L’uso di bDMARD in pazienti affetti da artrite reumatoide è associato con un aumentato rischio infettivo? Uno studio sui flussi amministrativi piemontesi
L’utilizzo di diversi tipi di bDMARD in pazienti affetti da artrite reumatoide si associa ad un aumentato rischio di insorgenza di infezioni gravi? Qual è, in termini assoluti, il rischio infettivo durante la terapia con questo tipo di farmaci?
Contesto della domanda
I farmaci antireumatici biologici che modificano l’andamento della malattia (Biological disease modifying anti-rheumatic drugs-bDMARD) sono una classe di farmaci che vengono largamente utilizzati per il trattamento dell’artrite reumatoide. Le raccomandazioni più recenti suggeriscono l’uso di questi farmaci nei pazienti che non raggiungono gli obbiettivi clinici prefissati tramite la terapia tradizionale (classical synthetic DMARD). Poiché il tasso di non rispondenza alla terapia tradizionale nel corso del trattamento dell’AR è superiore al 40%, i bDMARD vengono prescritti ad un numero sempre maggiore di pazienti. Diversi studi suggeriscono che l’uso di bDMARD sia associato ad un aumentato rischio infettivo, ma non è ancora chiaro se tale rischio sia diverso tra i diversi farmaci appartenenti a questa classe.
Risposta alla domanda
I nostri risultati confermano ed espandono le precedenti evidenze disponibili sul tema, corroborando l’ipotesi di un aumentato rischio infettivo tra gli utilizzatori di bDMARD. Tale rischio sembra essere più accentuato tra gli utilizzatori di tocilizumab rispetto agli altri tipi di bDMARD. In termini assoluti, la probabilità che si verifichi un fenomeno infettivo grave in utilizzatori di tocilizumab non è bassa, attestandosi, di fatto, a valori poco inferiori all’8% durante i primi quattro anni di terapia. La possibilità di insorgenza di tale complicazione va tenuta in considerazione dal medico prescrittore all’inizio della terapia, valutando in maniera opportuna rischi e benefici, anche alla luce di precedenti patologie del paziente. Per valutare se l’associazione osservata è più marcata in particolari sottogruppi di pazienti saranno utili studi epidemiologici di più grandi dimensioni.
Per comprendere la metodologia adottata per giungere a questa risposta e visionare i risultati dettagliati consulta il capitolo di riferimento:
Autori
Lorenza Scotti, Mattia Bellan, Pier Paolo Sainaghi, Francesco Barone-Adesi, Dipartimento di Medicina Traslazionale, Università del Piemonte Orientale, Novara
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Presentazione del Rapporto sui farmaci in Toscana 2021