Pattern prescrittivo dei farmaci rimborsabili per il trattamento del COVID-19 e dell’ipertensione arteriosa: differenze di genere nella popolazione generale e nelle Residenze sanitarie assistenziali della Toscana
Come è variato l’utilizzo dei farmaci ammessi alla rimborsabilità per il trattamento del COVID-19 e dei farmaci per il trattamento dell’ipertensione arteriosa durante la prima ondata della pandemia da SARS-CoV-2? Ci sono state differenze di genere nella popolazione generale e nelle residenze sanitarie assistenziali della Toscana?
Contesto della domanda
Durante la prima ondata della pandemia da SARS-CoV-2 (marzo-aprile 2020), in considerazione dell’assenza di terapie di provata efficacia, l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA) ha ritenuto indispensabile fornire ai medici prescrittori elementi utili ad orientare la scelta terapeutica rispetto alle caratteristiche e al quadro clinico del singolo paziente.
Come mostrato dal Rapporto AIFA sull’uso dei farmaci durante l’epidemia COVID-19, tra i principi attivi erogabili a carico del Servizio Sanitario Nazionale per l’assistenza territoriale, pur in assenza di indicazione terapeutica specifica per COVID-19 (utilizzo off-label), l’idrossiclorochina, l’azitromicina e le eparine a basso peso molecolare (EBPM), durante la prima ondata della pandemia, hanno mostrato delle variazioni significative in termini di consumo.
L’idrossiclorochina è un antimalarico utilizzato anche in campo reumatologico che ha dimostrato in vitro e in vivo di possedere un effetto antivirale secondario alla capacità di questa molecola di inibire la fusione virus-cellula.
L’azitromicina è un antibiotico della famiglia dei macrolidi, autorizzato per il trattamento di infezioni delle alte e basse vie respiratorie, e delle infezioni della cute e dei tessuti molli. Esistono prove che questo tipo di antibiotici, oltre a inibire la replicazione dei batteri patogeni, possano esercitare effetti benefici nei pazienti con malattie polmonari infiammatorie. Inoltre, studi in vitro e in vivo hanno dimostrato che azitromicina modula il sistema immunitario e riduce l’infiammazione, causando la downregulation delle molecole di adesione alla superficie cellulare e riducendo la produzione di citochine pro-infiammatorie.
Per quanto riguarda invece le EBPM, quest’ultime sono utilizzate nella profilassi del tromboembolismo venoso post chirurgico e del tromboembolismo venoso in pazienti non chirurgici ad aumentato rischio. Il razionale d’uso delle EBPM nel paziente affetto da COVID-19 deriva dalla loro efficacia nel ridurre il quadro di vasculopatia arteriosa e venosa con trombizzazione dei piccoli vasi ed evoluzione verso lesioni polmonari gravi e talvolta permanenti (fibrosi polmonare) osservato nei pazienti più gravi.
Tuttavia, le evidenze fornite dal rapporto AIFA circa le variazioni dei consumi di questi farmaci a livello territoriale durante la prima ondata della pandemia, riguardavano il consumo di confezioni di questi farmaci nella popolazione generale senza considerare l’effettivo numero delle persone che le avevano utilizzate. Inoltre, ad oggi non disponiamo di informazioni riguardo le possibili differenze di utilizzo di idrossiclorochina, azitromicina ed EBPM nei pazienti positivi a SARS-CoV-2 e nelle residenze sanitarie assistenziali (RSA). In particolare, non disponiamo di evidenze circa le possibili differenze di genere nell’utilizzo di questi farmaci in ambito territoriale durante la prima ondata della pandemia. Quest’ultimo aspetto assume una particolare rilevanza viste le importanti differenze che si osservano nella frequenza, nei sintomi e nella letalità da COVID-19 nei due sessi e, pertanto, anche rispetto all’efficacia e sicurezza delle sopracitate terapie.
Un’ulteriore classe di farmaci il cui utilizzo territoriale durante la prima ondata della pandemia merita ulteriori approfondimenti è rappresentato dagli antiipertensivi. In particolare, come suggerito dal Rapporto AIFA, non è chiaro se alcune notizie diffuse dalla stampa nazionale e internazionale possano aver avuto un impatto significativo sull’utilizzo degli ACE-inibitori (ACE-i) e degli antagonisti del recettore dell’angiotensina II (comunemente chiamati sartani) nella pratica clinica. Tali informazioni, ad oggi considerate infondate, riguardavano un presunto effetto negativo degli ACE-i e dei sartani sul rischio di infezione da SARS-CoV-2. Ciò potrebbe aver contribuito a destabilizzare le certezze acquisite da anni di studi ed evidenze sull’efficacia e sicurezza di questi farmaci, causando una maggiore tendenza allo switch verso altri antiipertensivi.
Risposta alla domanda
Nella popolazione generale, l’impatto della pandemia sull’utilizzo dei farmaci ammessi alla rimborsabilità per il trattamento del COVID-19 è stato particolarmente evidente per l’idrossiclorochina e le EBPM. Sebbene i nuovi utilizzatori di idrossiclorochina siano notevolmente aumentati a causa di un suo utilizzo su larga scala per il trattamento del COVID-19, per le EBPM si è osservata una riduzione del numero complessivo di nuovi utilizzatori. Questa riduzione può essere attribuita alla sospensione di tutti gli interventi chirurgici non urgenti avvenuta durante la prima ondata della pandemia.
Nelle RSA, invece, per ciascuno dei tre farmaci di interesse ad aprile 2020 è stato osservato un aumento del numero di nuovi utilizzatori e una percentuale di nuovi utilizzatori già positivi al SARS-CoV-2 al momento della prima dispensazione almeno 2 volte superiore rispetto a quella osservata nella popolazione generale.
Nonostante il maggior impatto della malattia sugli uomini, a causa del maggior numero di donne nella popolazione generale, e in particolare nella popolazione anziana, i nuovi utilizzatori di sesso femminile sono stati in numero superiore anche nelle RSA, dove le nuove utilizzatrici ad aprile 2020 sono state circa il doppio dei nuovi utilizzatori per tutti e tre i farmaci considerati.
Relativamente all’utilizzo dei farmaci ACEi e sartani, questo studio non ha evidenziato alcuna differenza rilevante nella frequenza di switch verso altra terapia antipertensiva, sia nella popolazione generale toscana che in quella delle RSA.
Per comprendere la metodologia adottata per giungere a questa risposta e visionare i risultati dettagliati consulta il capitolo di riferimento:
Autori
Giuseppe Roberto, Rosa Gini, Francesca Collini, Fabrizio Gemmi – ARS Toscana
Niccolò Lombardi, Giada Crescioli, Alfredo Vannacci – Università degli Studi di Firenze
Andrea Spini, Sandra Donnini, Marina Ziche – Università degli Studi di Siena
Gianni Virgili – Azienda Ospedaliera Universitaria Careggi
Ersilia Lucenteforte – Università degli Studi di Pisa
Consulta il documento e scarica le slide:
Presentazione del Rapporto sui farmaci in Toscana 2020