Dentro la Generazione Z: cosa raccontano i dati EDIT 2025 sugli adolescenti toscani | Parte 2 - traccia scritta
HealthLab – puntata n. 3
Adolescenti e comportamenti alla guida
Stefano Guarnieri - Non esistono auto impazzite, ma soltanto guidatori responsabili.
Sigla - HealthLab. Approfondimenti su salute e sanità. Un podcast di ARS Toscana.
Conduttore - Ciao a tutti, io sono Barbara Meoni della redazione ARS Toscana. In questa nuova puntata di HealthLab parliamo ancora di adolescenti, e questa volta ci concentriamo sui loro comportamenti alla guida.
Le abitudini dei ragazzi e delle ragazze alla guida stanno cambiando, ma non sempre è facile capire in che direzione. Si prende la patente più tardi, si guida meno, ma quando ci si mette al volante i rischi non sono spariti. Vent'anni fa l'indagine EDIT dell'Agenzia regionale di sanità nasceva proprio per rispondere a una domanda urgente: perché troppi giovani perdevano la vita sulle strade negli anni delle cosiddette “stragi del sabato sera”.
Oggi il contesto è un po' diverso, ma la sicurezza stradale resta un tema centrale. Prima di guardare da vicino i numeri, i dati 2025 sui comportamenti alla guida che l'indagine EDIT ha raccolto fra i ragazzi e le ragazze nelle scuole superiori toscane, ascoltiamo la testimonianza di chi lavora ogni giorno, da molti anni, sulla sicurezza stradale, con progetti e iniziative di sensibilizzazione, anche nelle scuole.
Oggi abbiamo con noi Stefano Guarnieri, presidente della Fondazione Lorenzo Guarnieri. Grazie di essere qui con noi.
Stefano Guarnieri - Grazie a voi e grazie di avermi invitato.
Conduttore - Buongiorno. Allora, ricordiamo che l'associazione è nata nel 2010 per ricordare Lorenzo. Lorenzo aveva 17 anni e mezzo quando ha perso la vita nella notte del 2 giugno 2010. Un uomo di 45 anni, alla guida sotto effetto di alcol e di droga, lo ha investito in pieno al Parco delle Cascine, a Firenze, invadendo la sua corsia di marcia. Il suo omicidio, perché di questo si tratta, poteva essere evitato, come quello di tantissimi altri giovani. Da quella tragedia è nato il grande impegno della famiglia di Lorenzo e della fondazione che porta il suo nome, che è diventata negli anni un punto di riferimento importante per la sicurezza stradale.
Ma oggi, quando si parla di sicurezza stradale, si rischia di pensare che sia un problema già conosciuto, oppure lontano, o peggio ancora superato. Dal suo punto di vista, Stefano, perché invece è ancora così urgente parlarne e occuparsene?
Stefano Guarnieri - Innanzitutto grazie per avermi dato questa opportunità. Io credo che ancora si tratti di un problema di salute pubblica importantissimo, non riconosciuto e assolutamente sottovalutato e superiore a tutti gli altri fenomeni di violenza che sono maggiormente visibili.
Ad esempio anche la violenza urbana, la sicurezza urbana, di cui spesso noi parliamo, in realtà è una piccola parte rispetto a quello che accade purtroppo sulle nostre strade. La sicurezza stradale è un tema importante, e vicino a tutti noi: riguarda le scelte che ognuno di noi fa ogni giorno, muovendosi in strada e soprattutto quando siamo alla guida. E da ogni nostra piccola scelta può dipendere la vita degli altri e la nostra.
Ho visto che ci sono stati sicuramente tanti progressi negli ultimi 15 anni ma siamo veramente lontani ancora da quello che è l'obiettivo finale, cioè di avere zero morti sulle nostre strade. In particolare in Italia ci sono 3000 morti ogni anno, circa 200 in Toscana e dobbiamo ricordarci che non c'è scritto da nessuna parte che si debba morire per esercitare il nostro diritto alla mobilità. Noi dobbiamo muoverci liberamente senza rischiare la nostra vita e chiaramente non è un qualcosa di impossibile perché ci sono altre città dove questo ad esempio accade.
Cioè, noi abbiamo città del Nord Europa come Oslo ed Helsinki dove attualmente ci sono zero o una persona che perde la vita. Quindi, diciamo, è un obiettivo non utopico ma assolutamente raggiungibile. La chiamiamo anche violenza stradale perché è così che va chiamata ed ha anche un costo sociale enorme. Come fondazione noi abbiamo stimato, attraverso dati pubblici, che si aggira su 30-35 miliardi di euro, che sono quasi due punti di PIL. Quindi anche per questo è importante. Noi se riuscissimo soltanto ad avvicinarci ai dati del Nord Europa, quindi dell'Inghilterra, della Danimarca, della Svezia, noi potremmo risparmiare ben 15-17-18 miliardi di euro, che potremmo destinare ad esempio a migliorare il nostro fondo per la sanità.
Quindi è importantissima, ma la cosa veramente ancora più importante è che noi siamo un paese che sta invecchiando. Ci sono pochi giovani e la violenza stradale rappresenta la prima causa di morte per i giovani sino a 29 anni. E addirittura, se si va a guardare nella fascia dai 15 ai 19, notiamo che la prima causa per morte di malattia è la leucemia ma che è otto volte più piccola, minore, rispetto alle morti che avvengono sulle strade.
Per non oltredire il tema delle cerebrolesioni o il tema delle midollolesioni. Quindi il rischio di rimanere per un ragazzo, per una persona, inabile al lavoro e a una vita mobile e normale è altissimo sulla strada. E nonostante questo, purtroppo chi ci amministra non lo considera ancora una priorità e lo stesso vale per chi gestisce la nostra salute pubblica.
Conduttore - Grazie per averci ricordato questi numeri che sono importanti, da non sottovalutare.
Lei inoltre ha sottolineato quanto il tema della responsabilità individuale sia centrale e quanto spesso invece anche quello della sicurezza stradale sia sottovalutato. In questi anni come associazione avete incontrato tantissimi ragazzi e ragazze nelle scuole e nelle associazioni sportive. Che percezione del rischio hanno questi ragazzi? E soprattutto, cosa funziona davvero oggi per fare prevenzione? C'è un progetto a cui lei è particolarmente legato?
Stefano Guarnieri - Innanzitutto bisogna sfatare un mito: che il problema siano i ragazzi.
I ragazzi sicuramente sono migliori di noi adulti. Spesso pensiamo che la guida in eccesso di velocità, il discorso relativo alla droga, all'alcol, dipenda principalmente dai ragazzi. In realtà se si vanno a guardare i dati, come abbiamo fatto noi su Firenze nel periodo dal 2001 al 2011, l'identikit della persona che uccide sulla strada è principalmente uomo sopra 35 anni.
Quindi anche gli adulti purtroppo, non soltanto i ragazzi, tendono a non percepire il rischio della strada. Ma questo non è un caso, ci sono tanti condizionamenti che spingono a farci considerare la guida non un atto ad alto rischio. Ne cito solo alcuni, ad esempio la pubblicità.
La pubblicità rappresenta quasi sempre l'auto come un oggetto di divertimento per chi lo guida invece che un mezzo per spostarsi da un punto all'altro. Quindi abbiamo delle pubblicità che sono fondamentalmente irrealistiche, cioè dove ci sono strade cittadine libere da ostacoli, non ci sono auto parcheggiate, non ci sono persone in bicicletta, non ci sono semafori. Come se tutto fosse possibile in auto, e come se la strada fosse proprietà dell'automobile, non di tutte le altre persone e gli altri mezzi che la guidano.
E a questo spesso si associa un linguaggio dei media, cioè dei giornali, delle televisioni, che fa sì che è anche illusorio, anche spesso proprio manipolatorio, perché toglie la responsabilità a chi guida. Cioè fa sì che la violenza stradale diventi spesso frutto del caso, cioè da qui nasce anche la parola “incidente”, che è una parola fondamentalmente sbagliata, perché non c'è niente di incidentale, non c'è niente di inevitabile, non c'è niente di imprevedibile, non c'è niente di inatteso. Quando uno si mette alla guida e non è in condizioni o supera i limiti di velocità, può avvenire ovviamente lo scontro e poi successivamente si dà la responsabilità al mezzo. Quindi si dice che esistono delle auto impazzite, delle strade killer, delle curve maledette. In realtà sappiamo benissimo che non esistono delle auto impazzite, ma soltanto dei guidatori irresponsabili.
E questo bombardamento porta veramente spesso a sottovalutare il rischio stradale, soprattutto legato a due elementi, direi, che sono la velocità e le condizioni della guida, a cui si aggiunge anche ovviamente la distrazione.
Ma se noi andiamo piano e se noi fondamentalmente guidiamo in condizioni buone, è chiaro che se mi distraggo faccio meno danno. Quindi, per questo occorre ovviamente intervenire nelle scuole, soprattutto per far esercitare ai giovani il loro spirito critico verso tutto quello che leggono e vedono, anche ad esempio nei social.
Noi per questo negli anni abbiamo svolto diverse attività che sono dedicate alle scuole. Ripeto, non tanto perché loro siano il problema, ma proprio per educarli a cambiare un sistema di mobilità. Adesso siamo nelle scuole con un progetto di formazione scuola-lavoro per le scuole superiori, che consiste in 30 ore di formazione online sul tema della mobilità sicura, che ha il titolo “Dai valore alla vita, muoversi smart e vivere sicuri”, che potrete trovare, se volete, sul nostro sito. Questo progetto è attivo in tutta Italia, quest'anno scolastico hanno aderito 105 scuole e lo hanno completato più di 2.000 ragazzi.
Abbiamo anche un piano per replicarlo nel prossimo anno, ma ovviamente non basta. Il nostro auspicio è che l'educazione alla mobilità sicura diventi poi parte integrante della scuola, come peraltro è previsto all'articolo 230 del Codice della strada, che non è mai stato applicato, purtroppo, nella realtà. Quindi auspichiamo che questa forma d'educazione diventi per tutti gli ordini e gradi delle nostre scuole.
Conduttore - Certo, e ci auspichiamo anche che riusciate a replicare anche per il prossimo anno scolastico questo progetto, perché di questi progetti ne abbiamo sempre più bisogno. Ma la vostra associazione si è sempre impegnata non solo sul piano educativo, ma anche su quello culturale e normativo. A questo proposito vorremmo parlare di una vostra iniziativa recentissima.
Il 16 marzo scorso lei ha presentato a Firenze, a Palazzo Medici Riccardi, il libro che si intitola “La legge che non voleva nascere. Dieci anni di omicidio stradale, una battaglia di civiltà”. Il libro ripercorre la battaglia, lunga, complessa, che ha portato appunto all'approvazione della legge numero 41 del 23 marzo 2016, che ha introdotto nel codice penale il reato di omicidio stradale.
Ci racconta che significato ha avuto quella battaglia e che bilancio possiamo fare oggi, dieci anni dopo?
Stefano Guarnieri - Certo, lo faccio con molto piacere, perché a dieci anni ovviamente dall'approvazione ci sembrava giusto ricordare questa battaglia di civiltà che ha portato alla legge. È un percorso che è iniziato proprio a Firenze, quindi con la nostra fondazione, con l'associazione Gabriele Borgogni, l'associazione Sostenitori Amici della Polizia Stradale, il Comune di Firenze, con l'allora sindaco Matteo Renzi. Abbiamo raccolto 85 mila firme qualificate in tutta Italia per un percorso di legge popolare, che poi è diventata legge parlamentare e che ha passato 5 letture, 3 al Senato e 2 alla Camera.
La cosa importante credo alla fine è che abbia sempre rappresentato per noi e per tanti giovani amici di Lorenzo la dimostrazione che cambiare le cose è possibile anche nel nostro Paese. Quindi è stato da questo punto di vista anche un grosso insegnamento per i tanti amici di Lorenzo che ci hanno aiutato.
E nel volume noi proviamo a fare un tentativo di bilancio dieci anni dopo l'introduzione del reato. Quello che possiamo dire è che la norma ha migliorato sicuramente l'attenzione investigativa, reso le pene più adeguate soprattutto nei casi di guida sotto l'effetto di alcol e droga e garantito anche maggiore dignità e giustizia alle vittime, che era uno dei nostri primi scopi.
Ovviamente è difficile per noi misurare con certezza l'impatto sulla prevenzione perché la mortalità sulle strade è un evento multifattoriale, dipende da fattori diversi, quindi sarebbe per noi presuntuoso o sbagliato dire che questo ha avuto un effetto da questo punto di vista. Ma quello che possiamo dire è che resta un passo avanti importante e che non vorremmo noi tornare in nessun modo indietro alla situazione precedente alla legge, quindi sicuramente un punto di partenza sul quale costruire.
Infatti credo che per noi il libro è anche l'occasione per ricordare ai cittadini e alla politica che la strada per raggiungere zero morti sulle strade è ancora lunga e occorre investire bene e tanto in prevenzione e rendere questo tema della mobilità stradale sicura una priorità politica, come fu dieci anni fa e vorremmo che ritornasse proprio nell'agenda della politica.
Conduttore – Certo. Dopo tutto quello che ci ha raccontato sui rischi, le responsabilità, la prevenzione, proviamo a sintetizzare in un messaggio finale. Quindi, se dovesse lasciare un messaggio semplice e diretto a un ragazzo o a una ragazza che si mette alla guida proprio stasera, quale sarebbe?
Stefano Guarnieri - Allora io non lo voglio lasciare solo ai ragazzi che si mettono a guida, ma a tutti i ragazzi. Voi non siete il problema, ma potete rappresentare la soluzione. Avete il tempo per costruire un sistema di mobilità stradale che sia sostenibile e sicuro. Questa è la parte per noi più importante.
Credo che noi anziani, noi vecchi, dobbiamo prenderci le nostre responsabilità. Noi abbiamo contribuito a creare un sistema di mobilità stradale che è inefficiente, costoso, pericoloso e dannoso per l'ambiente. Nelle nostre città ci muoviamo a un massimo di 20 km all'ora, come si andava alla fine dell'Ottocento, uccidendo giovani e anziani e inquinando in maniera forte l'aria che respiriamo ogni giorno, respiriamo noi e respirano i nostri bambini.
Voi ragazzi avete il tempo, con le vostre scelte - come già state in parte facendo, abbandonando ciclomotori, scooter, auto privata, privilegiando i mezzi pubblici, i mezzi condivisi, le bici, il camminare. Lo potete cambiare e renderlo sicuramente più efficiente, più sicuro e più sostenibile. Ovviamente questo richiederà del tempo, per cui nel frattempo, prima che questo nuovo sistema di mobilità sia effettivo, vi chiediamo di proteggervi: perché andare sulla strada, in qualunque modo ci andate, è l'attività più pericolosa che fate ogni giorno.
Quindi nell'attesa del cambiamento, la prima cosa che potete fare da domani è essere consapevoli di questo rischio e quindi regolarvi nei nostri comportamenti che siano il più possibile e protettivi per voi e per gli altri.
Conduttore - Grazie Stefano Guarnieri per questa sua testimonianza e per il lavoro prezioso che la vostra associazione porta avanti da molti anni sul tema della sicurezza stradale. Grazie.
Stefano Guarnieri - Grazie a voi per avermi intervistato.
Conduttore - Sentire la testimonianza dell'Associazione Guarnieri ci ha ricordato di quanto sia importante non abbassare la guardia nel campo della sicurezza stradale, continuando a fare prevenzione. Ma per capire davvero se e come i comportamenti alla guida dei ragazzi sono cambiati nel corso degli ultimi anni, abbiamo bisogno di dati, di numeri che ci dicano oggi chi guida, come e con quali rischi.
Per questo adesso analizzeremo a fondo i dati dell'indagine EDIT 2025 su questo tema insieme al collega Francesco Profili, epidemiologo dell'ARS Toscana. Ciao Francesco.
Francesco Profili - Ciao, buongiorno.
Conduttore - Buongiorno. Allora Francesco, rispetto a 20 anni fa, quando l'indagine EDIT è stata avviata per la prima volta nelle scuole superiori toscane, cos'è cambiato? In base ai dati di 2025 il rapporto dei giovani con la patente sembra davvero molto molto diverso. I ragazzi di oggi non prendono più la patente?
Francesco Profili - Beh sì, molto meno rispetto al passato.
Nel 2005 circa 2 ragazzi su 3 avevano una patente di guida - che fosse per un motorino o l'auto. Oggi siamo scesi a poco più di 1 su 3, quindi nel giro di 20 anni i ragazzi e le ragazze con la patente sono letteralmente dimezzati. È un cambiamento netto, che però vediamo anche nel resto d'Europa.
In particolare, si è fortemente ridotto, proprio rispetto a 20 anni fa, il mercato degli scooter fino a 50 cc di cilindrata.
Conduttore - Ok, ma come mai questa fuga dal volante? È un problema di costi o c'è dell'altro? Ce lo puoi spiegare?
Francesco Profili - Beh sì, i costi c'entrano, così come il fatto che oggi ci sono anche più alternative per spostarsi: pensiamo alle biciclette elettriche o ai monopattini. Ma c'entra anche il benessere emotivo dei ragazzi. Abbiamo visto infatti che la percentuale di chi prende la patente diminuisce se ci sono situazioni di forte stress psicologico, rapporti tesi in famiglia o se si hanno legami deboli con gli amici. In pratica l'autonomia, il sentirsi sicuri e integrati giocano un ruolo importante nella decisione di prendere la patente.
Conduttore - E tra ragazzi e ragazze ci sono delle differenze nel modo di approcciarsi alla guida? Cosa ci dicono i nostri dati?
Francesco Profili - Beh sì ci sono, sono abbastanza marcate e sono quelle che poi ritroviamo anche nella popolazione adulta. Innanzitutto possiamo dire che quasi il 40% dei ragazzi è patentato, contro appena il 22% delle ragazze, quindi circa la metà.
E non solo, i ragazzi si mettono anche alla guida più spesso, quindi guidano più frequentemente e usano di più moto e scooter, che però sono anche i mezzi più rischiosi perché offrono meno protezione rispetto ad esempio all'auto o alle minicar, che invece sono più utilizzate dalle ragazze.
Questo si riflette anche quindi nel rischio di incidenti, i ragazzi sono più esposti anche perché passano più tempo al volante rispetto alle ragazze.
Conduttore - Proprio riguardo agli incidenti, qual è la situazione oggi Francesco?
Francesco Profili - La buona notizia è che sono in calo, in diminuzione costante ormai dal 2005.
Oggi circa un ragazzo su 3 ci dice che ha avuto almeno un incidente alla guida nella vita, mentre vent'anni fa erano quasi 1 su 2. I ragazzi di oggi sembrano in generale un po' più prudenti rispetto al passato.
In conseguenza di questo, anche gli incidenti più gravi poi sono diminuiti. I ragazzi e le ragazze che finiscono in pronto soccorso o sono ricoverati sono circa la metà rispetto all'inizio dell'indagine di vent'anni fa.
Conduttore - Ma ci sono età in cui il rischio di incidente è più alto?
Francesco Profili - Sì, il rischio cresce molto fra i 15 e i 17 anni. In questa fascia di età più di 4 ragazzi su 10 dichiarano di aver avuto almeno un incidente alla guida nella vita.
Poi con la maggior età, 18-19 anni, questa quota scende un po', probabilmente perché aumenta da una parte l'esperienza di guida, ma dall'altra si inserisce, comincia l'uso dell'auto che tendenzialmente, come dicevamo prima, offre maggiore protezione rispetto alle due ruote.
Conduttore - Ma anche sugli incidenti c'è una differenza tra maschi e femmine, ci dicevi?
Francesco Profili - Sì sì, anche in conseguenza di quanto dicevo prima, tra i ragazzi più di 1 su 3 ha avuto almeno un incidente, mentre fra le ragazze siamo più o meno intorno a 3 su 10.
Conduttore - Tra i comportamenti a rischio, l'alcol è ancora il nemico numero 1?
Francesco Profili - Forse non è più il numero 1, sicuramente lo è meno di prima.
Oggi infatti dice di aver guidato dopo aver bevuto troppo circa un ragazzo su 8, mentre pochi anni fa erano quasi 1 su 5. Anche il numero dei giovani che si mettono alla guida dopo aver assunto sostanze è diminuito.
Conduttore - Questa è una buona notizia!
Francesco Profili - Questa è una buona notizia, perché diminuisce poi il rischio di ritrovarsi alla guida sotto l'effetto di sostanze o alcol, che possono inibire i tempi di reazione e quindi aumentare il rischio.
Questa riduzione probabilmente è legata anche alle campagne di prevenzione e alle nuove regole, molto più severe, in particolare per chi guida sotto l'effetto di droghe o alcol che sono state introdotte a fine 2024 con il nuovo codice della strada.
Non va però dimenticata anche l'introduzione del reato di omicidio stradale, ormai 10 anni fa, per il quale anche la stessa associazione Guarnieri si è molto battuta e con grande determinazione. Ma uno dei nuovi rischi, soprattutto fra i ragazzi, è la distrazione. Digitale, ma non solo.
Conduttore - Spiegaci meglio, Francesco.
Francesco Profili - Sì, oggi diciamo la distrazione è probabilmente il rischio più diffuso, più frequente alla guida. Più di 4 ragazzi su 10 infatti usano lo smartphone mentre guidano e poi 2 su 3 interagiscono con i passeggeri, più della metà ascolta musica ad alto volume, 1 su 3 telefona senza auricolari.
Sembrano cose normali, abitudini diciamo innocue, ma riducono molto l'attenzione, tutte quante. E l'uso dello smartphone da solo aumenta il rischio di incidente grave del 41% secondo i nostri dati.
Altri due comportamenti che riducono l'attenzione e la capacità di reazione, facendo quindi aumentare molto il rischio di incidente, sono il guidare quando si è molto stanchi e il guidare quando si è in ritardo, quindi di fretta. Tutto questo può tradursi in maggiore velocità al volante e meno attenzione alle regole.
Conduttore - Molto interessante quello che ci hai detto riguardo queste distrazioni digitali, e non solo, a cui a volte non pensiamo. Ma per chiudere Francesco, su cosa dovremmo puntare oggi, 2026, per fare prevenzione efficace?
Francesco Profili - Credo sulla consapevolezza. Non basta più insegnare le regole, non è sufficiente. Bisogna lavorare sui comportamenti reali e poi serve un approccio più integrato, più ampio. Come abbiamo visto, sicurezza stradale e benessere dei ragazzi sono collegati tra loro. Dobbiamo quindi promuovere la salute mentale di questa generazione, combattere la distrazione, soprattutto dal smartphone, e concentrarci sui gruppi più vulnerabili che oggi sono soprattutto i più giovani, maschi tra i 15 e i 17 anni, che girano su mezzi a due ruote, motorini o scooter.
Conduttore - Chiarissimo quello che ci hai detto. Ti ringraziamo molto per questa chiacchierata di oggi e alla prossima. Grazie mille.
Francesco Profili - Ciao.
Conduttore - I dati EDIT che abbiamo analizzato insieme al collega Francesco Profili ci dicono una cosa importante. Oggi, in molti casi, i ragazzi sono più prudenti.
Ma il rischio alla guida non è sparito. Ha solo cambiato forma. Oggi si chiama soprattutto distrazione. Uno sguardo allo schermo, la musica troppo alta, troppe chiacchiere con i passeggeri, la stanchezza, la fretta, il ritardo. È proprio qui che si gioca la sfida della prevenzione, come ci ha ricordato anche l'associazione Guarnieri. Non basta solo conoscere le regole, ma bisogna essere consapevoli dei propri comportamenti, ogni giorno.
Perché, come ha più volte ricordato Stefano Guarnieri, non esistono auto impazzite o strade killer. Il primo problema è sempre il guidatore.
Io sono Barbara Meoni e questo è HealthLab, il podcast dell'Agenzia regionale di sanità della Toscana.
Grazie per averci ascoltato. Alla prossima.
Sigla - HealthLab. Approfondimenti su salute e sanità. Un podcast di ARS Toscana.