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La pandemia da SARS-CoV-2 ha influenzato i profili di consumo delle terapie croniche nell’area cardiovascolare? Modello analitico di uno studio multiregionale

Data pubblicazione: 06 Agosto 2026

La gestione farmacologica delle terapie croniche è stata influenzata dai risvolti sanitari e sociali della prima fase pandemica?

Contesto della domanda

Lo scenario di diffusione dell’epidemia di COVID-19 nel nostro Paese può essere sintetizzato in fasi successive. La prima, compresa nel periodo da febbraio a maggio 2020 (prima ondata), si è caratterizzata per una rapidissima diffusione di contagi e decessi e per una forte concentrazione territoriale, prevalentemente nel Nord del Paese. In conseguenza all’aumento esponenziale dopo i primi casi, il 9 marzo 2020 è stato annunciato il lockdown nazionale e, due giorni dopo, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha dichiarato lo stato di pandemia, dopo aver valutato i livelli di gravità e la diffusione globale dell’infezione da SARS-CoV-2.

Molti sono stati i cambiamenti dovuti alla pandemia di COVID-19: dall’economia alla gestione della sanità, agli stili di vita e alle abitudini delle persone. In tutto il mondo è sorta la necessità di intervenire per limitare il più possibile la diffusione del virus attraverso periodi di lockdown più o meno stringenti e con l’introduzione di nuove abitudini, come il distanziamento fisico o “sociale” e l’utilizzo di dispositivi di protezione individuale (DPI). Le restrizioni imposte, il timore di contrarre infezioni, ma soprattutto la chiusura nel periodo del lockdown di molte strutture ambulatoriali, le cui attività sono state dirottate sul contrasto al virus e la sospensione dell’erogazione dei servizi sanitari rinviabili, ha fortemente influenzato il modo in cui l’assistenza ambulatoriale viene erogata nella pratica clinica. Durante le prime fasi, infatti, caratterizzate dall’emergenza sanitaria e dalla necessità di ridurre al minimo il rischio di trasmissione del virus da pazienti a operatori sanitari e viceversa, e anche per rispondere ad esigenze riallocative del personale e delle strutture, gli erogatori di servizi sanitari (ambulatori di medicina generale e ospedali) hanno rinviato le visite elettive e preventive. Inoltre, quando possibile, alcune visite sono state convertite in modalità a distanza mediante l’approccio della telemedicina oppure tramite telefonate o e-mail. Le stesse normative entrate in vigore a partire dal 23 febbraio 2020, che hanno modificato mobilità e limitato i servizi non essenziali, hanno influenzato il comportamento degli erogatori di servizi. Contestualmente è stata incentivata la dematerializzazione delle ricette da parte delle Autorità regolatorie regionali, consentendo al malato di ricevere le ricette via e-mail o via SMS oppure richiederne l’invio direttamente presso la farmacia più vicina.

La scarsità di risorse sanitarie disponibili causata dalla ridistribuzione correlata alla pandemia, ma anche la reticenza da parte dei pazienti stessi ad esporsi al rischio di contrarre l’infezione in un contesto sanitario, possono aver compromesso l’accesso alle cure in Italia per i pazienti affetti da patologie croniche. Peraltro, la scarsa dimestichezza con la tecnologia e/o il non possesso di strumenti adeguati, soprattutto da parte dei soggetti anziani, più fragili, possono aver comportato una diminuzione dei contatti del paziente con il proprio medico di base e quindi una minor richiesta di farmaci (ad uso cronico o al bisogno) e di visite specialistiche per il monitoraggio periodico delle malattie sofferte.

L’irruzione della pandemia COVID-19 ha trovato i Sistemi Sanitari impreparati nel fronteggiarla, modificando profondamente l’attività dei professionisti sanitari e ostacolando l’accesso dei cittadini ai servizi sanitari sul territorio. Se è in qualche modo attesa una minor attenzione ai pazienti non COVID da parte del Medico di Medicina Generale (MMG) in questa situazione di emergenza, così come una maggior difficoltà/ resistenza dei cittadini all’accesso a terapie e prestazioni sanitarie, è importante non solo quantificare il fenomeno e studiarne la variabilità geografica, vista la diversità in termini di impatto epidemiologico della diffusione del SARS-CoV-2 e di risposta organizzativa nelle diverse regioni, ma anche caratterizzarlo in sottogruppi di pazienti per sesso, età o comorbilità. È altresì fondamentale verificare, a tempi diversi, l’andamento di tale fenomeno, eventuali effetti ritardati, e i tempi di un potenziale ritorno alla routine pre-pandemia, così da informare i decisori sanitari, sia a livello nazionale che regionale, e, ove necessario, implementare interventi mirati. 

Risposta alla domanda

È stato costituito un network multiregionale per sviluppare un modello analitico che utilizza i database amministrativi al fine di analizzare l’impatto della pandemia da COVID-19 sui profili di utilizzo delle risorse sanitarie in soggetti affetti da malattie croniche. La validazione del modello, condotta sui dati della Lombardia per il periodo gennaio-giugno 2020, confrontato con lo stesso periodo del 2019, ha chiaramente dimostrato un accumulo di farmaci nelle primissime fasi del lockdown; questa situazione si è successivamente modificata con un allentamento dei contatti medico-paziente e una conseguente diminuita disponibilità di farmaci, evidenza confermata dal flusso di confezioni dispensate in farmacia e dalla aderenza dei pazienti alle terapie croniche in corso.

 

Per comprendere la metodologia adottata per giungere a questa risposta e visionare i risultati dettagliati consulta il capitolo di riferimento:

scarica il capitolo completo in PDF

Autori 

Manuela Casula, Elena Tragni, Federica Galimberti, Elena Olmastroni – Servizio di Epidemiologia e Farmacologia Preventiva (SEFAP), Dipartimento di Scienze Farmacologiche e biomolecolari (DiSFeB), Università degli Studi di Milano

Elisabetta Poluzzi, Simona Rosa, Marica Iommi - Alma Mater Studiorum - Università di Bologna


Per approfondire

Consulta il documento e scarica le slide:
Presentazione del Rapporto sui farmaci in Toscana 2021


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