidepressivi, si sono limitate a popolazioni specifiche di pazienti, come le persone affette da tumore, oppure le donne in gravidanza.
Stimare la prevalenza d’uso degli antidepressivi a livello internazionale, esplorando le differenze fra Paesi, può essere di grande interesse non solo per la ricerca scientifica, ma anche per guidare le decisioni cliniche, visto che un’analisi sistematica delle prescrizioni di antidepressivi potrebbe evidenziare delle possibili zone di inappropriatezza prescrittiva, guidando di conseguenza l’allocazione delle risorse da parte dei policymakers. Grazie alla collaborazione di un gruppo di ricerca internazionale con rappresentanti dell’Università di Bologna in Italia e di varie università e centri di ricerca specializzati in revisioni sistematiche in Canada è stata quindi intrapresa una revisione sistematica della letteratura con meta-analisi per stimare la prevalenza d’uso degli antidepressivi nella popolazione in diverse zone geografiche nel mondo. Tale revisione sistematica è tutt’ora nella fase di analisi e elaborazione dei dati, ma alcuni risultati preliminari possono essere utili nel rispondere alla domanda.
Risposta alla domanda
La prevalenza d’uso degli antidepressivi a livello internazionale è estremamente variabile. La prima fonte di variabilità è data dall’età. Infatti, i farmaci antidepressivi sono per lo più utilizzati fra gli adulti e le persone anziane, e in misura minore fra i bambini e gli adolescenti. Secondo i dati preliminari della revisione sistematica e meta-analisi sopra citata, la prevalenza d’uso degli antidepressivi è stimata a circa il 10% negli adulti, 15% nelle persone anziane e 0,7% nei bambini e adolescenti. Nonostante sia stato possibile arrivare a queste stime globali, la seconda fonte di variabilità è quella geografica. Infatti, le prevalenze d’uso variano enormemente fra i vari paesi. In generale, le prevalenze sono più alte in Nord America (specialmente negli Stati Uniti), mentre a livello europeo non si evidenzia un pattern specifico tra i Paesi nordici e quelli Mediterranei. Per quanto riguarda l’Italia, essa si pone a livello medio di utilizzo con un tasso stimato del 9%, di poco sotto al valore globale di 10%. La prevalenza d’uso in Toscana è in linea con la stima per l’Italia e con il valore medio internazionale riportato nella revisione sistematica. Infine, la terza fonte di variabilità nell’uso degli antidepressivi è data dal genere. Infatti, le donne (e le bambine/ragazze) consumano mediamente più antidepressivi degli uomini (e dei bambini/ragazzi). Ulteriori studi sono quindi necessari per investigare le indicazioni d’uso dei farmaci antidepressivi per identificare potenziali livelli di inappropriatezza.
Per comprendere la metodologia adottata per giungere a questa risposta e visionare i risultati dettagliati consulta il capitolo di riferimento:
Autori
Carlotta Lunghi, Elisabetta Poluzzi, Emanuel Raschi, Valentina Giunchi, Michele Fusaroli – Alma Mater Studiorum - Università di Bologna
Annie LeBlanc, Michèle Dugas, Valérie Carnovale, Théo Stéfan, Patrick Blouin, Johanie Lépine, Laura Jalbert, Nataly R. Espinoza Suarez, Olha Svyntozelska, Marie-Pier Dery – Centro di ricerca VITAM sulla saliute sostenibile, Centro integrato universitario per i servizi sanitari e sociali del Quebec (CIUSSS de la Capitale-Nationale)
Jacinthe Leclerc, Giraud Ekanmian – Dipartimento di farmacia, Université Laval
Daniele Maria Nogueira – Scuola di infermieristica Ribeirao Preto - Università di San Paolo
Cathy Martineau – Université du Québec à Rimouski
Pelumi Samuel Akinola – Université du Québec à Trois-Rivières
Stephane Turcotte – Centro integrato per i servizi sanitari e sociali (CISSS) di Chaudière-Appalaches
Becky Skidmore – specialista dell’informazione, consulente indipendente
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Presentazione del Rapporto sui farmaci in Toscana 2022