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Dentro la Generazione Z: cosa raccontano i dati EDIT 2025 sugli adolescenti toscani | Parte 1 - traccia scritta

Data pubblicazione: 13 Marzo 2026

HealthLab – puntata n. 2 

Ragazzo 1 - Ciò che trovo nei miei amici che non trovo da nessun'altra parte, è probabilmente la sintonia che secondo me è in gran parte data dall'età. Sentirsi bene e sentirsi liberi di essere sé stessi è ciò che in un'amicizia conta veramente. 

Sigla - HealthLab, approfondimenti su salute e sanità, un podcast di ARS Toscana. 

Conduttore - Ciao a tutti, io sono Barbara Meoni della redazione ARS Toscana. Oggi entriamo nel mondo degli adolescenti. Le parole che avete appena sentito arrivano dal liceo Carlo Livi di Prato, ma continuiamo ad ascoltare. 

Ragazzo 2 - Per me la famiglia e il mio gruppo di amici sono fondamentali, ma in modi diversi. Infatti la famiglia rappresenta le mie radici. Invece il mio gruppo di amici è lo spazio dove cresco e mi metto alla prova e con loro costruisco la mia identità in modo più libero. Ragazza 3 - Secondo me dopo la pandemia abbiamo più paura a restare da soli. Abbiamo paura a rivivere un periodo di solitudine diciamo forzata, com'è stato il Covid. Ragazza 4 - Quando siamo in chat mancano degli elementi fondamentali per la conversazione, come per esempio il vedersi in faccia, vedere le espressioni dell'altra persona, sentire il tono di voce. Ragazzo 5 - Penso che i ragazzi di oggi siano molto fluidi con le tecnologie moderne e anche aperti al cambiamento e capaci di adattarsi facilmente. Ragazzo 6 - La festa secondo me riempie la serata, mentre una persona speciale ti riempie da dentro, ti riempie il cuore. Conduttore - Non è sempre facile per noi adulti capire queste ragazze e questi ragazzi. Per questo oggi partiamo dai dati, quelli di EDIT 2025 L'indagine che l'ARS conduce da venti anni nelle scuole superiori toscane. Cosa ci raccontano quei numeri e quanto corrispondono alla realtà quotidiana? Scopriamolo insieme. 

L'indagine EDIT nasce nel duemilacinque e all'inizio aveva un obiettivo molto preciso: capire perché troppi ragazzi e troppe ragazze morivano sulle strade toscane. Erano gli anni delle cosiddette stragi del sabato sera. I ricercatori dell'Ars misero a punto questo studio e con un questionario andarono nelle scuole superiori a chiedere direttamente ai ragazzi e alle ragazze: Come guidate? Rispettate i limiti di velocità? Vi mettete alla guida dopo aver bevuto? Domande dirette ma anonime, perché i ragazzi potessero rispondere senza paura e dire la verità. L'idea era semplice: per prevenire bisogna prima capire. E poi... sono passati vent'anni. Ma facciamocelo raccontare da chi l'indagine EDIT l'ha vista nascere. Con noi oggi c'è Fabio Voller, coordinatore dell'Osservatorio di Epidemiologia della Toscana, che appunto segue l'indagine fin dal primo giorno. Ciao Fabio, buongiorno. 

Fabio Voller - Buongiorno a tutti e a tutte. 

Conduttore - Allora Fabio, tu sei un po' la memoria storica di questa indagine. Sono passati vent'anni dalla prima edizione e il mondo è corso davvero veloce. Crisi economiche, una pandemia, guerre, soprattutto il digitale che ha davvero riscritto il modo di crescere di queste ragazze, e di questi ragazzi. 

Fabio Voller - Eh sì, in effetti in vent'anni abbiamo assistito a uno stravolgimento del mondo. Molti degli elementi che sono stati richiamati sono quelli che hanno segnato, diciamo, tutte le nostre esistenze e quindi in particolar modo anche la nostra indagine EDIT, che si è sempre concentrata sulla popolazione adolescente, è cambiata, si è sviluppata in questi vent'anni, cercando di adattare anche il questionario mano a mano a quelli che erano progressivamente gli argomenti o le tematiche più importanti per la popolazione adolescente. 

Conduttore - Quindi l'indagine adesso in pratica fa un'analisi a trecentosessanta gradi dei nostri ragazzi. 

Fabio Voller - Sì, come è stato ricordato, è partita con gli incidenti stradali e poi gli incidenti stradali hanno costituito una sorta di cavallo di Troia, diciamo. Attraverso quell'argomento siamo andati a esplorare i comportamenti e le abitudini di salute della nostra popolazione adolescente. 

Conduttore - Ora concentriamoci un attimo sull'indagine del 2025. Nel 2025 hanno risposto al questionario dell'indagine, che adesso è via web, quasi cinquemila ragazze e ragazzi di sessantasei scuole superiori toscane. Davvero un campione molto ampio, distribuito su tutto il territorio. 

Fabio Voller - Sì, sono dati molto solidi. Dobbiamo dire che, da quando facciamo questa indagine, i numeri sono sempre più o meno questi. Perché, dobbiamo dirlo subito, la collaborazione delle scuole è straordinaria, e dei ragazzi e delle ragazze che poi dopo vanno ad inserire le proprie risposte nei questionari, che ora appunto con questa rilevazione siamo passati totalmente a una rilevazione web. 

Conduttore - Allora ti faccio una domanda precisa: quindi se guardiamo la foto di gruppo, diciamo, dei ragazzi del 2025 che scatta questa ultima indagine EDIT, che faccia hanno questi ragazzi? Che generazione stiamo vedendo crescere? 

Fabio Voller - Dobbiamo dire che proprio i risultati di questa ultima indagine sono stati molto interessanti perché fortemente in discontinuità con quello che noi avevamo visto anche con la precedente indagine, che era quella del 2025, a ridosso del periodo pandemico, o anzi forse svolta durante i mesi in cui il virus uccideva molto meno, ma colpiva praticamente tutti, quindi ancora un periodo un po' strano. Ecco, con i dati del 2025 facciamo un salto, perché questa generazione si rappresenta stavolta in modo, direi, piuttosto diverso dalle generazioni precedenti, probabilmente proprio un po' come effetto degli eventi che si sono succeduti. Quindi la pandemia ha avuto sicuramente un ruolo specifico, e lo vedremo dopo, nell'accelerare forse dei comportamenti che erano già presenti prima. Quindi dovendo scattare, diciamo, una fotografia istantanea diremmo che sono ragazzi che hanno più sfaccettature, moderati nei comportamenti che erano più a rischio per la propria salute. Ma, fra virgolette, emergono in modo piuttosto forte nuove sfide e nuove problematiche da tenere in considerazione. Emergono con molta forza i problemi di natura mentale e la sovraesposizione ai social e alle tecnologie e, ovviamente poi, questi effetti combinati ne provocano altri su altri comportamenti. 

Conduttore – Quindi una generazione, diciamo, in bilico tra opportunità e rischi, che però ha una bussola interna che sembra funzioni abbastanza, ad esempio molto sensibili alle problematiche ambientali, sembra. 

Fabio Voller - Assolutamente, sono molto più attenti ai cambiamenti climatici: il clima è un tema che loro tengono in considerazione e sul quale sono anche abbastanza formati. 

Conduttore - E i legami? La famiglia, gli amici: tengono ancora? 

Fabio Voller - I legami sono ancora un punto di riferimento fortissimo. Al di là che la famiglia veda una, dobbiamo dire, un'esplosione in venti anni, se guardiamo, un'esplosione di disgregazione, fra virgolette, perché molte famiglie oramai sono famiglie o mono-genitoriali o perché passate attraverso un divorzio o una separazione. Quindi, se l'alveo familiare sembra meno strutturato di prima, però continua a essere una fonte di fiducia e di legami per i ragazzi e le ragazze intervistate, come anche il gruppo dei pari. 

Conduttore - Quindi, le zone che prima erano un terreno di scontro e di rischio, come per esempio le prime esperienze sessuali, le classiche ribellioni che preoccupavano i genitori, diciamo vent'anni fa, oggi vediamo più prudenza. 

Fabio Voller - Lo si vede, intanto, dall'utilizzo di sostanze e di alcol che è in diminuzione. Anche comportamenti, quelli un po' più rischiosi, che sono ancora molto presenti, pensiamo ad esempio nel fine settimana. La diminuzione l'abbiamo vista un po' più forte sulle sostanze, in particolar modo sull'utilizzo della cannabis. Molto interessante vedere però che invece, rispetto ad altri temi, le fragilità vengono fuori in modo più forte, diciamo. 

Conduttore - Questa è l'altra faccia della medaglia, quello che ci preoccupa di più sono queste fragilità psicologiche. 

Fabio Voller - È sicuramente una generazione più chiusa. La pandemia ha accelerato questa chiusura. Lo vediamo ad esempio sull'utilizzo dello smartphone: c'è una quota altissima di ragazzi e di ragazze che lo utilizza per più di cinque ore al giorno. Le dinamiche relazionali passano molto più attraverso quello strumento 

informatico rispetto a prima, e questo è un problema perché, da un certo punto di vista, le relazioni face to face permettono anche un controllo delle relazioni e delle reazioni molto più chiaro, soprattutto ovviamente per la popolazione adulta che poi le deve leggere e interpretare queste cose. Invece questa generazione un po' più chiusa, in cosa lo si vede? Lo si vede anche da cose semplici, le abbiamo richiamate prima. Comportamenti sessuali che avvengono sempre più tardi nel tempo. Questo ha un lato positivo per quanto riguarda invece, come sappiamo, gli eventi di gravidanze inaspettate o anche di una sfera sessuale magari vissuta in un momento non proprio maturo della propria vita. Dall'altra però è anche vero che noi sappiamo che ragazzi e ragazze scoprono la loro vita anche attraverso normali, diciamo, comportamenti che possono essere più o meno a rischio. Ecco, i comportamenti sono sicuramente meno a rischio. L'età al primo rapporto è sicuramente è aumentata nel corso delle rilevazioni e, devo dire, che hanno anche una buona conoscenza, diciamo, di quali sono i rischi di comportamenti sessuali non protetti. Come dire, ancora si fa un po' di difficoltà nel capire che l'utilizzo del preservativo, ad esempio, non è un anticoncezionale, o comunque che lo si debba utilizzare più perché copre da possibili malattie a trasmissione sessuale rispetto invece alla faccenda, diciamo come mero strumento anticoncezionale. 

Conduttore - Torniamo un attimo alla pandemia, che abbiamo detto ha stravolto la routine quotidiana, non solo dei ragazzi, di tutti, insomma ha azzerato i contatti fisici, ha cambiato i ritmi. A proposito di ritmi, parliamo del sonno. C'è anche un problema con il sonno, giusto? 

Fabio Voller - Eh sì, è un problema forte questo del sonno, perché sta diminuendo sempre di più quella quota di ragazzi e di ragazze che dovrebbero dormire almeno otto ore a notte. L'utilizzo dello smartphone ha ridotto fortemente i tempi di riposo e quindi purtroppo vediamo una quota molto alta di ragazzi e ragazze che stanno oltre le cinque ore, e poi quando andiamo a vedere, molto spesso queste sono anche le persone che più spesso hanno poi un problema di salute mentale. Ora, salute mentale delle volte sembra un po' forte, di benessere psicologico, dei ragazzi. 

Conduttore - E poi se non dormi il giorno dopo ti mancano anche le energie per gestire le emozioni, per gestire il carico della giornata. 

Fabio Voller - Sì, ora, la questione del sonno, peraltro, ha un altro impatto: condizioni di ritardo e mancanza di riposo sono diventati fattori principali di rischio per avere un incidente stradale. 

Conduttore - L'indagine ha raccolto anche altri segni di una sofferenza forse ancora più profonda: episodi di autolesionismo, rapporto problematico con il cibo che, per fortuna però, riguardano solo una minoranza dei ragazzi. 

Fabio Voller - Riguarda una minoranza, una quota che va diminuendo. Perché, purtroppo, i comportamenti alimentari non corretti erano esplosi durante il Covid. Diciamo quindi che, ad esempio, la quota di ragazzi e di ragazze che sono a rischio di sviluppare un disturbo dell'alimentazione è diminuita nel 2025, ma è ancora una quota ancora piuttosto consistente. Quindi questo è l'ambito, all'interno dei problemi di salute mentale, che colpisce in particolar modo questi ragazzi e queste ragazze. Quindi comportamenti dell'alimentazione e poi, anche se diminuita, abbiamo una quota intorno al dieci per cento di ragazzi che riportano di aver effettuato un atto di autolesionismo nell'ultimo anno. Queste sono, come dire, cose da... 

Conduttore - Quindi da non sottovalutare. 

Fabio Voller - Assolutamente da non sottovalutare. E sono la quota di persone che davvero ha bisogno, probabilmente anche solo con il questionario ha teso una mano, cioè affermando questa cosa qua di aver bisogno di un aiuto. 

Conduttore - Quindi il punto centrale della salute dei nostri ragazzi, mi sembra di capire che sia la fragilità emotiva, il vero nodo da sciogliere. Sul digitale mi piacerebbe approfondire una cosa: come lo usano questo digitale? Come spazio sociale, di svago? 

Fabio Voller - Diciamo così: essenzialmente è uno spazio auto-intrattenente, quindi le ragazze e i ragazzi si fanno compagnia molto spesso quindi con lo smartphone, lo fanno ovviamente come strumento di socialità. Lo smartphone non sembra essere per questa popolazione lo strumento più adatto per formarsi. 

Conduttore - Quindi diciamo che il digitale è per loro una specie di muretto virtuale, il posto dove si incontrano, come facevamo noi delle generazioni precedenti, ai giardini o in piazza. Solo che questa piazza è aperta ventiquattro ore su ventiquattro e spesso non sappiamo chi ci troviamo dentro. 

Fabio Voller - Eh, rispetto al passato che quindi fondava alla fine appunto le proprie dinamiche relazionali attraverso un'interazione fisica, qui è molto spesso spostata sulla parte tecnologico-informatica legata allo smartphone, soprattutto le nuove conoscenze. Qui non si tratta di manutenere delle conoscenze, che è l'utilizzo che poi fa la popolazione più matura, anziana, degli smartphone, dove si manutiene. Qui molto spesso ci si fa le amicizie fin dall'inizio, quindi è un livello di controllo completamente diverso, perché dietro la tastiera si può, scusatemi, dietro lo smartphone si può anche inventarsi una identità diversa. 

Conduttore - Quindi ci sono rischi di relazioni tossiche. 

Fabio Voller - Sì di relazioni tossiche… 

Conduttore - Cyberbullismo, contatto con sconosciuti… 

Fabio Voller - Questa è quella cosa che fra virgolette è un po’ più preoccupante. 

Conduttore - Quindi possiamo dire che questo non è un mondo da demonizzare, però da presidiare con grande attenzione. 

Fabio Voller - In generale secondo noi demonizzare non porta a nulla, e questo lo abbiamo imparato facendo monitoraggio delle attività di prevenzione lungo tutta la nostra storia professionale. Porta un aiuto provare a comprendere e a cercare di adattare degli strumenti o inventarsene completamente di nuovi. 

Conduttore - Quindi è una sfida anche educativa, non gli possiamo lasciare soli lì dentro. 

Fabio Voller - È' una sfida in cui tutte le principali agenzie di formazione stanno dentro e non si possono levare. Quindi per prima la famiglia, ma poi subito dopo la scuola. Ma penso anche all'associazionismo sportivo o l'associazionismo che rimane di aggregazione. Questo è fondamentale: capire e comprendere, per provare ad affrontare quelle che sono ormai conseguenze diverse di salute. Questo vuol dire che noi dobbiamo continuare a fare programmi sull'utilizzo delle sostanze, sulla loro pericolosità, sul modo di interrogare questa società, ma lo dobbiamo fare tenendo presente che ci sono altri elementi che oramai sono molto importanti per questa generazione che vanno studiati e vanno affrontati per il loro benessere. 

Conduttore - Cerchiamo di concludere facendo un riassunto dei segnali positivi. Abbiamo detto che la famiglia tiene, nonostante appunto la composizione familiare completamente diversa, che gli amici tengono, che la scuola? La scuola è un punto di riferimento importante ancora, non è solo un elemento di stress. 

Fabio Voller - Rimane ancora un punto molto forte, attraverso il quale loro strutturano la loro esistenza in quel periodo e le loro conoscenze. Dobbiamo dire che, mi sembra, le scuole stiano reagendo, fra virgolette, a questo mondo che cambia, no? Pensiamo solo all'apertura degli sportelli psicologici, che è stata fatta, almeno in Toscana, in molte realtà. Questo vuol dire riconoscere che c'è un problema. I ragazzi e le ragazze che hanno sedici, diciassette, diciotto anni... per loro la sfera emotiva, la sfera relazionale, la sfera del benessere psicologico è importante. Ecco, le scuole con questa risposta provano a dare un aiuto, e devo dire che questo è uno di quegli aiuti che va integrato all'interno del sistema pubblico di risposte. 

Conduttore - Bene, proviamo a tirare le somme: che messaggio ci vuoi lasciare su questa generazione? 

Fabio Voller - Intanto un messaggio in controtendenza, magari anche rispetto a quello che abbiamo detto finora. Perché, non lo abbiamo sottolineato, l'ottanta per cento delle ragazze e dei ragazzi non hanno problemi in Toscana. 

Conduttore - Diciamolo. 

Fabio Voller - Perché noi siamo molto legati a diffondere informazioni ansiogene e, fra virgolette, che caratterizzano sempre gli elementi negativi. Dobbiamo dire che l'ottanta per cento dei ragazzi e delle ragazze - in un caos che si è creato post pandemico, con le guerre, con l'insicurezza sul futuro che è tangibile, una guerra che è vicinissima a noi, perché il cambiamento climatico loro se ne sono resi conto perché in dieci anni è cambiato davvero il modo di vivere le proprie estati - e bene, loro stanno bene. Su quel venti per cento in cui 

ci sono dei problemi bisogna fare attività di prevenzione mirate, che tengano la sfera emotiva alla base di tutto e il benessere psicologico alla base di tutto, e poi si vada a lavorare sui singoli fattori di rischio. 

Conduttore - Quindi spetta a noi adulti - scuola, famiglia, servizi - aiutarli a costruirsi delle difese migliori, a adattarsi a questo mondo che cambia a una velocità incredibile, per sfruttare al meglio le loro risorse. 

Fabio Voller - Eh certo, sì. E ora sarà anche interessante provare a vedere nel futuro, continuando ad intervistarli, se qualche cambiamento, se qualche politica di prevenzione che è stata fatta, se avrà effetto, non avrà effetto, e quale effetto casomai avuto. 

Conduttore - Grazie Fabio per questa chiacchierata insieme, per averci aiutato a leggere dentro ai dati dell'indagine EDIT. È stato un piacere averti con noi. 

Fabio Voller - È stato molto bello e interessante. 

Conduttore - Ok, alla prossima allora. E adesso cambiamo prospettiva. Dai dati all'esperienza quotidiana di chi, questi ragazzi e queste ragazze, li incontra ogni mattina in classe. Fin qui abbiamo guardato i numeri. Ora vogliamo dare a questi numeri una voce e un volto. E allora ci spostiamo in un luogo preciso: la scuola. In classe, tra i banchi e tra i corridoi. Siamo al liceo Carlo Livi di Prato, una delle scuole che ha partecipato a molte edizioni dell'indagine EDIT, inclusa quella del 2025. Proviamo a capire insieme cosa significa crescere oggi. 

Iniziamo da un punto di ascolto speciale, quello di chi i ragazzi li incontra quando le cose si fanno difficili e le parole faticano a uscire. Siamo con il dottor Leonardo Caponi, psicologo scolastico del Liceo Livi. Buongiorno dottore. 

Dottor Caponi - Buongiorno, è un piacere essere qui con voi. 

Conduttore - Piacere nostro. Allora, dottore, lei vede spesso quello che i ragazzi non dicono in classe o a casa. Guardando i dati di EDIT si parla molto di fragilità psicologica, ma nella pratica quali ferite incontra lei più spesso? E soprattutto: sono cambiate dopo la pandemia o sono solo diventate più visibili? 

Dottor Caponi - È un piacere intanto essere qui a parlare con voi. E tra l'altro ho iniziato qui lo sportello proprio esattamente vent'anni fa, quindi un po' come la vostra ricerca ho un campo di osservazione di questi venti anni, dove effettivamente ci sono stati tanti cambiamenti, anche proprio nella percezione dei propri bisogni psicologici da parte dei ragazzi. Ricordo che all'inizio lo sportello era qualcosa di quasi nascosto, di cui ci si vergognava. Bisognava essere in un luogo protetto che nessuno ci vedesse. Quindi c'era molto timore. Venivano pochi ragazzi venti anni fa, oggi vengono tantissimi ragazzi molto spontaneamente. Quindi c'è una cultura, rispetto a conoscere e a sentire i propri bisogni anche psicologici, che sicuramente ha fatto tanti passi avanti. 

Conduttore - Bene. 

Dottor Caponi - Un po' forse alimentata anche dalla pandemia, che un po' ha fatto venir fuori diverse tematiche, però forse anche un movimento culturale, che nel corso degli anni... i ragazzi hanno una dimestichezza con le tematiche della propria salute mentale sicuramente che è aumentata. Quali sono però le ferite? Ecco, se da un lato c'è una cultura verso il proprio riconoscimento - di come sto, di farsi delle domande, e anche di venire a parlare - credo che le ferite principali poi siano quando i ragazzi si trovano a confrontare se stessi con l'altro, con il mondo, con le amicizie, con le relazioni. Su questo credo ci sia ancora tanto spazio e tante difficoltà, perché magari riesco un po' a capirmi meglio, ad ascoltarmi, ma poi quando incontro l'altro... in questo la pandemia non ci ha aiutato, probabilmente perché ci ha legittimato nell'idea di poter stare chiusi anche nella nostra stanza, che tanto va bene lo stesso. E i ragazzi fanno fatica, o io sento che le ferite diventano più profonde, quando incontro l'altro, quando c'è la prima relazione affettiva, quando con l'amica incontro la delusione. Cose normali nella vita, ma mi trovo spaesato. Magari ho più strumenti con me perché so ascoltarmi, ma poi con l'altro o con il mondo in maniera più ampia, le difficoltà si sentono, si fanno sentire, forse ecco in maniera anche più marcata, anche perché le occasioni di socialità sono un pochino meno. Sono cambiate. 

Conduttore - Certo. 

Dottor Caponi - Non siamo pronti neanche noi adulti, spesso, a offrire delle risposte su come si sta nei contesti nuovi, no, che i ragazzi frequentano e abitano prima e meglio di noi, ma noi con il ruolo educativo a volte li rincorriamo e facciamo fatica perché non li conosciamo benissimo neanche noi, no, alcune modalità nuove che i ragazzi vivono. Quindi questo crea una rincorsa anche da parte nostra per stare vicini, e per questo la ricerca vostra poi ci aiuta a stare anche al passo con i ragazzi. 

Conduttore - Certo, la ringrazio molto per il suo contributo. Quello che ci ha raccontato ci dà degli spunti di riflessione senz'altro. Ci ricorda soprattutto che dietro ogni comportamento dei ragazzi spesso c'è proprio un grande bisogno di essere ascoltati. E questo, insomma, è un messaggio che ci portiamo a casa. La ringraziamo molto. 

Dottor Caponi - Grazie a voi. 

Conduttore - Buon lavoro. E dopo le riflessioni che abbiamo condiviso con il dottor Caponi, ci spostiamo direttamente sul campo, nelle aule. Qui i comportamenti dei ragazzi, i loro cambiamenti, si vedono in diretta ogni giorno. E allora facciamoci un giro tra i banchi, insieme ai tre docenti del liceo Livi che hanno accettato di confrontarsi con noi. Siamo qui oggi con la professoressa Debora Donzella, docente di spagnolo. 

Professoressa della Donzella - Buongiorno. 

Conduttore - Con il professor Stefano Nigro, docente di francese. 

Professoressa Donzella - Buongiorno. 

Conduttore - E con la professoressa Giuditta Peruzzi, docente di spagnolo. 

Professoressa Peruzzi - Buongiorno. 

Conduttore - Grazie a tutti e tre per aver accettato di condividere con noi le vostre esperienze. Allora, professoressa Donzella, vorrei iniziare proprio da lei, che ha visto passare così tante generazioni tra questi banchi. I nostri dati EDIT ci dicono che i ragazzi stanno cambiando pelle. Osservando i suoi studenti di oggi, che cosa le salta di più agli occhi? C'è qualcosa che è rimasto uguale nel tempo, oppure siamo davanti a un modo di stare in classe, di relazionarsi, di affrontare la scuola che è completamente nuovo? 

Professoressa Donzella - Sicuramente i ragazzi stanno cambiando pelle, ma i ragazzi sono ragazzi. Quello che sta cambiando è il mondo nel quale loro si trovano a vivere. Rispetto a quando io ho iniziato ad insegnare, è un mondo profondamente diverso, un mondo molto complesso, nel quale ho sempre la sensazione che loro cerchino di imparare a stare e a vivere. Sono cambiate le modalità di relazione, soprattutto la modalità di comunicazione. Inevitabilmente hanno dei modi, che a me sembrano a volte venire da Marte, ma è il loro modo di comunicare. È rimasto uguale: i ragazzi sono i ragazzi. Quindi, con i loro entusiasmi, la loro curiosità e tante fragilità. Perché quello che ho visto aumentare, purtroppo, è la fragilità, soprattutto la fragilità emotiva. Però nello stesso tempo, riceviamo e riceviamo sempre più spesso, costantemente, le loro richieste d'aiuto. Vero che arrivano quando la situazione è un po' già, non voglio usare la parola grave, però abbastanza problematica, però chiedo un aiuto. E quello che chiedono, fondamentalmente, non vogliono la bacchetta magica o la soluzione: vogliono essere ascoltati. Un altro cambiamento che ho notato, per esempio, è: sono molto radicati alle loro abitudini, alla loro comfort zone. Non noto la voglia di indipendenza e autonomia che, per esempio, sentiva la mia generazione, ma ancor più le generazioni precedenti. Potrei farle l'esempio della patente. Vedo che loro non hanno questa urgenza, questa esigenza di prendere la patente, che secondo me invece è proprio uno dei primi strumenti che certificano la nostra autonomia, la nostra indipendenza nei confronti della famiglia, per esempio. E questo è anche insomma una mia esperienza personale, dato che mio figlio ha ventidue anni, ancora non ritiene opportuno prenderla, e io vorrei riconquistare la mia di indipendenza, piuttosto che la sua, ecco. 

Conduttore - Grazie ancora. Professor Nigro, anche lei ha una lunga esperienza fra i banchi di scuola, come la sua collega. Qual è la sua opinione rispetto ai temi anche toccati dalla professoressa Donzella? 

Professor Nigro - Allora, io concordo pienamente con quanto ha detto la collega. Aggiungo che un comportamento più frequente, magari rispetto al passato, è una tendenza di queste ragazze, dei nostri ragazzi, a scoraggiarsi un po' più facilmente quando incontrano delle difficoltà, nel nostro caso, difficoltà didattiche, forse anche a causa di un intervento della famiglia un po' troppo ansiogeno nel correre ai ripari, nel 

correre a terze persone esterne per cercare di recuperare, ad esempio, banalmente, un'insufficienza... può rendere questi ragazzi più fragili e meno consapevoli invece delle risorse che hanno. E qui secondo me, c'è il ruolo dell'insegnante, che è fondamentale nel far capire in primis alle studentesse, agli studenti e in secondo luogo anche alle famiglie, che molto spesso queste studentesse, questi studenti hanno pienamente le capacità per affrontare una difficoltà anche in maniera autonoma, senza dover ricorrere necessariamente e tempestivamente a terzi, a terze persone. E questo, devo dire, che potrebbe aiutare molto a recuperare l'energia e la capacità di tornare a credere nelle proprie potenzialità, perché le potenzialità ci sono. Soprattutto in questo mondo che è molto più performante rispetto a quello in cui magari noi siamo stati studenti, e quindi la, come dire, la tendenza a scoraggiarsi, la tendenza a sentirsi inadeguati ad un mondo così performante è molto più alta, magari rispetto al passato. Quindi, secondo me, anche la nostra figura è una figura che può, ovviamente fino a un certo punto, aiutare questi ragazzi a capire quali sono le loro potenzialità e a cercare di essere delle persone - degli studenti adesso e dei cittadini in futuro - autonomi e forti. 

Conduttore - Certo. Ma ora cambiamo prospettiva. Professoressa Peruzzi, lei è la più giovane qui al tavolo. Questa vicinanza anagrafica con i ragazzi la aiuta a leggere meglio i suoi studenti, oppure rende più difficile mantenere il giusto distacco? E soprattutto, c'è qualcosa che l'ha sorpresa, in positivo o in negativo, entrando in classe per le prime volte? 

Professoressa Peruzzi - Sicuramente questa vicinanza anagrafica mi aiuta, secondo me, a leggere gli stati d'animo e le preoccupazioni che gli studenti hanno in relazione alla scuola, e non solo, perché sono le stesse che ho vissuto io in primis come studentessa e che sto vivendo come giovane adulta che si affaccia per la prima volta al mondo del lavoro. Ciò che però mi ha sorpreso in positivo è, nonostante la poca differenza anagrafica, soprattutto con le classi quinte, è il rispetto che loro hanno fin da subito nutrito nei miei confronti, nonostante la curiosità sulla mia età e la sintonia che si è creata con loro. 

Conduttore - Ci ha raggiunto in questa nostra piccola tavola rotonda anche il professor Silverio Zanobetti, docente di filosofia. Professore, lei è un insegnante giovane. Quali strumenti usa dentro e fuori dal digitale per comunicare con i suoi studenti e cosa secondo lei funziona meglio per entrare in sintonia con loro? 

Professor Zanobetti - Credo che la vicinanza anagrafica aiuti, perché posso condividere con loro strumenti tecnologici, linguaggi, un immaginario abbastanza comune. Io cerco sempre di dialogare con loro continuamente, tramite per esempio Classroom, per cui loro consegnano degli elaborati. Quindi cerco di entrare un po' nel loro mondo, capire la chiave e il loro desiderio, cosa vorranno fare in futuro. Questo perché nonostante non sia uno psicologo, non sia un assistente sociale, ma credo che sia un buon modo perché loro possano potenziare il loro desiderio intrinseco, il loro bisogno intrinseco di studiare. Quindi, avendo la consapevolezza che il potere simbolico del professore è un po' scaduto, non do per scontato quella che è l'attenzione, il silenzio e il rispetto. Non lo do per scontato perché so in che mondo viviamo e quindi so i loro ritmi, le loro esigenze. E quindi cerco di incarnare la parola filosofica, trasmettendo qualcosa che Platone chiamerebbe Eros, qualcosa di erotico, per eroticizzare appunto il libro, il concetto e incarnarlo in una testimonianza concreta, che è quella della mia vita. E quindi sono abituato a mettermi in gioco durante le lezioni e vedo che loro lo apprezzano, lo apprezzano... chiaramente il rischio è quello di una lezione che diventa... un modo di insegnamento che diventa troppo permissivo. Ma il punto è che, secondo me, questi ragazzi devono capire che le regole devono partire da loro stessi, cioè loro devono essere responsabili delle regole che loro stessi si danno. E loro hanno bisogno, devono capire che hanno bisogno di regole. Quindi, più che la regola come imposizione dall'esterno, la regola che nasce dalla loro stessa esigenza, perché appunto senza regole il desiderio diventa infinito - spesso i ragazzi, i giovani d'oggi vogliono tutto, sono molto esigenti, vogliono tutto e subito - e invece devono capire che darsi delle regole dà loro l'opportunità, paradossalmente, di essere liberi. Quindi la libertà attraverso le regole. Qualcuno cantava, a dispetto della giovinezza anagrafica, "libertà è partecipazione". E quindi è anche condivisione e adeguamento a regole che loro stessi si danno, più che il professore che le impone dall'esterno. 

Conduttore - Grazie mille per il suo contributo, per la sua testimonianza, e grazie anche a tutti gli altri professori per essere stati qui con noi oggi, per aver condiviso i vostri pensieri, le vostre esperienze. Mi sembra che emerga chiaramente che la scuola è più che mai oggi un luogo di osservazione privilegiato, a volte faticoso, su una generazione che è alle prese con nuove dinamiche e con nuove sfide, che ci chiede prima di tutto di essere vista e di essere ascoltata. Grazie ancora. 

Professor Zanobetti - Grazie. 

Conduttore - Siamo arrivati ai saluti finali. Grazie alla comunità del Liceo Carlo Livi di Prato per averci aperto le porte, e alle ragazze e ragazzi della quarta CL per la fiducia e per aver condiviso con noi i loro pensieri.
Grazie anche a Fabio Voller, epidemiologo dell’ARS Toscana, per averci guidato dentro i dati dell'indagine EDIT. Oggi abbiamo messo insieme dati e storie di vita vissuta, perché vogliamo che i numeri non restino chiusi in un database, ma diventino strumenti utili per capire meglio questi ragazzi e queste ragazze e orientare le scelte di scuola, famiglie e servizi.
Il viaggio di HealthLab fra i temi di EDIT 2025 non finisce qui.
Nella prossima puntata ci concentreremo sul tema storico dell'indagine: la sicurezza stradale. Come si comportano oggi i ragazzi toscani al volante? Quali sono le nuove distrazioni?
Io sono Barbara Meoni e questo è HealthLab, il podcast dell'Agenzia regionale di sanità della Toscana. Grazie per averci ascoltato, alla prossima.

Sigla - Healthlab, approfondimenti su salute e sanità, un podcast di ARS Toscana.