Sepsi: cos’è, come riconoscerla, perché agire subito - traccia scritta
HealthLab – puntata n. 1
Conduttore 2 - L’Agenzia regionale di sanità della Toscana che debutta con un podcast. Barbara, ma è vero?
Conduttore 1 - Proprio così, Giacomo. Finalmente ci siamo!
Conduttore 2 - In effetti un’iniziativa del genere ci voleva proprio... Senti, ma questo podcast ha un titolo?
Conduttore 1 - Certo che ce l’ha. Ma te lo dico dopo la sigla…
Sigla - HealthLab, approfondimenti su salute e sanità, un podcast di ARS Toscana.
Conduttore 1 - Benvenuti a Healthlab, il nuovo podcast firmato ARS Toscana dedicato a sanità e salute. Io sono Barbara Meoni, del gruppo comunicazione ARS Toscana, e oggi sono qui con Giacomo Galletti, ricercatore del nostro Osservatorio per la qualità ed equità e insieme inauguriamo oggi la prima puntata del nostro podcast. E lo facciamo parlando di una delle emergenze sanitarie più gravi a livello globale, giusto Giacomo?
Conduttore 2 – Parleremo di sepsi, una sindrome che colpisce ogni anno circa 50 milioni di persone in tutto il mondo… e, purtroppo, parliamo di 11 milioni di morti.
Conduttore 1 - Eh sì, una sindrome davvero seria. Ma proviamo a spiegarla con una metafora. Immaginiamo il nostro corpo come un sistema in equilibrio: con la sepsi, è come se si scatenasse una vera e propria valanga, un processo rapido che travolge tutto e mette in pericolo, uno dopo l’altro, gli organi del nostro corpo, se non viene arginato in tempo e soprattutto in maniera adeguata.
Conduttore 2 - Con l’aiuto di esperti e professionisti del Sistema sanitario regionale cercheremo di capire allora la sepsi, come si manifesta, come si previene e come si cura. Che poi sono gli stessi esperti che hanno animato il World Sepsis Day Toscana 2025, il 13 settembre, alla Certosa di Calci: un evento che ha coinvolto cittadini e professionisti sanitari.
Conduttore 1 - Ma partiamo dall’inizio. La domanda-chiave è: la gente… sa cos’è la sepsi? E soprattutto, sa come riconoscerla? Oppure questo termine è completamente sconosciuto o davvero poco conosciuto?
Conduttore 2 - Pensa, Barbara, che il dottor Alessandro Cipriano, medico di emergenza-urgenza dell’Azienda ospedaliero-universitaria di Pisa, queste domande le ha rivolte direttamente alle persone che ha incontrato per strada, insieme al suo gruppo di indagine.
Conduttore 1 – E allora sentiamo il dottor Cipriano e i suoi collaboratori com’è andata con questa indagine condotta per le strade di Pisa.
Dott. Cipriano - Ciao a tutti e a tutte, io sono Alessandro Cipriano, sono un medico del Pronto soccorso di Pisa e sono qui per raccontarvi l'indagine che abbiamo condotto con due miei compagni di avventura, una è Elena
Elena - Ciao a tutti
Dott. Cipriano - e Alessandro
Alessandro - Ciao a tutti!
Dott. Cipriano - Insieme abbiamo deciso di aprire “Vite in Bilico”, che è una pagina di Instagram di divulgazione sulla medicina d'urgenza. Pochi giorni prima del World Sepsis Day, la giornata in cui appunto si parlava di sepsi, abbiamo condotto una piccola ma illuminante indagine di strada proprio qui a Pisa, tra la gente comune. Volevamo capire quanto la popolazione fosse informata sulle patologie che fanno parte
Elena - Esatto. E in questo caso i risultati sono stati, diciamo così, sorprendenti.
Alessandro - Abbiamo chiesto alla gente cosa sapessero dell'ictus, dell'infarto, del trauma. La maggior parte delle persone avevano idea, le associava all'organo di riferimento, soprattutto al reale rischio di morte. Insomma, le associava alla rapidità di intervento, alla facilità di riconoscerle.
intervista di strada Speaker: Allora, la prima domanda è: che cos'è l'infarto? Intervistato: L’infarto è quando il cuore si blocca, diciamo nel senso che non arriva più il sangue nei ventricoli. Speaker: Se io le dico ictus, cosa le viene in mente? Intervistato: L'ictus è quando non arriva ossigeno al cervello. Speaker: E se invece le dico un trauma, cosa le viene in mente? Intervistato: Un qualcosa di accidentale…
Dott. Cipriano - Ma la tragedia è stata quando abbiamo chiesto: sai cos'è la sepsi?
Elena - In quel momento proprio silenzio, sguardi persi, un grandissimo punto interrogativo. La maggior parte non l'aveva nemmeno mai sentita nominare.
intervista di strada Speaker: Se invece dico sepsi, cosa le viene in mente? Intervistato 1: Sepsi, eh non mi viene in mente niente. Speaker: Ma più o meno un ambito generico? Intervistato 1: Sì, forse sempre legato al cuore, ma non ne sono sicuro. Intervistato 2: Non lo so. Intervistato 3: Sepsi, sepsi, sepsi, setticemia… c'entra qualcosa? Speaker: Sì, cos'è? Intervistato 3: Infezione batterica da una ferita? Intervistato 4: Sepsi l'avevo sentita… che era infezione, qualcosa. Però non avrei saputo dire su cosa. Speaker: Va bene. Intervistato 5: Non lo so… Sepsi, sepsi… non ho mai sentito.
Alessandro - Ed è un problema enorme. Se la popolazione non conosce il nemico, non puoi aiutarci a combatterlo. Dobbiamo colmare questo divario in qualche modo.
Elena - È per questo che ci siamo chiesti: come possiamo far capire alla popolazione che cos'è la sepsi e perché è un'emergenza da trattare con la stessa rapidità delle altre reti tempo-dipendenti come infarto, ictus e trauma?
Conduttore 1 – Giacomo, c’è un grande bisogno di fare chiarezza. A questo punto però dobbiamo capire meglio cos’è la sepsi, e da cosa può essere scatenata. Perché la sepsi è una di quelle malattie chiamate “tempo-dipendenti”, quindi riconoscere i sintomi e agire subito può salvare davvero molte, molte vite.
Conduttore 2 - E allora può essere opportuno ottenere una spiegazione, magari semplice, direttamente dal gruppo del dottor Cipriano e, perché no, anche dal dottor Lorenzo Stacchini, medico igienista dell'Azienda USL Nord-ovest.
Conduttore 1 - Ok, ascoltiamoli allora.
Dott. Stacchini - La sepsi è una condizione molto seria, che può mettere a rischio la vita. Succede quando il nostro sistema immunitario, invece di proteggerci, reagisce in modo eccessivo a un’infezione e finisce per danneggiare i nostri organi.
Può essere causata da diversi tipi di infezioni: per esempio le infezioni batteriche, fungine o anche quelle virali. I batteri sono sicuramente la causa più frequente — per esempio Staphylococcus aureus, Escherichia delle cosiddette reti tempo-dipendenti.
coli o Pseudomonas. Ma anche le infezioni virali, come l’influenza o il COVID-19, oppure infezioni fungine, come la candidosi, possono essere causa di sepsi.
Le infezioni più comuni che possono evolvere in sepsi sono le polmoniti, le infezioni delle vie urinarie, quelle addominali o quelle della cute.
Alessandro - Quindi, per semplificare, far passare il messaggio, dobbiamo pensare a una piccola lesione. Questa piccola lesione diventa una porta d'entrata per i patogeni all'interno del nostro organismo. Il nostro organismo dobbiamo immaginarlo come una fortezza. Questa fortezza è difesa da dei soldati che sono rappresentati dal sistema immunitario. Quando però si instaura la sepsi, questo sistema immunitario, questi soldati devono attaccare con più ferocia, con più rabbia i patogeni, e questo comporta che nel danneggiare, quindi nel combattere i batteri o qualsiasi altro patogeno, si danneggino anche i tessuti, quindi attaccando il self.
Dott. Cipriano - Bravo, Ale, mi è piaciuta questa cosa dei soldati. Allora sì, la sepsi è proprio questo: è una reazione sproporzionata del corpo a un'infezione.
Alessandro - E quindi risulta chiaro che c'è un problema di comunicazione. Quindi in qualche modo è anni che si parla di sepsi e anni che si fanno campagne di sensibilizzazione. Però se la popolazione non è riuscita a cogliere l'importanza di questa patologia, significa che qualcosa si sta sbagliando.
Elena - Per le altre patologie tempo-dipendenti ci siamo riusciti. Per la sepsi invece cosa possiamo fare?
Cipriano - E il gioco è tutto lì. Cioè le reti tempo-dipendenti sono vincenti se noi vinciamo sul tempo. La sepsi non la conosce nessuno e quindi la diagnosi precoce non la possiamo fare. Dobbiamo avere il coraggio di iniziare a fare una comunicazione un po più catchy su questo argomento, cambiando proprio il modo di comunicare, magari avendo il coraggio di investire, di pensare, di avere un punto di vista diverso per far diventare la sepsi un elemento che la gente riconosce e per il quale attiva precocemente i percorsi di salvezza, quindi il percorso medico.
Conduttore 1 - Poco fa, Giacomo, dicevamo che la sepsi è una malattia tempo-dipendente e che più si tarda a riconoscerla, più aumenta il rischio di danni gravi, a volte permanenti, o addirittura di morte. E allora ti chiedo: quali sono i segnali da non ignorare, che possono far sospettare una sepsi?
Conduttore 2 - Non ti rispondo io. Io sentirei direttamente la dottoressa Maddalena Grazzini, dell'Azienda ospedaliero-universitaria di Careggi.
Dott.ssa Grazzini - Sono un po' cinque i punti cardine che dovremmo tenere presente per capire se la sepsi è un problema che ci riguarda oppure no.
Il primo è provare una sensazione di morte imminente, di confusione mentale, quindi la sensazione di stare male, molto male, e di essere confusi.
Il secondo punto riguarda l’avere dolori diffusi in tutto il corpo con febbre alta, ecco questo è il secondo elemento.
Il terzo riguarda la cute, se si ha della pelle bluastra, marezzata, a chiazze scure.
Il quarto punto riguarda una contrazione della diuresi, quindi se si è urinato meno durante il giorno rispetto al consueto.
Il quinto punto invece riguarda la difficoltà di respiro, quindi la sensazione di fiato corto, di non riuscire a respirare bene.
Ecco direi che questi sono i cinque elementi che ci possono dare una spia, un indizio, riguardo alla possibilità di avere questa sindrome.
Conduttore 1 – Quindi, la rapidità è tutto: servono diagnosi tempestive e cure mirate, antibiotici inclusi.
Conduttore 2 – Sì, Barbara. Se compaiono sintomi sospetti, che possano far pensare alla sepsi, bisogna rivolgersi subito al proprio medico oppure andare in Pronto soccorso. Già, ma una volta arrivati in Pronto soccorso… poi che cosa succede?
Conduttore 1 – Quello che sappiamo è che in Pronto soccorso è l’infermiere di triage il primo sanitario che vede il paziente. Ed è appunto l’infermiere che deve essere in grado di capire per quali pazienti va allertata l’equipe medica per fare una visita urgente. Ma quali sono gli strumenti a sua disposizione per identificare una sospetta sepsi? Lo sappiamo?
Conduttore 2 - Io so solo che l’infermiere ha qualche strumento a disposizione, come algoritmi, i parametri di una cosa che si chiama Quick-Sofa oppure lo Shock-Index. Però mi farei spiegare meglio queste cose qui più nel dettaglio dalla dottoressa Germana Ruggiano, direttrice della Medicina d’urgenza dell’ospedale di Santa Maria dell’Annunziata, a Firenze.
Dott.ssa Ruggiano - L'algoritmo quindi permette all'infermiere di capire se il paziente: è un codice 1, quindi un'emergenza che va vista immediatamente; un codice 2, un'emergenza che va vista entro quindici minuti; un codice 3, un codice 4, un codice 5.
Altro strumento che ha a disposizione l'infermiere è quello che è stato individuato da parte della comunità scientifica internazionale come un elemento di allarme nei pazienti con infezione, che è il Q-Sofa, il Quick Sofa. Il Quick Sofa è un insieme di parametri che viene valutato dall'infermiere al momento del triage, che permette di capire se quel paziente ha necessità di un rapido riconoscimento. È una cosa molto semplice perché è costituito da tre parametri, che sono: la frequenza respiratoria, la pressione arteriosa sistemica e lo stato di coscienza. Se due di questi tre parametri è alterato diventa un codice 2, quindi deve essere visto entro quindici minuti.
Altro strumento che è a disposizione dell'infermiere di triage è un'altra cosa, anche molto semplice, cioè lo Shock Index. Lo Shock Index è il rapporto tra la frequenza cardiaca e la pressione arteriosa sistolica, che sono due parametri che si misurano normalmente quando il paziente arriva in triage. Quando questo parametro è alterato, vuol dire che il paziente deve essere visto rapidamente.
La sepsi è una patologia tempo-dipendente, quindi va affrontata rapidamente e per essere affrontata deve essere riconosciuta.
Conduttore 1 - Ma allora è relativamente semplice, Giacomo, individuare questa sindrome… Oppure no? E in che tempi si dovrebbe riuscire a identificarla in Pronto soccorso?
Conduttore 2 - No, non è affatto semplice: né identificarla, tanto meno in tempi brevi. Io chiederei ancora una volta alla dottoressa Ruggiano di darci qualche informazione in più.
Dott.ssa Ruggiano - Ci sono situazioni in cui la sepsi, quindi l'infezione e la compromissione d'organo legata all'infezione, sono evidenti e quindi il paziente viene identificato rapidamente al triage e inizia subito la terapia che deve fare. Ci sono invece altre situazioni in cui, per esempio non c'è la febbre, oppure non ci sono evidenti segni di compromissione d'organo, in cui sicuramente è più difficile evidenziare la sepsi e quindi la tempestività, la tempistica dell'identificazione del paziente da parte del triage, è sicuramente più complessa. Diciamo che l'obiettivo che noi abbiamo, e le linee guida internazionali ci danno, è quella di riconoscere, di fare diagnosi di sepsi, entro un'ora dalla presentazione. Questa è una cosa molto complessa in alcune situazioni.
Conduttore 2 – Barbara, l’abbiamo già detto che la sepsi non è solo grave, ma ahimè, anche molto frequente?
Conduttore 1 - In effetti, sì, è molto più comune e pericolosa di quanto si pensi. Ma in Toscana, quanti sono in concreto i casi e i decessi? E chi risulta più colpito?
Conduttore 2 – Beh, quando si parla di dati, non dobbiamo fare molta strada. Basta alzarsi, fare qualche passo, spostarsi nella stanza vicina e chiedere alla nostra collega, la dottoressa Silvia Forni, ricercatrice dell'Agenzia regionale di sanità della Toscana.
Conduttore 1 - Ascoltiamola.
Silvia Forni - In ARS Toscana abbiamo stimato che lo scorso anno ci sono stati circa 19 mila casi di sepsi nella nostra regione e questo è un numero importante, ad esempio è pari alla somma del numero di infarti e del numero di ictus. Chi sono i pazienti che contraggono la sepsi? Il 54% sono uomini, e l'età media di questi pazienti è intorno ai 76 anni. Va notato anche che la metà di questi pazienti ha più di 80 anni.
Poco meno del 90% delle persone che contraggono la sepsi sono persone che hanno alte condizioni di fragilità. Questo vuol dire però anche che in Toscana ci sono ogni anno circa 2300 pazienti che contraggono la sepsi senza avere condizioni pregresse di fragilità particolare. E queste sono persone che quindi non presentano gravi patologie croniche.
Qual è la mortalità per questa patologia? 1 su 5 dei pazienti che entrano in ospedale con la sepsi muore per questa condizione. Quindi ha una mortalità importante, che è ben più elevata ad esempio appunto di quella che osserviamo per l'infarto o l'ictus.
Conduttore 2 - E dopo aver ascoltato molti dei nostri esperti sulla sepsi, qual è il messaggio, Barbara, che possiamo portare a casa oggi?
Conduttore 1 - Il messaggio è chiaro: informare è fondamentale. E infatti la giornata del tredici settembre alla Certosa di Calci aveva proprio questo obiettivo: parlare anche alla popolazione, e non solo agli addetti ai lavori, per promuovere conoscenza e consapevolezza.
Conduttore 2 - Diciamo anche chi ha organizzato questo Sepsis Day?
Conduttore 1- Certo. E come al solito il gruppo tecnico regionale toscano per la lotta alla sepsi, insieme alla nostra agenzia, l'ARS (l'Agenzia regionale di sanità della Toscana), il GRC (il Centro per la gestione del rischio clinico e sicurezza del paziente) e il Formas (il Centro per la formazione per la sanità toscana).
Conduttore 2 - Con la collaborazione, ovviamente, dell'Università di Pisa e del Comune di Calci. Ecco, però questo Sepsis Day 2025 ha avuto una particolarità rispetto alle precedenti edizioni. Quale?
Conduttore 1 - Esatto Giacomo. Per la prima volta nell'edizione 2025 la sepsi in Toscana è uscita dagli ospedali e dagli studi medici ed è arrivata in piazza: con laboratori, attività pratiche - anche per i più giovani, e giovanissimi - incontri con gli specialisti, pronti a rispondere alle domande del pubblico che è intervenuto.
Conduttore 2 - Un'iniziativa, ovviamente, che ha richiesto tanto lavoro dietro le quinte e a questo proposito chiediamo alla dottoressa Simona Barnini, microbiologa dell'Azienda ospedaliero-universitaria pisana, di raccontarcelo.
Dott.ssa Barnini - L'idea è stata di portare la sepsi in piazza per la prima volta e quindi di mettere a disposizione della popolazione le informazioni che aiutassero a far, piano piano, penetrare l'idea che questa patologia esiste, come ne esistono tante di più note. E l'organizzazione è stata, devo dire, capillare sebbene primitiva. Quindi, abbiamo fatto una distribuzione di locandine nel paese (di Calci) e le abbiamo messe nei negozi. Poi qualcuno di noi, che ha figli al liceo, ha chiamato gli amici dei figli. Sono venuti anche qualcuno degli scout, perché fra di noi abbiamo anche dei capi scout che fanno gli igienisti - e chi meglio dell'igienista può fare il capo scout. Ci siamo occupati di tutto: dai fiocchi che la Global Sepsis Alliance non ci ha fornito perché li aveva finiti, al trovare appunto dei piccoli premi per i bambini, al cercare di popolare questa giornata con delle esposizioni alla popolazione che non fossero troppo paludate ma che non fossero nemmeno troppo semplicistiche, perché le persone si devono interessare senza annoiarsi, non gli possiamo dire le cose trite e ritrite, dobbiamo interessarli, coinvolgerli. E la consapevolezza è la chiave della difesa della nostra salute: ciascuno di noi è il primo medico di se stesso.
Conduttore 2 – Quindi, da una parte è stata sicuramente importante l'apertura verso la popolazione, dall'altra però la giornata ha previsto anche una sessione dedicata alla formazione e al confronto multidisciplinare degli esperti. Vero Barbara?
Conduttore 1 - Certo, perché il dialogo fra professionisti sanitari è fondamentale, così come è importante che i professionisti imparino a comunicare in maniera corretta, efficace ma non allarmistica alla popolazione, sia su questo importantissimo tema che in generale su tutti i temi sanitari.
Conduttore 2 - Certo, e per questo possiamo sentire il dottor Fabrizio Gemmi, coordinatore dell'Osservatorio di Qualità ed Equità dell'ARS Toscana, nonché membro del Gruppo tecnico regionale per la lotta alla sepsi.
Dott. Gemmi - Il gruppo tecnico regionale per la lotta alla sepsi si è sempre dato l'obiettivo di far dialogare specialisti con diverse competenze che hanno a che vedere con la prevenzione, la cura e la riabilitazione di questa patologia molto comune e che ha anche un'altra caratteristica fondamentale, cioè essere una malattia tempo-dipendente, per cui i migliori effetti si hanno se le migliori cure vengono date nel breve tempo.
Da qualche anno ci siamo anche posti il problema di parlarne in maniera corretta alla popolazione generale, per riuscire a diffondere la consapevolezza dell'esistenza e dei rischi collegati a questa patologia ma senza allarmare la popolazione.
Quindi i nostri programmi sono di uscire, come è già stato detto, nelle piazze per diffondere materiale informativo e parlare con le persone, la cittadinanza, di questa patologia, e al tempo stesso di fornire ai clinici, agli infermieri, a chi si occupa di prevenzione, a tutto il personale sanitario, le informazioni necessarie per veicolare messaggi corretti e non allarmistici.
Conduttore 1 - Prima di chiudere, vogliamo lanciare un messaggio semplice ma al tempo stesso potente, che riguarda la prevenzione. Perché la sepsi, come tante infezioni, si può combattere anche e soprattutto così, con la prevenzione.
Conduttore 2 – E lo sai Barbara, da dove comincia la prevenzione?
Conduttore 1 – La prevenzione comincia dalle mani.
Conduttore 2 – Brava! Infatti lavarsi bene le mani resta il gesto più efficace, anche se uno dei più semplici. Ma per capire come farlo correttamente dobbiamo interpellare la dottoressa Giovanna Mereu dell'ASL Toscana Centro.
Dott.ssa Mereu - Il corretto lavaggio delle mani è un gesto semplice ma molto efficace per prevenire la diffusione delle infezioni. Bastano infatti 40-60 secondi del tuo tempo, utilizzando acqua e sapone, e dove questi non sono disponibili, un disinfettante a base di gel alcolico, per proteggere te stesso e la collettività. Importante è lavarsi spesso le mani durante la giornata, ma risulta indispensabile soprattutto in determinati momenti, quali: prima di mangiare, dopo aver tossito, dopo essere stato in bagno, eccetera.
L'Organizzazione mondiale della sanità indica il corretto lavaggio delle mani secondo 10i passaggi. Eccoli. Bagnare le mani con acqua. Applicare una quantità sufficiente di sapone tale da coprire tutte le superfici. Strofinare i palmi l'uno contro l'altro. Frizionare il palmo destro sul dorso sinistro intrecciando le dita, e viceversa, palmo sinistro sul dorso destro. Strofinare le mani palmo contro palmo con le dita intrecciate. Frizionare i dorsi delle dita contro i palmi opposti. Eseguire un movimento rotatorio su ciascun pollice, tenendolo stretto nel palmo opposto. Eseguire un movimento rotatorio all'indietro, con le punte delle dita della mano destra sulla mano sinistra, e viceversa. Sciacquare bene le mani con acqua. Asciugare accuratamente le mani perché un'asciugatura completa riduce fino a mille volte la trasmissione di germi rispetto alle mani bagnate.
L'umidità, ricordiamoci, vanifica il lavaggio. Inoltre, l'asciugatura con asciugamani monouso riduce la trasmissione di germi fino a 100 volte rispetto agli essiccatori ad aria fredda. Un'asciugatura completa previene la contaminazione delle superfici, minimizza il rischio di infezioni, evita le irritazioni della pelle causate da umidità prolungata.
Conduttore 1 - E con le parole della dr.ssa Mereu si chiude questa prima puntata di Healthlab, il nuovo podcast di ARS Toscana dedicato a sanità e salute. Per altri approfondimenti sul tema della sepsi potete visitare anche il nostro sito www. ars.toscana.it o il nostro canale YouTube dove troverete tutte le interviste che abbiamo raccolto durante la giornata del 13
settembre. E adesso ringraziamo Giacomo per averci accompagnato in questo nostro primo episodio di
Conduttore 2 – Grazie ai nostri professionisti, e grazie a te Barbara, e grazie al nostro gruppo di comunicazione che ha realizzato il nuovo podcast ARS, che speriamo davvero diventi un ulteriore canale di informazione e approfondimento per la nostra agenzia.
Conduttore 1 - E infatti per altri approfondimenti sui temi di salute continuate a seguirci! A presto con un nuovo episodio di HealthLab.
Conduttore 2 – A presto!
Sigla - HealthLab, approfondimenti su salute e sanità, un podcast di ARS Toscana.
HealthLab. E ringraziamo anche tutti i professionisti intervenuti nella nostra discussione.