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Adolescenti, una generazione in trasformazione. Episodio 4

A cura di:  M. Puglia, C. Milli, F. Voller


Prosegue il percorso di approfondimento, sul nostro sito web, dei temi trattati dall’indagine EDIT 2025, avviata dall’Agenzia reginale di sanità nel 2005 e diventata nel tempo una delle esperienze di monitoraggio più durature a livello nazionale sulla popolazione adolescente.

In questo episodio ci occupiamo di comportamenti sessuali e identità di genere, gioco d’azzardo e del fenomeno del bullismo e cyberbullismo:


Sessualità e relazioni in adolescenza: cambiamenti in atto e criticità emergenti

I dati dell’indagine delineano una sessualità più tardiva e meno differenziata per genere rispetto al passato, ma evidenziano alcune criticità a cui prestare attenzione: riduzione dell’uso del profilattico, conoscenze ancora limitate sulle malattie a trasmissione sessuale (MTS)e una presenza non trascurabile di violenza nelle relazioni. Rafforzare l’educazione alla sessualità e all’affettività, migliorare l’accesso a informazioni corrette e sviluppare competenze emotive e relazionali rimane una priorità di salute pubblica.

Sessualità più tardiva e meno differenziata per genere

Nel 2025 poco più di un adolescente toscano su tre (34,5%) risulta sessualmente attivo, una quota in decisa diminuzione rispetto a vent’anni fa, quando la percentuale superava il 40% (41,4% nel 2005; p<0,001). Il calo riguarda soprattutto i maschi e si inserisce in un quadro di trasformazioni osservate anche a livello europeo, legate alla crescente centralità della vita digitale, a relazioni affettive più stabili e a una riduzione delle occasioni di socialità informale.

Il primo rapporto sessuale avviene oggi prevalentemente tra i 15 e i 16 anni, fascia in cui si colloca oltre la metà degli adolescenti (52,4%), mentre circa uno su quattro (26%) riferisce un primo rapporto prima dei 15 anni, una quota in diminuzione rispetto al 2005.

Le differenze di genere, che in passato erano marcate, risultano ormai quasi annullate: maschi e femmine presentano percentuali molto simili sia di attività sessuale sia di età al primo rapporto.

Età al primo rapporto sessuale, per genere – Valori per 100 rispondenti d’età 14-19 anni che hanno avuto almeno un rapporto sessuale nella vita

fig 14.1 indagine EDIT approf 4

Relazioni più stabili

Nel tempo si osserva un cambiamento nei modelli relazionali, con esperienze affettive mediamente più stabili. In media, gli adolescenti sessualmente attivi dichiarano due partner, in diminuzione rispetto ai 2,4 del 2008. Più di uno su due (54,7%) riferisce di aver avuto un solo partner, mentre circa uno su sette (14,7%) dichiara quattro o più partner nel corso della vita.

Le differenze di genere, storicamente molto evidenti, risultano oggi fortemente attenuate: la quota di chi riferisce quattro o più partner è simile tra maschi (15,4%) e femmine (14%; p<0,01).

Rimane invece un elemento di differenziazione legato al primo rapporto sessuale precoce: chi ha avuto il primo rapporto a 14 anni o prima riporta mediamente un numero più elevato di partner (quasi tre contro meno di due), senza differenze rilevanti tra maschi e femmine. 

Comportamenti a rischio prima del rapporto: livelli stabili nel tempo

Circa un adolescente su sei (16,8%) dichiara di aver consumato alcol o sostanze prima dell’ultimo rapporto sessuale, un valore rimasto sostanzialmente stabile nel tempo. Se in passato questo comportamento era più diffuso tra i maschi, oggi il divario di genere si è ridotto: quasi uno su cinque tra i maschi (18,8%) e circa una su sette tra le femmine (14,8%) riferisce questo comportamento (p=0,076), indicando una progressiva convergenza dei profili di rischio. 

Rapporti non protetti: una vulnerabilità ancora diffusa

All’ultimo rapporto sessuale poco meno di sei adolescenti su dieci (59,6%) dichiarano di aver utilizzato il profilattico, confermando un calo costante negli ultimi vent’anni. I maschi restano più propensi all’uso rispetto alle femmine (circa due su tre contro poco più di una su due; 63,3% vs 55,9%; p<0,05).

L’uso del profilattico diminuisce inoltre con l’età, passando da circa due terzi tra i 14enni (66,4%) a poco più della metà tra i 19enni (50,8%), ed è meno frequente tra chi ha avuto un primo rapporto sessuale in età precoce (53,7%).

Uso del profilattico durante l’ultimo rapporto sessuale, per genere – Valori per 100 rispondenti d’età 14-19 anni che hanno avuto almeno un rapporto sessuale nella vita

fig 14.3 indagine EDIT approf 4

Accanto al calo del profilattico, emerge una quota non trascurabile di adolescenti che riferisce rapporti sessuali senza alcuna protezione: quasi uno su cinque (17,2%) non ha utilizzato alcun metodo anticoncezionale all’ultimo rapporto; circa uno su quaranta (2,5%) ha fatto ricorso al coito interrotto e uno su venti (5,3%) non ricorda il metodo utilizzato. Il mancato uso del profilattico risulta più frequente nelle relazioni stabili, confermando una percezione del preservativo prevalentemente come strumento anticoncezionale piuttosto che come mezzo di protezione dalle malattie sessualmente trasmesse.

Conoscenze ancora parziali sulle malattie a trasmissione sessuale

Circa tre adolescenti su quattro (76,8%) dichiarano di sapere cosa siano le malattie sessualmente trasmesse, ma le conoscenze specifiche risultano ancora limitate. Meno della metà riconosce infezioni come l’HPV (47,2%) o la sifilide (45,3%), mentre circa uno su tre identifica la gonorrea (33,5%) e meno di uno su tre l’epatite (30,1%).

Le femmine risultano mediamente più informate dei maschi. Le conoscenze aumentano con l’età – da circa due terzi tra i 14enni (66,7%) a oltre quattro su cinque tra i 19enni (84,7%) – e sono più elevate tra chi è sessualmente attivo (quasi nove su dieci contro il 73%). Resta comunque una quota (circa uno su dodici, 8%) che indica erroneamente malattie non trasmissibili sessualmente.

La percezione del rischio è elevata: quasi nove adolescenti su dieci (89,6%) riconoscono il rapporto non protetto come comportamento a rischio.

Comportamenti ritenuti un rischio per la trasmissione di una MST*, per genere – Valori per 100 rispondenti d’età 14-19 anni che sanno cosa sono le MST

tab 14.1 indagine EDIT approf 4

Violenza nelle relazioni: un fenomeno diffuso e trasversale al genere

Tra gli adolescenti che hanno avuto una relazione sentimentale nell’ultimo anno, circa uno su sette (14%) riferisce almeno un comportamento violento, senza differenze significative tra maschi e femmine (13,6% vs 14,5%; p=0,475).

Le forme più frequenti riguardano il controllo e la limitazione della libertà personale (5,8%) e l’aggressione verbale (5,7%), mentre il 3,3% riferisce episodi di violenza fisica. Anche il controllo digitale, le minacce via messaggio e la coercizione sessuale (2,9%) interessano una quota significativa di adolescenti.

Le forme di violenza non mostrano differenze nette tra generi, confermando che la vulnerabilità è trasversale ed è legata più alle dinamiche della relazione che al genere dei partner.

Percezione della violenza: le forme esplicite sono più riconosciute

La maggior parte degli adolescenti riconosce con chiarezza le forme più esplicite di violenza: oltre nove su dieci identificano come tali la costrizione sessuale, le percosse o la richiesta insistente di immagini intime.

La consapevolezza è invece più bassa per le forme di violenza psicologica e controllo, come la gelosia eccessiva (circa sette su dieci, 72,7%) o l’isolamento dagli amici (poco più di otto su dieci, 85%), con differenze significative tra maschi e femmine. Rimane quindi una zona grigia nella capacità di riconoscere la violenza relazionale meno esplicita.

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 Identità di genere: una componente importante del benessere adolescenziale

L’indagine EDIT 2025 conferma che l’identità di genere rappresenta un aspetto rilevante del benessere adolescenziale, in una fase della vita in cui fattori psicologici, familiari e sociali incidono profondamente sulla percezione di sé.

I dati mostrano che una quota minoritaria ma significativa di adolescenti vive esperienze di incongruenza di genere, spesso accompagnate da maggiori fragilità relazionali e da un rischio più elevato di discriminazione e vittimizzazione.

Promuovere ambienti scolastici sicuri, accoglienti e competenti rispetto alla diversità di genere è fondamentale per sostenere il benessere e prevenire effetti negativi sulla salute fisica e psicologica in una fase di sviluppo particolarmente sensibile.

Incongruenza di genere: una realtà minoritaria ma significativa

Circa tre adolescenti su cento riferiscono un’identità di genere non corrispondente al sesso assegnato alla nascita, senza differenze significative tra maschi e femmine.

Nel dettaglio, l’incongruenza di genere è dichiarata dal 3% dei maschi biologici e dal 2,4% delle femmine biologiche, con una riduzione rispetto al 2022 tra le ragazze. Le identità riportate includono persone transgender (0,6%), chi si definisce “né maschio né femmina” (0,6%) e chi indica un’identità “altra” (0,8%). 

Identità non-cisgender, per genere – Valori per 100 rispondenti d’età 14-19 anni

fig 15.1 indagine EDIT approf 4

Espressione di genere e scuola: inclusione ancora incompleta

Circa un adolescente su venticinque (4,2%) dichiara di non sentirsi libero di esprimere il proprio genere, con una quota più elevata tra i maschi (5,2%) rispetto alle femmine (3,2%).

Tra chi non si riconosce nel sesso assegnato alla nascita, quasi tre su dieci riferiscono disagio nell’utilizzare i servizi igienici scolastici corrispondenti al sesso biologico. Questo dato segnala come gli ambienti scolastici non siano sempre percepiti come pienamente inclusivi e capaci di rispondere ai bisogni di tutti gli studenti.

Incongruenza di genere: percorsi sessuali più precoci e complessi

Gli adolescenti che non si riconoscono nel sesso assegnato alla nascita riportano più frequentemente un primo rapporto sessuale in età precoce: circa uno su due lo ha avuto prima dei 15 anni, contro circa uno su quattro tra i coetanei che si riconoscono nel sesso biologico (50,1% vs 25,6%).Anche il numero medio di partner risulta più elevato (3,2 contro 2), suggerendo percorsi sessuali più precoci e articolati.

Queste differenze possono riflettere una maggiore fragilità relazionale o una ricerca anticipata di riconoscimento e conferme identitarie.

Maggiore esposizione a bullismo e cyberbullismo

Una delle principali aree di vulnerabilità riguarda le relazioni sociali e il rischio di vittimizzazione. Circa un adolescente su quattro con incongruenza di genere (26,2%) riferisce di aver subito episodi di bullismo o cyberbullismo nell’ultimo anno, contro poco più di uno su dieci(12,3%) tra chi si riconosce nel sesso biologico.

Questa maggiore esposizione conferma evidenze internazionali e richiama la necessità di rafforzare le azioni di prevenzione, protezione e supporto nei contesti educativi.

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 Bullismo e cyberbullismo: in calo, ma con impatti ancora rilevanti

Bullismo e cyberbullismo sono in diminuzione, ma continuano a rappresentare fenomeni rilevanti per il benessere adolescenziale. La polarizzazione di genere nelle forme subite e agite, la presenza di episodi discriminatori e il coinvolgimento degli spettatori indicano la necessità di interventi integrati, capaci di combinare educazione digitale, sviluppo delle competenze relazionali, partecipazione attiva degli studenti e supporto psicologico anche nei contesti scolastici.

Un fenomeno in diminuzione ma che continua a incidere sul benessere

Nel 2025 circa un adolescente toscano su otto (12,7%) riferisce almeno un episodio di bullismo o cyberbullismo nell’ultimo anno. Il dato conferma il calo già osservato nel 2022 (15,5%) e si mantiene inferiore ai livelli pre-pandemici. Nonostante la riduzione, il fenomeno continua a rappresentare una criticità rilevante, soprattutto per l’impatto sul benessere psicologico, sulle relazioni sociali e sul clima scolastico.

Le ragazze risultano più esposte rispetto ai maschi (15,8% vs 9,9%; p<0,001), suggerendo una maggiore vulnerabilità alle forme di prepotenza verbale e relazionale. Il calo osservato rispetto al 2022 è in larga parte attribuibile al ritorno stabile alla didattica in presenza e alla normalizzazione delle relazioni offline dopo la pandemia.

Prepotenze soprattutto “di persona”, con differenze di genere

Tra gli adolescenti che hanno subito episodi di bullismo o cyberbullismo, tre su quattro (74,8%) riferiscono prepotenze avvenute di persona, mentre meno di uno su dieci (8,5%) esclusivamente online; circa uno su sei (16,7%) ha sperimentato entrambe le modalità.

Le differenze di genere sono evidenti: i maschi riportano più spesso episodi offline (81,4%), mentre tra le ragazze è maggiore la componente online (9,8%) e soprattutto quella mista (19,7%).

Il cyberbullismo esclusivo cala in modo significativo rispetto al 2022 (16,9% vs 8,5%; p<0,001), in linea con l’aumento delle occasioni di contatto diretto. Gli adolescenti stranieri risultano più esposti alle prepotenze online (14,5% vs 8% tra gli italiani).

Tipologia di messa in atto degli episodi di bullismo e/o cyberbullismo subiti, per genere – Valori per 100 rispondenti d’età 14-19 anni che hanno subito almeno un episodio di bullismo e/o cyberbullismo nell’ultimo anno

tab 13.1 indagine EDIT approf 4

Relazioni familiari e sociali: un forte legame con il vissuto di  vittimizzazione

Chi subisce bullismo presenta più frequentemente rapporti familiari problematici: oltre uno su cinque (23,4%) riferisce relazioni “così così” o peggiori, contro il 12,4% di chi non ha subito prepotenze.

Anche la qualità delle relazioni con i pari risulta compromessa: il 71,9% delle vittime riferisce rapporti molto o abbastanza buoni, rispetto al 90,8% tra chi non ha vissuto episodi di bullismo.

Questi dati suggeriscono una relazione bidirezionale tra difficoltà relazionali e vittimizzazione, con implicazioni importanti per il benessere emotivo e scolastico.

Episodi nella popolazione generale: offline più frequente dell’online

Considerando l’intero campione, l’11,5% degli adolescenti ha subito bullismo offline nell’ultimo anno, mentre il 3,2% riferisce episodi di cyberbullismo. Entrambe le forme risultano più frequenti tra le ragazze. La vittimizzazione online diminuisce con l’età, passando dal 5,3% tra i 14enni al 2,3% tra i 19enni, indicando una maggiore esposizione degli adolescenti più giovani.

Bullismo offline: forme relazionali le più diffuse, differenze di genere consolidate

Tra chi ha subito bullismo di persona, le modalità più frequenti sono prese in giro (83,7%), offese (76%), esclusione dal gruppo (69,8%) e scherzi pesanti (58,9%). Le forme fisiche sono meno comuni ma non trascurabili: aggressioni (40,6%) e minacce (43,5%).

Le differenze di genere sono stabili nel tempo: i maschi risultano più esposti ad aggressioni, minacce, furti ed estorsioni; le ragazze a forme di bullismo relazionale e psicologico, come esclusione, prese in giro e offese.

Tipologia* degli episodi di bullismo offline (di persona) subiti, per genere – Valori per 100 rispondenti d’età 14-19 anni che hanno subito almeno un episodio di bullismo offline (di persona) nell’ultimo anno

tab 13.6 indagine EDIT approf 4

Cyberbullismo: meno diffuso, ma con manifestazioni più gravi

Rispetto al 2022 diminuisce la quota di adolescenti che subisce cyberbullismo, ma le modalità restano spesso particolarmente invasive:le forme più frequenti includono messaggi offensivi (82,5%), diffusione di affermazioni denigratorie (68,8%) ed esclusione dai gruppi online (56,9%).

Le ragazze risultano più esposte ad attacchi relazionali, mentre i ragazzi riportano più episodi aggressivi legati al gaming (insulti nei giochi online: 60,5% vs 35,8%; p<0,05), minacce e furto d’identità. Una quota più ridotta ma significativa riguarda violazioni della privacy, come la diffusione di immagini modificate (24,7%) o contenuti sessuali (17,2%).

Prepotenze discriminatorie: un fenomeno non marginale

Una parte delle prepotenze è motivata da discriminazione: il 7,4% degli adolescenti riferisce episodi legati all’etnia, il 4,3% all’orientamento sessualee il 3,3% all’identità di genere. Queste forme sono più frequenti tra le ragazze e, nel caso delle discriminazioni etniche, la differenza è statisticamente significativa. Si tratta di forme spesso meno visibili, ma associate a un carico emotivo particolarmente elevato.

Benessere psicologico: un impatto molto forte della vittimizzazione

Il distress psicologico è più che doppio tra chi ha subito bullismo o cyberbullismo: 56,4% contro 24,8%. La differenza è ancora più marcata tra le ragazze (67,7% vs 38,6%; p<0,001), confermando la stretta connessione tra vittimizzazione e salute mentale.

Prepotenze agite in calo ma non trascurabili, il ruolo degli spettatori

Nel 2025 il 4,5% degli adolescenti riferisce di aver agito episodi di bullismo o cyberbullismo nell’ultimo anno (6% dei maschi e 2,9% delle femmine), in calo rispetto alle prime edizioni dell’indagine.

Tra le motivazioni emergono la percezione della violenzacome strumento per risolvere i problemi (20,3%) e il desiderio di intimidire (8,8%), mentre una quota molto ampia indica “altro”, suggerendo dinamiche complesse.

Il ruolo degli spettatori appare cruciale: oltre la metà degli adolescenti ha assistito a episodi di bullismo offline e un quarto online. Le reazioni variano, ma le ragazze intervengono più spesso (10,4% vs 6,9%), mostrando una maggiore propensione alla difesa delle vittime.

Motivazione che ha portato ad agire prepotenze (di persona e/o online) sugli altri, per genere – Valori per 100 rispondenti d’età 14-19 anni che hanno agito bullismo e/o cyberbullismo sugli altri nell’ultimo anno

tab 13.10 indagine EDIT approf 4

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 Gioco d’azzardo: un comportamento diffuso, con criticità da monitorare

Il gioco d’azzardo tra gli adolescenti toscani appare complessivamente stabile, ma presenta diverse criticità: forti differenze di genere, aumento della spesa elevata, crescita del gioco online e una quota non trascurabile di giovani con segnali di gioco problematico.

La diffusione di queste pratiche si inserisce in un contesto di progressiva normalizzazione sociale del gioco, favorita dall’accessibilità delle offerte e dalla digitalizzazione.

I dati suggeriscono la necessità di azioni di prevenzione mirate, capaci di rafforzare la consapevolezza dei rischi, limitare l’accesso dei minori e intercettare precocemente le situazioni di maggiore vulnerabilità, soprattutto nella tarda adolescenza.

Diffusione del gioco: stabilità nel tempo e forti differenze di genere

Nel 2025 circa tre adolescenti toscani su dieci (31,4%) riferiscono di aver giocato d’azzardo almeno una volta nella vita. Il dato mostra una marcata differenza di genere: la quota sale al 42,6% tra i maschi, mentre si ferma al 19,1% tra le femmine.

La diffusione del gioco aumenta con l’età, passando dal 19,5% tra i 14enni al 44,7% tra i 19enni. I giovani italiani giocano più frequentemente rispetto agli stranieri e ai nativi stranieri.

Rispetto al 2022 il fenomeno appare sostanzialmente stabile, ma su livelli inferiori rispetto alle prime edizioni dell’indagine, quando oltre la metà degli adolescenti riferiva esperienze di gioco (2008–2011).

Gioco d'azzardo nella vita (giocato almeno una volta), per genere – Valori per 100 rispondenti d’età 14-19 anni

tab 11.2 indagine EDIT approf 4

Tipologie di gioco: preferenze fortemente differenziate per genere

Le modalità di gioco mostrano una netta segmentazione di genere. Le ragazzesi orientano soprattutto verso attività a bassa soglia, come i gratta e vinci (85,6%), mentre i maschi privilegiano forme di gioco considerate a maggiore intensità, come le scommesse sportive (71,5%), le slot machine (42,2%) e il biliardo (42,4%). Restano diffuse anche altre attività, come bingo e giochi di carte.

Le diverse preferenze riflettono profili di rischio differenti, con alcune tipologie di gioco ­-scommesse e slot, più tipiche dei maschi – associate nella letteratura a un maggior potenziale di dipendenza.

Dove si gioca: spazi fisici ancora prevalenti, ma cresce l’online

I luoghi del gioco restano prevalentemente fisici: un quarto dei giocatori (25,8%) ha giocato in sale da gioco o ricevitorie, una quota in calo rispetto al passato ma ancora dominante.

Il gioco online rappresenta ormai il 12,9% delle modalità di accesso, con una differenza di genere molto marcata (21,4% tra i maschi contro 3,7% tra le femmine). La crescita del gioco digitale segue i trend nazionali ed europei e rappresenta una sfida rilevante per il controllo dell’accesso dei minori.

Spesa nel gioco: aumentano gli importi più elevati

Tra gli adolescenti che hanno giocato nell’ultimo mese, circa un terzo (34,5%) dichiara una spesa inferiore ai 10 euro. Tuttavia, quasi uno su dodici (7,9%) riferisce di aver speso più di 50 euro, una quota quasi raddoppiata rispetto al 2022 (4,2%).

Gli importi più elevati (oltre 90 euro) riguardano soprattutto i 19enni (9,8%) e i giovani stranieri (14,7%), segnalando possibili vulnerabilità economiche e comportamentali che meritano attenzione.

Gioco problematico: un rischio concentrato tra i maschi

Il 7,9% degli adolescenti ottiene un punteggio positivo al Lie/Bet Questionnaire, indicatore di rischio di gioco problematico. Anche in questo caso il divario di genere è molto marcato: 13,1% tra i maschi contro 2,3% tra le femmine.

La quota di giocatori a rischio risulta in aumento rispetto al 2022 e indica una crescita delle forme più disfunzionali del comportamento di gioco, in particolare tra i ragazzi.

L’associazione con altri comportamenti a rischioè netta: tra chi usa sostanze il Lie/Bet positivo sale al 16,9%, e tra chi pratica binge drinking raggiunge il 15,9%. La relazione con il bullismo è meno evidente, mentre quella con il distress psicologico mostra un legame complesso ma non univoco.

Profilo di gioco problematico, per genere – Valori per 100 rispondenti d’età 14-19 anni

fig 11.3 indagine EDIT approf 4

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Nel complesso, i dati dell’indagine EDIT 2025 delineano un’adolescenza in profonda trasformazione, caratterizzata da cambiamenti nei comportamenti e nelle relazioni.

Sessualità, gioco d’azzardo e bullismo mostrano andamenti diversi, con alcuni segnali positivi e nuove aree di vulnerabilità che richiedono attenzione.

Rafforzare interventi di prevenzione integrata, capaci di agire sui contesti di vita – scuola, famiglia, ambiente digitale – e di intercettare precocemente le situazioni di rischio, resta una priorità per sostenere il benessere e la salute degli adolescenti.

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Alcuni dati in sintesi nelle nostre video interviste

 

Adolescenti, una generazione in trasformazione. Episodio 1

A cura di:
Caterina Milli, Daniela Nuvolone, Martina Pacifici, Fabio Voller - ARS Toscana


Gli argomenti trattati in questo approfondimento:


Venti anni di cambiamenti: tra crisi economiche, climatiche, pandemia, il ritorno della guerra, la trasformazione tecnologica e digitale

Gli adolescenti di oggi crescono in un contesto profondamente diverso da quello di vent’anni fa, quando l’Agenzia regionale di sanità della Toscana avviava la prima edizione della sorveglianza EDIT. In questi due decenni si sono intrecciate crisi economiche, una pandemia globale, rapide trasformazioni tecnologiche e nuovi scenari di insicurezza internazionale. Cambiamenti che hanno inciso in modo significativo sul benessere dei giovani, sui loro stili di vita e sul modo di vivere le relazioni con la scuola, la famiglia e il gruppo dei pari.

L’adolescenza si conferma una fase cruciale della vita: è il periodo in cui si consolidano comportamenti destinati a influenzare la salute in età adulta e in cui emergono i primi segnali di fragilità emotiva e sociale. Le trasformazioni avviate dalla crisi economica del 2008 hanno progressivamente ridotto le opportunità e ampliato le disuguaglianze educative e di salute. La pandemia da COVID-19 ha poi rappresentato uno spartiacque, lasciando effetti persistenti sul benessere mentale delle nuove generazioni, in particolare su sonno, ansia, percezione di sé e qualità delle relazioni. A questo scenario si aggiunge un clima di incertezza globale, alimentato dai conflitti e dalla crisi climatica, che contribuiscono a rendere il futuro meno prevedibile e più fragile agli occhi dei giovani.

Parallelamente, la rivoluzione digitale ha modificato in profondità la quotidianità delle nostre ragazze e dei nostri ragazzi. Lo smartphone si è trasformato in un vero e proprio ambiente di vita, con livelli di connessione quasi continui e un ruolo centrale nella costruzione dell’identità, nella socialità e nell’apprendimento. Le evidenze scientifiche mostrano come un uso intensivo dei dispositivi digitali possa incidere sul benessere psicologico, sulla qualità del sonno e sulla regolazione emotiva, introducendo nuove vulnerabilità come isolamento, dipendenza digitale e cyberbullismo. Anche l’indagine EDIT 2025 restituisce un quadro coerente: oltre un terzo degli adolescenti utilizza lo smartphone per più di cinque ore al giorno e l’ambiente digitale emerge come un determinante sempre più rilevante per la salute.

In questo contesto, l’adolescenzarappresenta una finestra strategica per la prevenzione. Le scelte legate all’alimentazione, all’attività fisica, all’uso di sostanze, alla sessualità, alla mobilità e alle relazioni si strutturano e si consolidano proprio in questi anni. Allo stesso tempo, la scuola, in particolare, costituisce un contesto ideale per la sorveglianza: consente di raggiungere campioni ampi e rappresentativi, facilita la partecipazione e permette di monitorare nel tempo l’efficacia degli interventi educativi e delle iniziative di promozione della salute.

La sorveglianza EDIT risponde a questo obiettivo da oltre vent’anni, offrendo uno strumento unico per comprendere l’evoluzione degli stili di vita e dei comportamenti di salute degli adolescenti toscani. Nel tempo l’indagine si è ampliata, includendo temi come il benessere psicologico, l’uso delle tecnologie, il gioco d’azzardo, il bullismo e il cyberbullismo, l’identità di genere e la sostenibilità ambientale.

La possibilità di confronto ventennale consente oggi di leggere i cambiamenti con maggiore profondità, mostrando una generazione in trasformazione: meno esposta ad alcuni comportamenti tradizionalmente a rischio, ma più vulnerabile sul piano emotivo e sotto pressione per effetto dell’ambiente digitale. Tra gli ambiti più rilevanti emergono la mobilità – ambito storico dell’indagine – e soprattutto il benessere psicologico, che si conferma il fronte più sensibile per la sanità pubblica.

In occasione dell’edizione 2025 dell’indagine, che celebra i vent’anni della sorveglianza EDIT, inauguriamo oggi sul nostro sito web un percorso di approfondimento, articolato in cinque appuntamenti, ognuno dedicato a una selezione dei principali temi dell’indagine. Conoscere come vivono oggi gli adolescenti significa costruire le basi per politiche di prevenzione capaci di intervenire sulle vulnerabilità emergenti e rafforzare i fattori protettivi, investendo nella salute futura dell’intera popolazione.  

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Famiglia, scuola e amici ancora centrali

I legami tengono (nonostante tutto)

L’adolescenza è una fase di transizione in cui l’identità si costruisce attraverso il rapporto con la famiglia, la scuola e il gruppo dei pari. I dati di EDIT 2025 mostrano come queste dimensioni restino centrali per il benessere dei giovani, anche in un contesto familiare e sociale sempre più complesso.

Famiglie diverse, ma ruolo ancora centrale

Negli ultimi vent’anni si osserva una crescente diversificazione delle strutture familiari, con un aumento delle separazioni e dei divorzi. La quota di ragazzi con genitori divorziati raggiunge oggi il 19,1%, contro l’11,4% del 2005, in linea con le tendenze nazionali successive all’introduzione del “divorzio breve”. Nonostante questi cambiamenti, la famiglia continua a rappresentare un pilastro fondamentale: l’85,5% riferisce rapporti molto buoni o abbastanza buoni con i genitori, un valore stabile lungo tutto il periodo di sorveglianza.
Persistono differenze di genere, con i maschi che dichiarano una maggiore soddisfazione rispetto alle femmine, mentre non emergono differenze territoriali significative. Anche tra i giovani con background migratorio i livelli di soddisfazione restano complessivamente elevati.

Il peso del capitale culturale

Il livello di istruzione dei genitori continua a crescere: il 30,6% delle madri e il 21,5% dei padri possiede un titolo universitario. Questo incremento si traduce in maggiori opportunità educative per i figli e in migliori condizioni di benessere. Al contrario, le famiglie con livelli di istruzione più bassi presentano un rischio più elevato di percorsi scolastici fragili e di abbandono precoce, come confermato anche dalle statistiche nazionali.

Amicizie ancora solide, ma meno di ieri

La dimensione amicale rimane nel complesso positiva, ma mostra segnali di indebolimento. Nel 2025 il 36,9% dei ragazzi dichiara rapporti molto buoni con i pari e il 50,9% abbastanza buoni, valori in lieve calo rispetto alle precedenti edizioni. I maschi riportano valutazioni più positive rispetto alle femmine, mentre i punteggi risultano leggermente più bassi tra i giovani stranieri e tra gli stranieri nati in Italia. Nonostante ciò, le reti sociali continuano a esercitare una funzione protettiva cruciale per il benessere.

Qualità dei rapporti con i coetanei

Il contesto scuola gioca ancora un ruolo positivo, ma restano alcune disuguaglianze

La percezione del rendimento scolastico è complessivamente buona: oltre il 70% degli studenti lo definisce abbastanza o molto buono. Le ragazze continuano a riportare risultati migliori dei maschi. Incidono anche il contesto familiare e la cittadinanza: chi vive la separazione dei genitori e i giovani stranieri mostrano valutazioni meno positive. I dati INVALSI indicano una sostanziale stabilità delle competenze, con un miglioramento nella comprensione dell’inglese, probabilmente favorito da una maggiore esposizione informale e da pratiche didattiche più interattive.

Nel complesso emerge l’immagine di una generazione che, pur vivendo in contesti più complessi rispetto al passato, conserva legami familiari solidi e una buona integrazione sociale, a fronte di alcune disuguaglianze legate allo status socioeconomico e alla cittadinanza, che continuano a influenzare i percorsi di vita. 

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Uso intensivo delle tecnologie e dei social

La tecnologia parte essenziale della vita quotidiana

La tecnologia è diventata una componente strutturale della quotidianità degli adolescenti. L’accesso ai dispositivi digitali è oggi pressoché universale e il modo di utilizzarli è profondamente cambiato.

Generazione iper-connessa, la presenza costante dello smartphone

Lo smartphone ha sostituito quasi completamente il computer come strumento principale: il 99,7% degli adolescenti ne possiede uno e oltre un terzo lo utilizza per più di cinque ore al giorno. L’uso intensivo è più diffuso tra le ragazze e cresce con l’età, arrivando al 45,8% tra i 19enni. Il confronto con il passato evidenzia un peggioramento: nel 2018 l’8,3% utilizzava lo smartphone meno di un’ora al giorno, nel 2025 la quota scende al 3,2%.
Il computer resta presente nell’85,1% delle famiglie, ma viene utilizzato in modo meno intensivo, soprattutto tra le ragazze e tra i giovani stranieri, tra i quali è ancora significativa la quota di chi non dispone di alcun dispositivo.

Possesso di dispositivi informatici e tempo di utilizzo

Social e intrattenimento dominano il tempo passato online

L’uso delle tecnologie è prevalentemente relazionale e ricreativo. L’87,9% degli adolescenti accede quotidianamente ai social media e oltre tre quarti utilizza le piattaforme digitali per musica, film o serie TV. Solo un terzo impiega le tecnologie per studiare, con una forte differenza di genere: le ragazze mostrano un utilizzo più orientato all’apprendimento. L’uso informativo è residuale: appena il 2,8% legge notizie online ogni giorno.

Si legge sempre meno

Parallelamente si osserva un calo dell’abitudine alla lettura per svago: il 41% degli adolescenti non legge alcun libro, una quota in crescita rispetto al 2008 (31%). Le ragazze mantengono una maggiore propensione alla lettura, mentre l’interesse diminuisce progressivamente con l’età.

Sempre online, tra opportunità e rischi relazionali

Solo il 13,7% dei ragazzi conosce tutti i propri contatti online; oltre un quinto conosce solo una parte delle persone con cui interagisce. L’esposizione a contatti sconosciuti aumenta con l’età e il 5,9% degli adolescenti dichiara di chattare spesso con sconosciuti, con valori più alti tra le ragazze e i giovani con background migratorio.
Il quadro complessivo descrive una connettività quasi continua e un aumento dei tempi online, che pongono nuove sfide alla prevenzione, rendendo necessari interventi mirati per promuovere competenze digitali critiche e tutelare il benessere psicologico. 

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Crescere con un clima che cambia: una popolazione consapevole e preoccupata

Un contesto metereologico sempre più instabile

Il 2024 è stato l’anno più caldo mai registrato a livello mondiale (+1,55°C rispetto al periodo pre-industriale). Lo stesso andamento si osserva in Italia (+1,33°C) e in Toscana, dove le temperature hanno raggiunto un record storico (+1,35°C sulla media 1991–2020). Parallelamente cresce la frequenza degli eventi estremi: nel 2024 in Italia sono stati registrati 351 episodi tra alluvioni, allagamenti e siccità, un incremento del 485% rispetto al 2015. Questi fenomeni confermano le evidenze dell’ultimo Rapporto IPCC, che attribuisce inequivocabilmente all’attività umana l’attuale crisi climatica.

I giovani sanno che il clima sta cambiando

La consapevolezza tra gli adolescenti toscani è molto elevata: oltre il 93% riconosce l’esistenza del cambiamento climatico e più del 90% ne attribuisce le cause principali alle attività umane, confermando un buon livello di alfabetizzazione scientifica. La consapevolezza è elevata anche tra i giovani con background migratorio. Il negazionismo diminuisce leggermente con l’età. Le ragazze mostrano una maggiore sensibilità e una preoccupazione più marcata per gli effetti futuri, che cresce con l’età.

Di chi è la responsabilità principale del cambiamento: un’idea chiara

Gli adolescenti individuano nello sviluppo industriale e nell’immissione di gas in atmosfera le principali cause del cambiamento climatico (70% e 66,4%), seguite dall’aumento della temperatura media e degli eventi estremi. Come in altri ambiti indagati da EDIT, le ragazze mostrano maggiore attenzione e una capacità interpretativa più elevata. Tra gli stranieri si registra invece una minore attribuzione alle cause antropiche, pur rimanendo su valori complessivamente alti.

La paura per gli impatti futuri cresce con l’età

Il cambiamento climatico suscita livelli di preoccupazione significativi: il 60,9% degli adolescenti dichiara di essere molto preoccupato per i danni che i cambiamenti climatici arrecheranno alle generazioni future. Anche in questo caso le ragazze risultano più sensibili (69% vs 53,4%) e la preoccupazione aumenta con l’età, fino a raggiungere il 65,4% tra i 19enni. I giovani italiani mostrano una preoccupazione lievemente maggiore rispetto agli stranieri.

Preoccupazione per i danni che il cambiamento climatico apporterà alle generazioni future

Quanto il cambiamento climatico impatta la vita quotidiana

Il 17,2% degli adolescenti conosce familiari o amici che hanno subito conseguenze dirette del cambiamento climatico. La quota sale al 24,6% tra i residenti nell’AUSL Centro, verosimilmente in relazione agli eventi estremi registrati negli ultimi anni nell’area fiorentina, mentre è più bassa nelle altre aree. L’esperienza indiretta cresce con l’età, riflettendo probabilmente una maggiore esposizione o consapevolezza.

Piccoli gesti diffusi, scelte più impegnative meno frequenti

Le azioni adottate per ridurre il proprio impatto mostrano un quadro misto. Alcuni comportamenti di facile attuazione sono molto diffusi: l’89,1% effettua la raccolta differenziata, l’85,3% spegne le luci inutili e il 79,3% presta attenzione all’uso dell’acqua. Meno diffuse le azioni più impegnative: solo il 46,5% sceglie la mobilità sostenibile, il 47,4% usa la borraccia e appena il 16,1% riduce il consumo di carne. Le ragazze adottano più frequentemente stili di vita sostenibili, mentre tra gli stranieri emerge una maggiore propensione alla mobilità sostenibile e alla riduzione del consumo energetico. Le differenze per età sono contenute, con un lieve aumento dei comportamenti più virtuosi tra i ragazzi più grandi.

Azioni compiute per contrastare il cambiamento climatico

Quale rapporto tra ambiente e salute

Nonostante l’elevata consapevolezza sul clima, il 90,9% giudica buona o molto buona la qualità dell’aria del proprio quartiere, percentuale che contrasta con i dati ambientali disponibili. Più problematico il tema del legame tra ambiente e salute: il 30,5% degli adolescenti non ritiene che la qualità dell’ambiente influisca sul proprio benessere. Tale scollamento è più marcato tra i più giovani e nei maschi, a conferma di una minore percezione del rischio.

La scuola come moltiplicatore di consapevolezza

Il 54% degli studenti ha partecipato ad attività o laboratori dedicati al clima durante l’ultimo anno scolastico. L’impatto formativo è rilevante: tra chi crede nell’esistenza del cambiamento climatico il 57,6% ha seguito attività dedicate, mentre tra i negazionisti la quota scende al 28,4%. I percorsi formativi, quindi, sembrano rafforzare conoscenze e consapevolezze. Si osservano differenze territoriali (più attività nella AUSL Sud-est, meno nella Nord-ovest) e per tipologia di scuola, con i licei più attivi rispetto ai tecnici e professionali.

Il quadro complessivo mostra un’elevata consapevolezza dei giovani toscani sulla crisi climatica, una preoccupazione crescente con l’età e una significativa adozione di pratiche quotidiane sostenibili, soprattutto quelle meno complesse. Nonostante ciò, permane uno scollamento tra consapevolezza e percezione del rischio per la salute: quasi un terzo degli adolescenti non ritiene che la qualità dell’ambiente influisca sul proprio benessere. La scuola emerge come un attore chiave nel rafforzare conoscenze, senso critico e capacità di partecipazione dei giovani, in un contesto in cui gli eventi climatici estremi diventano via via più frequenti anche nella nostra regione. 

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Benessere psicologico, il fronte più esposto della salute adolescenziale

Dopo la pandemia, un equilibrio fragile

L’adolescenza è un periodo in cui si strutturano i principali processi cognitivi, emotivi e relazionali. Il benessere psicologico emerge come l’area più fragile dell’esperienza adolescenziale. Le evidenze internazionali mostrano un aumento dei disturbi mentali tra i giovani, reso più critico dalla pandemia, dalle incertezze sociali e dal peso delle transizioni digitali. In Toscana, come indicano i ricoveri per disturbi psichiatrici, il trend di lungo periodo è in crescita: tra i 14-19 anni si passa da 5,2 ricoverati ogni 1.000 abitanti nel 2020 a 8,9 nel 2024, confermando l’esistenza di un disagio strutturale.

Distress psicologico elevato, per genere

Distress diffuso e divario di genere

Nel 2025 quasi un giovane su tre presenta un livello elevato di distress psicologico, con un divario di genere molto marcato: il fenomeno riguarda oltre il 44% delle ragazze contro il 16% dei ragazzi. Nonostante un lieve miglioramento rispetto al picco del 2022, i livelli restano elevati, soprattutto tra le adolescenti più grandi.

Autolesionismo in calo, ma si manifesta in età precoce

L’autolesionismo, pur in calo rispetto al 2022, interessa ancora il 12,7% degli adolescenti e si manifesta spesso in età molto precoce. Rimane forte la componente di genere: 18,8% delle ragazze contro 7,2% dei ragazzi, con un’età di esordio in oltre due terzi dei casi entro i 14 anni. Preoccupante anche l’intensità dei comportamenti: un quinto dei maschi che ha praticato autolesionismo riferisce più di 50 episodi nella vita. Le modalità più comuni sono graffiarsi fino a procurarsi cicatrici (52,2%), tagliarsi o incidersi, con prevalenze più elevate tra le ragazze; i maschi ricorrono più frequentemente a colpire oggetti o sbattere la testa. Circa un decimo del campione ha richiesto cure mediche in seguito ad atti autolesivi.

Metodo autolesivo utilizzato, per genere

Accesso ai servizi psicologici e domanda inespressa

Una quota significativa dei giovani ha avuto contatti con servizi psicologici: il 9,7% degli adolescenti è attualmente seguito da uno psicologo o psichiatra, mentre il 22,1% lo è stato in passato. Anche in questo caso emergono differenze rilevanti: tra chi ha provato autolesionismo il 24,8% è in carico e quasi la metà vorrebbe esserlo. In generale il 20,3% degli adolescenti non seguiti esprime il desiderio di intraprendere un percorso di supporto, con una domanda più alta tra le ragazze. Questo dato conferma l’importanza di servizi territoriali di prossimità come la psicologia di base e gli sportelli scolastici.

Sonno insufficiente ed utilizzo intenso dello smartphone, l’impatto sul benessere mentale

Il sonno gioca un ruolo centrale: il 41% degli adolescenti dorme meno di sette ore a notte, con percentuali più alte tra le ragazze (44,4%). Anche la qualità è peggiore per le studentesse, che riportano più frequentemente sonno disturbato o non ristoratore. Questi dati si intrecciano con un uso intensivo dello smartphone: oltre il 50% degli adolescenti con distress elevato dichiara di utilizzarlo più di 5 ore al giorno, suggerendo un legame tra tempo di schermo, riduzione del sonno e malessere psicologico.

Ore di sonno per notte insufficienti (<7h), per genere

La paura del COVID non è ancora scomparsa

La “Fear of COVID-19 Scale” mostra una riduzione significativa rispetto al 2022: il 13,2% prova ancora molta o abbastanza paura, le ragazze in misura maggiore rispetto ai coetanei maschi. Anche se i livelli sono scesi, il tema rimane rilevante per una quota non trascurabile di giovani.

I disturbi alimentari come cartina di tornasole del disagio

Alcuni indicatori migliorano rispetto al 2022, ma il rapporto con il cibo rimane problematico per una quota consistente di giovani: secondo la scala SCOFF, il 28,9% degli adolescenti è a rischio di un disturbo alimentare, con valori più alti tra le ragazze (44,7%). Il rischio di binge eating è l’unico in lieve aumento, soprattutto tra le femmine.
Il ricorso a figure specialistiche per problemi legati all’alimentazione riguarda il 19,5% del campione, con prevalenze più elevate tra le ragazze (25,6%) rispetto ai maschi (13,7%).

Rischio di sviluppare un disturbo del comportamento alimentare, per genere

Il benessere psicologico è associato in modo significativo alla qualità delle relazioni e agli esiti scolastici. Chi presenta distress elevato riporta più spesso rapporti familiari o amicali difficoltosi, esperienze di bullismo e rendimento scolastico poco buono. La convergenza di fragilità relazionali, sonno insufficiente e uso intensivo di dispositivi digitali descrive un quadro multifattoriale che richiede interventi integrati.

Nel complesso, l’indagine EDIT 2025 segnala lievi segnali di recupero nella fase post-pandemica, ma conferma la presenza di fragilità diffuse fra gli adolescenti toscani: quasi un terzo degli adolescenti toscani vive un livello elevato di distress, persistono divari di genere, un elevato rischio di disturbi alimentari e tempi di sonno insufficienti. L’autolesionismo, pur in calo, coinvolge ancora una quota rilevante e precoce della popolazione studentesca. Il benessere psicologico degli adolescenti richiede interventi strutturati, continuità nei servizi e una forte integrazione tra scuola, sanità e politiche di prevenzione. 

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Uno sguardo d’insieme

Prevenire oggi per costruire la salute di domani

Questo nostro primo appuntamento con gli approfondimenti dall’indagine EDIT 2025 ci restituisce il ritratto di una generazione che cresce in equilibrio tra risorse e fragilità, tra nuove opportunità e rischi emergenti. Comprendere questi cambiamenti è il primo passo per costruire politiche di prevenzione capaci di accompagnare gli adolescenti verso l’età adulta, investendo sulla loro salute e su quella della collettività.

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I dati in sintesi nelle nostre video interviste

La salute della popolazione straniera in Toscana: tendenze e prospettive

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A cura di:

Caterina Milli, Simona Olivadoti, Fabio Voller - ARS Toscana


L’incremento in termini numerici e la stabilizzazione della presenza straniera in Toscana rendono fondamentale una valutazione approfondita dei principali indicatori di salute pubblica di questa parte della popolazione.

Studiare i principali pattern di morbilità, ospedalizzazione, accesso ai servizi sanitari e disuguaglianze socio-sanitarie consente di identificare somiglianze e divergenze rispetto alla popolazione autoctona, mettendo in luce i determinanti sociali e culturali che influenzano comportamenti sanitari, fattori di rischio e l’utilizzo dei servizi, al fine di migliorare lo stato di salute della popolazione straniera e favorire politiche sanitarie più inclusive.


Le attività di prevenzione negli ultimi cinque anni in Toscana: le coperture vaccinali e gli screening oncologici

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Il rapporto Welfare e salute 2025, presentato lo scorso 25 giugno, fornisce una prospettiva quinquennale dell’evoluzione del sistema regionale toscano e rappresenta il principale strumento conoscitivo a disposizione della Regione Toscana nell’ambito della salute, intesa tanto nella componente sanitaria, che in quella sociale. Il lavoro integra relazione sanitaria, profilo sociale e valutazione del servizio sanitario regionale.

Nel corso delle settimane presenteremo alcune sintesi dei singoli capitoli per tematiche, quelle più significative, ma rimandiamo alla lettura completa del rapporto per maggiori approfondimenti.

Per rivedere il convegno di presentazione e scaricare le slide, clicca qui



Qui di seguito i temi affrontati in questo approfondimento:

 


Prevenzione collettiva e LEA

La prevenzione collettiva e la sanità pubblica è una delle macro area di garanzia dei LEA, le prestazioni e i servizi che il SSN è tenuto a fornire a tutti i cittadini. Gli altri ambiti di competenza dei LEA riguardano l’assistenza distrettuale e l’assistenza ospedaliera. I dati toscani mostrano indicazioni positive in tutte le macro aree (prevenzione collettiva, assistenza distrettuale e assistenza ospedaliera), con alcune criticità, ma si delinea un quadro complessivamente positivo per il sistema sanitario regionale, che pone la Toscana tra le regioni più solide a livello nazionale nel garantire i livelli assistenziali essenziali. In particolare, la copertura vaccinale nel periodo 2019-2024, oscilla tra un minimo di 97,2% e un massimo di 97,7% (la soglia raccomandata dall’OMS è il 95%), e anche nel confronto con le altre regioni la Toscana si colloca nelle posizioni più alte.


Il Piano regionale di prevenzione

Il Piano regionale di prevenzione rappresenta in questo ambito uno strumento utile per l’attuazione di azioni ed interventi volti alla prevenzione e alla tutela della salute pubblica, in accordo ai macro obiettivi definiti a livello nazionale.

La Regione Toscana ha recepito il Piano nazionale della prevenzione 2020-2025 con deliberazione della Giunta regionale 21 dicembre 2020, n.1607 ed in seguito ha proceduto ad elaborare il proprio Piano regionale della prevenzione, seguendo la visione, i principi, le priorità e la struttura del PNP. Il PNP si basa su un approccio integrato e per setting e si articola in Programmi predefiniti (PP), con obiettivi e standard uguali per tutte le regioni e Programmi liberi (PL), declinati a livello locale e scelti dalle singole regioni sulla base delle proprie priorità. Data l’importanza dei temi, sia gli screening oncologici che le vaccinazioni pediatriche, sono stati inseriti in due differenti Programmi liberi del PRP.

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Copertura vaccinale in età pediatrica

Nelle ultime decadi le vaccinazioni hanno consentito di ottenere un’importante diminuzione del numero di casi di malattie infettive, permettendo l’eradicazione di alcune patologie.

Attualmente in Italia le vaccinazioni obbligatorie per i bambini d’età compresa tra 0 e 16 anni sono 10 (anti difterite, tetano, pertosse, poliomelite, haemophilus influenzae B, epatite B, morbillo, parotite, rosolia, varicella) e 4 raccomandate (anti meningococco B, meningococco C, pneumococco, rotavirus). Nel 2024 i 10 vaccini obbligatori hanno superato la soglia del 97%, anche la varicella, l’ultima vaccinazione prevista dalla legge dell’obbligo, per la prima volta nel 2024 ha superato la soglia minima, con il 96,4% di copertura. Le quattro vaccinazioni raccomandate si attestano su coperture inferiori alla soglia del 95%, in particolare il rotavirus, l’ultimo entrato nel programma delle vaccinazioni raccomandate per i bambini, mostra i valori più bassi, fermandosi al 70,3%.

Va infine ricordato che, nel biennio 2020/2021 le coperture vaccinali hanno subito una battuta d’arresto a causa della pandemia da COVID-19, ma già dal 2022 sono ritornate sui livelli precedenti. Rispetto al 2019, ultimo anno prima della pandemia, tutte le vaccinazioni mostrano un avanzamento nella percentuale di copertura a 24 mesi.

Figura 1. Coperture vaccinali a 24 mesi di vita – Valori ogni 100 bambini e bambine a 24 mesi di vita – Toscana, anni 2019 e 2024* - Fonte: elaborazioni ARS su Settore Prevenzione collettiva della Direzione Generale Diritti di Cittadinanza e coesione sociale – Regione Toscana

 fig1 approf coperturevaccinali LEA

 *Dato per la meningite B aggiornato al 2023

Nel confronto nazionale, la Toscana storicamente è tra le regioni con le coperture vaccinali più alte. Tra le regioni ha i valori di copertura più alti in Italia per morbillo, parotite e rosolia, le criticità si confermano per il rotavirus, la cui copertura colloca la Toscana in 14° posizione tra le regioni.

Tra le altre vaccinazioni offerte dal SSN rientra anche l’HPV, offerta gratuitamente alle ragazze e ai ragazzi nel corso del 12° anno di età. Anche in questo caso la Toscana si colloca tra i livelli più alti in Italia, ma lontana dalla soglia del 95% e con grosse differenze di genere. Tra i maschi i valori sono tendenzialmente inferiori a quelli delle ragazze e sono riportati a partire dalla coorte dei nati nel 2006, la prima a cui è stata offerta la vaccinazione gratuita.

Figura 2. Coperture vaccinali per papilloma virus (almeno 1 dose) per coorte di nascita (2000-2012) – Valori ogni 100 abitanti nell’anno di nascita - Toscana, anno 2024 - Fonte: elaborazioni ARS su Settore Prevenzione collettiva della Direzione Generale Diritti di Cittadinanza e coesione sociale – Regione Toscana

 fig2 approf coperturevaccinali LEA

Una delle grosse tematiche e problematiche che la sanità pubblica si trova a dover affrontare riguarda la cosiddetta “esitazione vaccinale”, cioè la scelta di non vaccinarsi o non vaccinare i propri figli, spesso per ragioni legate alla scarsa conoscenza o scetticismo verso i vaccini.

È chiaro come sulla scelta di vaccinarsi pesino ancora fattori legati ai determinanti sociali ed esterni al sistema sanitario, è quindi necessario capire i determinanti dell’esitazione, lavorare sugli aspetti organizzativi per facilitare l’adesione e valutare gli strumenti per contrastare questo fenomeno.

In conclusione, la Toscana mantiene una buona performance, ma con margini di miglioramento, soprattutto per le vaccinazioni raccomandate.

Le vaccinazioni nel Piano regionale di prevenzione

Il PL13 è interamente dedicato alle malattie infettive e le vaccinazioni. Nel PRP viene ribadito come, nonostante il consistente carico di lavoro che i Dipartimenti di prevenzione hanno avuto durante il periodo pandemico, il monitoraggio delle attività, sia in termini di coperture vaccinali che di trattamento delle principali malattie infettive, ha evidenziato una buona risposta del Sistema sanitario regionale. Per quanto riguarda l’attività dei centri vaccinali, la Toscana ha attivato numerose azioni finalizzate a contrastare la riduzione delle vaccinazioni, fra cui la costruzione di un elenco delle coorti dei bambini non vaccinati, lo sviluppo di un piano di azione mirato per la vaccinazione di bambini non vaccinati e il contatto telefonico con i genitori. Nello specifico, al fine di favorire un incremento della copertura vaccinale in età pediatrica, la Regione Toscana ha stipulato un accordo di collaborazione con i pediatri di libera scelta volto a migliorare e ampliare i servizi assistenziali rivolti alla popolazione pediatrica, favorendo l’adesione ai programmi vaccinali, con l’implementazione del compito dell’esecuzione dell’atto vaccinale da parte del pediatra di famiglia presso lo studio dove di norma esercita la sua attività.

Nel quinquennio di riferimento sono state avviate numerose iniziative di vaccinazione, affiancate da attività informative finalizzate a favorire l’adesione consapevole ai programmi. Inoltre, negli stessi anni è stata promossa e finanziata dal Ministero della salute una campagna nazionale di screening per l’eradicazione dell’epatite C. Il presente programma ha pertanto contribuito alla sua diffusione a livello regionale, integrando le proprie azioni con la campagna nazionale di screening per l’eradicazione dell’HCV.


Screening oncologici

Per combattere i tumori esistono due strategie principali: prevenirne la comparsa, adottando uno stile di vita sano, oppure diagnosticare la malattia il più precocemente possibile. Lo screening è un esame che consente di individuare in fase inziale una certa malattia ed è stato dimostrato che si possono ottenere ottimi risultati con gli screening di popolazione, cioè un programma di screening organizzato in cui si invita a partecipare l’intera fascia di popolazione ritenuta a rischio di sviluppare una certa malattia. La partecipazione è volontaria e gratuita.

Le linee guida nazionali e internazionali raccomandano alle donne fra i 50 e i 69 anni di sottoporsi a mammografia ogni due anni per la diagnosi precoce del tumore al seno, alle donne tra i 25 anni e i 64 anni di sottoporsi allo screening cervicale, Pap-test o HPV ogni tre/cinque anni per la diagnosi precoce del tumore della cervice uterina e alle persone nella fascia d’età 50-69 anni di eseguire gli esami per la diagnosi precoce dei tumori colon-rettali. Va segnalato che, la Regione Toscana con d.g.r.t 875/2016 ha deciso di allargare la fascia d’età a 45–74 anni.

I dati della Sorveglianza PASSI dell’Istituto superiore di sanità per il biennio 2022-2023 evidenziano che in Toscana il 79,4% delle donne fra i 50 e i 69 anni si è sottoposto a scopo preventivo allo screening mammografico: il 70% lo ha effettuato nell’ambito dei programmi organizzati dalle AUSL e il 9,2% per iniziativa personale. Ovviamente la pandemia da Covid-19 ha determinato una significativa riduzione della copertura totale degli screening, sia per una riduzione dell’offerta dei programmi da parte delle AUSL, impegnate nella gestione dell’emergenza sanitaria, sia per un calo dell’adesione da parte delle persone alle quali erano rivolti gli inviti. Nel 2023 la copertura agli screening sta tornando ai valori degli anni precedenti alla pandemia, anche se leggermente più bassa rispetto all’83,4% del periodo 2016-2019.

All’interno del Piano regionale di prevenzione della Toscana, il PL 12 è interamente dedicato agli screening oncologici e punta a mantenere la copertura di popolazione raggiunta in epoca pre pandemica e a promuovere un’elevata partecipazione ai programmi, anche attraverso il potenziamento di sinergie tra il sistema sanitario e i molteplici portatori di interesse e a sostenere l’appropriatezza in termini di efficacia, sostenibilità ed equità nell’erogazione delle prestazioni di prevenzione. Lo screening oncologico si caratterizza per essere un intervento di sanità pubblica che raggiunge il singolo cittadino in modo fortemente capillare e copre larghe fasce di popolazione. Inoltre, lo screening oncologico può essere un momento “opportunistico” di insegnamento e un’opportunità per disseminare conoscenze e per supportare i cittadini nelle scelte. Tra gli obiettivi del PL12 c’è anche la definizione di interventi di promozione della salute anche secondo logiche di integrazione tra screening oncologico organizzato ed interventi per l’adozione di corretti stili di vita e la contestualizzazione dei percorsi di screening in funzione di specifiche condizioni di rischio e di situazioni di particolare vulnerabilità.

Il programma libero sugli screening del Piano regionale di prevenzione della Regione Toscana 2020-2025 prevede diversi indicatori riferiti allo screening mammografico, differenziati per fascia di età e valori attesi, definiti sulla base delle evidenze disponibili in letteratura.

In particolare, per l’intera durata del Piano viene monitorata la proporzione di donne con diagnosi di carcinoma mammario in stadio II+, identificate agli screening di incidenza (successivi allo screening di prevalenza), nella popolazione femminile di età compresa tra 50 e 69 anni, sul totale delle donne con carcinoma mammario. Per questo indicatore lo standard atteso è una prevalenza inferiore al 25%. Nel triennio 2022-2024 la Regione Toscana ha sempre registrato valori al di sotto di tale soglia.

Nel PRP è inoltre incluso un altro indicatore relativo allo screening mammografico nelle donne di età compresa tra i 45 e 49 anni. Tale indicatore riguarda l’estensione annuale dello screening, con valori attesi percentuali progressivamente crescenti. Nel corso degli anni di vigenza del Piano, i valori osservati per questa azione hanno costantemente superato gli standard previsti, garantendo il raggiungimento degli obiettivi programmati (Tabella 1).

Tabella 1. Proporzione di donne 45-49 anni invitate ad un test di screening mammografico. Triennio 2022-2024

 tab1 approf coperturevaccinali LEA

Infine, il programma di screening del PRP valuta annualmente la percentuale di adesione allo screening mammografico delle donne di età compresa tra 70 e 74, a seguito dell’ampliamento da parte di Regione Toscana della fascia di età (d.g.r.t 875/2016). Anche in questo caso, nel triennio 2022-2024 i valori osservati risultano per tutti e 3 gli anni superiori ai valori attesi, denotando una buona compliance della popolazione interessata.

Il programma libero di screening previsto dal Piano regionale di prevenzione della Regione Toscana 2020-2025 monitora inoltre, con cadenza annuale, l’estensione dei tre principali programmi di screening di primo livello, ponendo come valore atteso una copertura pari al 90% di quella registrata nel 2019.

Nel triennio 2022-2024, i valori osservati relativi all’estensione degli screening mammografico, cervicale e colorettale hanno complessivamente soddisfatto lo standard previsto, con l’eccezione dello screening cervicale, che nel 2023 e nel 2024 ha mostrato una lieve riduzione rispetto al valore atteso.
Di seguito si riporta una tabella di sintesi dei valori osservati negli anni interessati dal PRP (Tabella 2).

Tabella 2. Valori percentuali dell’estensione dei 3 programmi di screening oncologico di primo livello. Triennio 2022-2024

tab2 approf coperturevaccinali LEA

Sempre secondo i dati Passi, l’81,9% delle donne toscane fra i 25 e i 64 anni d’età si è sottoposta allo screening cervicale (Pap-test o HPV) per lo più nell’ambito di programmi organizzati dalle AUSL (64,2%), con un’adesione maggiore della media italiana (77,5%).

La copertura allo screening colon-rettale in Toscana si assesta sul 58,8%, più bassa rispetto agli altri due screening, ma nettamente superiore al valore medio nazionale (46,3%). La gran parte delle persone che ha effettuato lo screening lo ha fatto nell’ambito di programmi organizzati dalle AUSL, mentre quello spontaneo, è poco frequente (5,6%).
Spostando l’attenzione sulle differenze intra-regionali, secondo i dati dell’Istituto Toscano per lo studio, la prevenzione e la rete oncologica (ISPRO), nel 2023 la partecipazione allo screening mammografico è stata pari al 70,8%, in lieve aumento rispetto al 2022 (70,1%), con un range che varia dall’82,8% di Massa Carrara al 63,9% di Viareggio.

Figura 3. Screening mammografico, colon rettale e cervicale – Adesione ogni 100 inviti (esclusi inesitati e esclusione dopo invito) – Toscana, periodo 2000-2023 – Fonte: ISPRO

fig3 approf coperturevaccinali LEA

Rispetto al 2022 i programmi di Massa-Carrara e Firenze registrano sensibili aumenti, mentre Prato, Arezzo e Viareggio sono in peggioramento.

Per quanto riguarda lo screening con test HPV, la Regione Toscana lo ha introdotto dalla fine del 2012, ma con un’implementazione e tempistiche differenti tra le varie AUSL. Nel 2023 i programmi di Firenze, Grosseto e Viareggio risultavano essere al 3° round di screening, quelli di Massa Carrara, Lucca, Prato, Siena, Empoli, Livorno e Arezzo al 2° round, mentre Pistoia e Pisa al 1° round di screening. È evidente che il quadro regionale è fortemente eterogeneo con programmi che registrano valori in riduzione ed altri in aumento: tra le città che registrano cali sensibili ci sono Massa Carrara (45,1% nel 2023 vs 56,9% nel 2022), Pistoia (46,2% nel 2023 vs 60,1% nel 2022) e Pisa (45,4% nel 2023 vs 54,5% nel 2022); le città che invece hanno registrato un aumento consistente della adesione sono Lucca (61,9% nel 2023 vs 39,4% nel 2022), Prato (62,8% nel 2023 vs 50,9% nel 2022), Livorno (58,7% vs 37,1%) e Viareggio (57,7% nel 2023 vs 50% nel 2022).

Per lo screening colon-rettale l’adesione media, in Toscana nel 2023, è stata pari al 46,1%, 4,7 punti percentuali in più rispetto all’anno precedente. Il range varia dal 25,5% di Viareggio al 54,4% di Pisa. Il miglioramento delle performance di alcuni programmi è dovuto ad una serie di azioni come la ripresa dei solleciti, interrotti durante la pandemia, una maggiore interlocuzione con i medici di medicina generale e alcune iniziative pubbliche rivolte alla popolazione compresi i dipendenti AUSL e delle Aziende ospedaliero-universitarie. Purtroppo persistono anche in questo caso gravi disuguaglianze socio-economiche, sia negli screening che nella mortalità. Se è vero che il cancro può colpire chiunque, la sua incidenza e mortalità non sono uniformi nella popolazione italiana. Secondo le previsioni dell’ISTAT, la popolazione sopra i 30 anni con un livello di istruzione più basso (al massimo con licenza elementare) ha un tasso di mortalità più elevato rispetto a chi ha conseguito una laurea (1,4 volte negli uomini e 1,2 volte nelle donne). Tale gradiente è presente in tutte le età. Diverse ragioni possono spiegare perché le persone con un livello di istruzione più basso possono essere più a rischio di sviluppare tumori e di morire a causa di essi: in quanto proxy di condizioni socio-economiche più disagiate, un livello di istruzione più basso può essere associato sia a stili di vita meno salutari, sia ad una più scarsa diffusione della cultura della prevenzione e ad una minore capacità di accesso ai servizi sanitari.

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Conclusioni

Il quadro che emerge conferma come la Toscana, anche negli ultimi anni caratterizzati dalla pandemia e dalle sue conseguenze organizzative, sia riuscita a mantenere livelli di copertura vaccinale e di adesione agli screening oncologici tra i più alti a livello nazionale. La stabilità sopra la soglia raccomandata dall’OMS per i vaccini obbligatori e i buoni risultati ottenuti dai programmi di screening testimoniano la solidità del sistema di prevenzione regionale, sostenuto da una programmazione coerente e da una forte integrazione con i professionisti della sanità territoriale.

Permangono tuttavia criticità che richiedono attenzione: da un lato l’esitazione vaccinale e le difficoltà nel raggiungere adeguate coperture per alcune vaccinazioni raccomandate (come rotavirus e HPV, in particolare tra i maschi); dall’altro la disomogeneità territoriale e le persistenti disuguaglianze socio-economiche che influenzano l’adesione agli screening e, più in generale, l’accesso alle pratiche preventive.

Salute mentale, suicidi, dipendenze e gioco d’azzardo in Toscana: i numeri del rapporto Welfare e salute 2025

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Lo scorso 25 giugno è stato presentato il rapporto Welfare e salute 2025 che fornisce una prospettiva quinquennale dell’evoluzione del sistema regionale toscano e rappresenta il principale strumento conoscitivo a disposizione della Regione Toscana nell’ambito della salute, intesa tanto nella componente sanitaria, che in quella sociale. Il lavoro integra relazione sanitaria, profilo sociale e valutazione del servizio sanitario regionale.

Nelle prossime settimane presenteremo delle sintesi dei singoli capitoli per tematiche, ma rimandiamo alla lettura completa del report per maggiori approfondimenti.

Per rivedere il convegno di presentazione e scaricare le slide, clicca qui


Qui di seguito i temi affrontati nell'approfondimento.


Salute mentale

La salute mentale rappresenta oggi una priorità di sanità pubblica, acuita dalla pandemia da COVID-19, che ha aggravato condizioni preesistenti e generato nuovi bisogni, soprattutto tra i giovani. I disturbi depressivi e d’ansia risultano tra le principali cause di disabilità nel mondo, colpendo in particolare le donne e le fasce d’età giovanili e anziane.

L’indagine EDIT (Epidemiologia dei determinanti dell’infortunistica stradale in Toscana) condotta da ARS Toscana nel 2022 ha rivelato un forte aumento dei livelli di distress, (misurato con la Kessler Psychological Distress Scale, K6) percepito dalla popolazione nella fascia d’età di 14-19 anni. Dal 21,5% di prevalenza rilevata nell’edizione 2018, si è arrivati a superare il 36,2% nell’ultima rilevazione. Nello specifico, oltre la metà delle ragazze in quella fascia d’età soffriva di elevati livelli di distress contro il 20,8% dei maschi (la prevalenza nell’edizione 2018 era rispettivamente del 32,3% e dell’11,5%).

Indipendentemente dal livello di distress, gli stati d’animo che le ragazze e i ragazzi riferiscono di aver vissuto nel corso degli ultimi 30 giorni sono soprattutto il nervosismo (96,3%), una condizione di agitazione e irrequietezza (90% dei casi), la percezione che ogni cosa rappresentasse uno sforzo (77,1% dei casi) o senza speranza.

EDIT ha indagato anche il ricorso al supporto di figure professionali, come lo psicologo o lo psichiatra: il 29,3% è stato seguito in passato, mentre il 46% non è mai stato seguito. Al 20,4% di coloro che sono stati seguiti (o lo sono attualmente) è stato prescritto un trattamento farmacologico, associato, nel 73,7% dei casi, a colloquio psicologico. Il 68,3% ha effettuato soltanto colloqui psicologici. Infine, indicatore del disagio latente e presente, è stato chiesto ai ragazzi se sentivano il bisogno di un supporto psicologico e il 19,2% ha espresso questa necessità.

Il ricorso ai servizi territoriali di salute mentale, monitorato tramite il flusso regionale, mostra una lieve contrazione di accesso rispetto al 2019. La prevalenza per 10mila abitanti è passata da 229,7 nel 2019 a 194,9 per 10mila nell’ultimo anno (il flusso 2024 è tuttavia ancora provvisorio). Parallelamente, gli utenti presi in carico passano da 165,4 a 135,2 ogni 10mila abitanti. Un’eccezione è rappresentata dai tassi di utenti tra 0-19 anni d’età e di sesso femminile, sia incidenti che prevalenti con almeno una visita, che nel 2024, dopo una flessione verificatasi nel 2020, si sono riallineati a quelli del 2019. Sono stabili anche le differenze di genere e per fasce d’età. In particolare, nella fascia d’età più giovane (0-19 anni, con il tasso di prevalenza, incidenza e presa in carico più elevati) i maschi superano le femmine, mentre questa differenza di genere si inverte nella popolazione adulta d’età pari o superiore a 20 anni.

Utenti dei servizi di salute mentale territoriale, per tipologia, genere e classe d’età – Tasso per 10.000 abitanti –
Toscana, anni 2019, 2020 e 2024*  Fonte: elaborazioni Regione Toscana su dati del 
Flusso di Salute mentale territoriale


Anche il numero di persone che si è rivolto al Pronto soccorso (PS) per causa psichiatrica (ICD9cm 290*-319*) non è tornato ai livelli pre-pandemici. Dopo la contrattura verificatasi nel 2020, i dati più recenti mostrano una lieve ripresa del numero di utenti che si rivolgono al PS per cause psichiatriche (tasso standardizzato per età pari a 55,5 per 10mila abitanti), ma ancora inferiore rispetto al dato 2019 (62 per 10mila). Tuttavia, la fascia d’età più bassa (0-19 anni) mostra un ri-allineamento con il dato pre-pandemico: il tasso nel 2024 è salito a 41,1 ogni 10mila abitanti, di poco superiore rispetto a quello del 2019 (39,4 per 10mila).

Analizzando le differenze di genere, il tasso femminile supera per tutto il periodo considerato e in ogni fascia d’età quello maschile. In particolare, le femmine di età ≥20 anni hanno il tasso di incidenza più elevato per tutti gli anni considerati (75,4 ogni 10mila abitanti nel 2019; 64,9 per 10mila nel 2024).

Come per i servizi di salute mentale territoriale, il ricorso ospedaliero per causa psichiatrica negli anni pandemici aveva subito una contrattura, ad eccezione della fascia d’età 0-19 anni che mostrava dei trend di aumento, soprattutto in alcune patologie. Nell’interpretare questo dato va tenuto presente che oltre il 70% dei ricoveri per causa psichiatrica che avviene in questa fascia d’età è effettuato in regime di Day Hospital.

Le informazioni provenienti dal flusso delle Schede di dimissione ospedaliera mostrano in Toscana un trend dei ricoverati pressoché stabile, se non in lieve diminuzione, per la fascia d’età più elevata (≥20 anni). In forte crescita dopo il periodo pandemico, ma con un trend iniziato qualche anno prima, è invece il tasso di ricovero ospedaliero per causa psichiatrica tra le persone d’età 0-19 anni: il tasso di ricovero da 48,4 ogni 10mila abitanti nel 2019 è salito fino a 68,2 per 10mila. Diversamente da quanto osservato per il ricorso al PS, sono i maschi quelli più ricoverati per cause psichiatriche. Nella fascia d’età adulta i tassi tra maschi e femmine sono sovrapponibili e stabili nel tempo; nella fascia d’età di 0-19, invece, il tasso dei maschi è quasi il doppio rispetto a quello delle femmine, ma entrambi i generi subiscono un forte aumento nell’ultimo periodo.

Residenti con almeno un ricovero per causa psichiatrica (ICD-9-CM 290-319), per genere e classe d’età –
Tasso standardizzato per età per 10.000 abitanti – Toscana, anni 2019, 2020 e 2024 –
Fonte: elaborazioni ARS su dati flusso Schede di dimissione ospedaliera


La prevalenza delle ospedalizzazioni secondo la classificazione dei disturbi diagnostici negli adulti non ha subito grandi variazioni rispetto all’immediato periodo pre-pandemico. Si registra solo un lieve calo tra i maschi rispetto al 2019 delle ospedalizzazioni da dipendenza da sostanze chimiche e non. Le differenze per genere rimangono stabili, col disturbo bipolare che rappresenta, tra quelli considerati, la causa di dimissione prevalente sia negli uomini (tasso standardizzato per età pari a 8,7 per 10mila abitanti) che nelle donne, ma tra queste ultime il tasso standardizzato per età è più elevato: 10,7 per 10mila. Seconde sono le psicosi schizofreniche, per le quali però il tasso di ricovero più elevato è quello maschile.

Ricoveri per disturbi specifici dell’adulto (esclusi i ricoveri per demenza o ritardo mentale), per tipologia e genere – Tasso standardizzato per età per 10.000 abitanti d’età 20+ anni – Toscana, periodo 2010-2024 –
Fonte: Elaborazioni ARS su dati Flusso Schede di dimissione ospedaliera


Nella fascia d’età 0-19 anni, per alcuni disturbi, ritardo mentale e disturbo delle emozioni, il tasso è in diminuzione, mentre la sindrome ipercinetica dell’infanzia nel 2024 ha un tasso 9 volte superiore rispetto a quello di inizio periodo (27,4 rispetto a 3,3 per 10mila). Su questo trend non sembra che la pandemia abbia avuto alcun effetto. Nel 2024, la sindrome ipercinetica dell’infanzia è il disturbo con il tasso di ricovero più elevato.

Sul versante consumo dei farmaci antidepressivi, la Toscana, da molti anni, è la regione italiana che mostra i valori più elevati, nel 2023 il valore di DDD giornaliero è pari a 69,6 per 1.000 abitanti/die (67,7 DDD per 1.000 abitanti/die nel 2019). Le persone trattate con antidepressivi nell’anno (almeno un’erogazione di un qualsiasi farmaco antidepressivo) in Toscana sono circa 384mila (fonte: elaborazioni ARS su flussi Farmaceutica 2024), di poco superiore al dato dell’anno precedente e al 2019 (369mila persone). La prevalenza standardizzata per età è pari all’8,4% degli abitanti, era l’8,3% nel 2019. La prevalenza femminile è doppia rispetto a quella maschile. Tra le donne, infatti, si rileva il 10,9% in terapia con antidepressivi, tra gli uomini il 5,7%.

Gli ultimi anni sono stati caratterizzati da grossi eventi che hanno modificato e impattato sulla vita quotidiana di tutti, con ricadute anche sulla salute mentale, soprattutto dei più giovani. Il quadro che ne deriva è quello di una domanda di salute mentale crescente e mutata, che si manifesta con intensità nelle fasce giovanili, in particolare fra le ragazze. Le disuguaglianze di genere restano una costante nei dati osservati, con una maggiore incidenza femminile nei percorsi territoriali e negli accessi al Pronto soccorso, bilanciato dalla persistenza di un tasso di ospedalizzazione più marcato tra i maschi, soprattutto tra i minori.

Anche da parte delle istituzioni c’è una maggiore attenzione e riconoscimento al tema, ed infatti, in risposta al disagio diffuso, nel 2024 in Toscana è partita la sperimentazione dello psicologo di base in alcune Case di comunità toscane. Nei primi mesi il servizio ha preso in carico quasi 300 pazienti, affrontando principalmente disturbi da adattamento, ansia e depressione. Le prime evidenze raccolte nei territori in cui è stata avviata la sperimentazione confermano l’importanza di questa figura, soprattutto per intercettare il disagio lieve-moderato, prima che evolva in forme più gravi. L’istituzione di questa figura rappresenta un passo significativo verso il potenziamento dell’assistenza territoriale nell’ambito della salute mentale e vede la Regione Toscana come una delle prime in Italia ad aver avviato la sperimentazione.
Va infine ricordato che, la prevalenza degli utenti trattati non può essere considerata come stima della prevalenza di persone con disagio psichico. Una quota di queste, infatti, è trattata nella medicina di base o in ambito privato e quindi rimane fuori dal sistema sanitario. Preoccupa, invece, l’alto consumo di farmaci antidepressivi, pressoché stabile nel tempo, ma che colloca la Toscana al primo posto nella classifica dei consumi.

Sebbene questo approfondimento si concentri sugli andamenti regionali complessivi, è opportuno ricordare come l’accesso ai servizi di salute mentale e di supporto psicologico sia influenzato da determinanti sociali e territoriali. Le condizioni socioeconomiche, la disponibilità di servizi nei territori, la prossimità alle strutture e la presenza di reti familiari o educative possono influenzare profondamente il momento e le modalità con cui le persone – in particolare i più giovani – si rivolgono ai servizi. Le disuguaglianze territoriali all’interno della regione, già osservate in altri ambiti di cura, meritano un’attenzione specifica anche sul versante della salute mentale, sia in termini di offerta che di capacità di intercettazione del disagio latente. Un’analisi più approfondita dei dati per zona-distretto e delle differenze di accesso tra le diverse aree potrà contribuire a definire politiche più eque e orientate ai bisogni reali delle comunità locali.

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Suicidi

Il suicidio rappresenta un indicatore critico dello stato di salute mentale di una popolazione e un rilevante problema di sanità pubblica a livello globale. La sua incidenza riflette l’interazione complessa tra fattori individuali, sociali, economici e culturali, ed evidenzia l’ampiezza dei bisogni non sempre intercettati dai sistemi di cura.

Nel 2022 in Toscana si sono registrati 242 suicidi, in diminuzione rispetto agli anni precedenti. Nel 2019, ultimo anno antecedente alla pandemia, i suicidi erano stati 269, ma negli anni passati avevano toccato anche i 300 casi (tra il 2013 e il 2015). Va anche segnalato che, nel 2022 il valore maschile toscano si porta al di sotto della media nazionale per la prima volta dal 2011.

Mortalità per suicidio nella popolazione d’età 15+ anni, per genere – Tasso standardizzato per età per 100.000 abitanti d’età 15+ anni – Toscana e Italia, periodo 2011-2022 – Fonte: ISTAT


L’analisi per genere evidenzia tassi nettamente superiori nella popolazione maschile rispetto a quella femminile, in tutte le fasce d’età e per tutti gli anni considerati. I tassi restano elevati tra gli uomini anziani (65+), seppur con una tendenza alla diminuzione negli anni. Al contrario, nella popolazione femminile si verifica un leggero incremento nel tempo, in particolare nelle fasce d’età più giovani. Il 76% dei suicidi è messo in atto da uomini, spesso con modalità più letali (impiccagione, arma da fuoco), mentre tra le donne prevalgono cadute dall’alto e avvelenamenti.

Abbiamo visto come la distribuzione dei suicidi nella popolazione non è uniforme, i tassi di incidenza più elevati si riscontrano negli uomini, nelle fasce d’età più avanzate e nei contesti sociali caratterizzati da isolamento, vulnerabilità o scarsa accessibilità ai servizi di salute mentale. Al tempo stesso, l’aumento tra le giovani donne osservato negli ultimi anni, rappresenta un segnale d’allarme che merita attenzione e azioni mirate di prevenzione e presa in carico precoce. Monitorare i tassi di suicidio, analizzarne le caratteristiche demografiche e temporali e comprenderne i determinanti rappresenta un passaggio fondamentale per sviluppare strategie di salute pubblica efficaci, capaci di affrontare in modo equo e sistemico i determinanti della sofferenza psichica che si sono evidenziati nel periodo post pandemico.

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Uso di sostanze

Il consumo di sostanze illegali e il gioco d’azzardo patologico sono due fenomeni con importanti implicazioni sanitarie e sociali. A livello globale, il numero di persone che fa uso di sostanze ha raggiunto i 292 milioni, in crescita del 20% in dieci anni. Anche in Italia il consumo di sostanze è in aumento, in particolare è preoccupante l’incremento nella fascia giovanile: il 39% degli studenti riferisce di aver usato almeno una sostanza illegale nella vita, con prevalenza maschile e netta diffusione della cannabis.

In Toscana, le indagini HBSC e EDIT confermano la cannabis come la sostanza più diffusa tra gli adolescenti, seguita da psicofarmaci senza prescrizione, cocaina e nuove sostanze psicoattive. Sebbene il consumo sia in lieve calo rispetto al 2018, l’uso quotidiano di cannabis riguarda quasi 1 consumatore su 5, con livelli quasi uguali fra ragazzi e ragazze (34,1% vs 32,2%). L’età media del primo contatto con le droghe si conferma intorno ai 15 anni e aumenta al crescere dell’età.

Uso di sostanze illegali nella vita, nell’ultimo anno e nell’ultimo mese, per età – Adolescenti che dichiarano di aver provato sostanze illegali ogni 100 rispondenti – Toscana anno 2022 – Fonte: Sorveglianza EDIT, ARS


Come anticipato, la sostanza più consumata è la cannabis, consumata dal 19% del campione nei 12 mesi precedenti e dall’11,8% nei 30 giorni prima del questionario e diffusa equamente tra ragazzi e ragazze. Osservando la frequenza dei 30 giorni precedenti alla rilevazione emerge che le sostanze illegali più utilizzate dopo la cannabis sono state gli psicofarmaci senza prescrizione medica (2%), i cannabinoidi e la cocaina (entrambi 1,1%), tutte le altre registrano percentuali inferiori all’1%.

Il questionario EDIT indaga anche le eventualità di aver avuto guai con la polizia e/o segnalazioni al Prefetto e il 2% ha dichiarato di averne avuti a causa delle sostanze stupefacenti (3% dei maschi e lo 0,9% delle femmine). Ultimo aspetto indagato, gli accessi al Pronto Soccorso o i ricoveri in ospedale, ed è emerso che una piccola percentuale della popolazione adolescenziale toscana è dovuta ricorrere ai servizi sanitari per intossicazione o per aver esagerato nel consumo di sostanze (0,6% del totale, 0,7% dei maschi e 0,5% delle femmine) o di bevande alcoliche (totale 1,6%, maschi 1,5%, femmine 1,8%).

Sulla popolazione adulta, l’indagine più recente e approfondita sul tema è LOST in Toscana (ISPRO-ARS), che nelle sue diverse fasi, durante e post lockdown, ha indagato il consumo di cannabis e altre sostanze stupefacenti nella popolazione generale. L’andamento del consumo di cannabis in Toscana registra una diminuzione durante il lockdown (passando dal 7,3% al 5,5%), con una successiva risalita, arrivando all’8,3%, e con un’ulteriore diminuzione, assestandosi al 6,6% nella fase post pandemica.

Un’altra fonte informativa, che ci permette di comprendere l’entità del fenomeno, è il dato sui ricoveri ospedalieri droga-correlati. Nel 2024 in Toscana i ricoveri ospedalieri con diagnosi principale droga-correlata sono stati 76 di cui 56 maschi e 20 femmine. Il dato è in costante diminuzione negli anni, ma mantiene le differenze di genere, con gli uomini in numero superiore. Infine, nel 2021 (ultimo anno disponibile) si sono verificati 10 decessi per overdose, anche in questo caso, in diminuzione rispetto al passato.

In conclusione, il consumo di sostanze risulta diffuso tra la popolazione studentesca toscana, soprattutto tra i ragazzi. L’adolescenza è una fase della vita caratterizzata da profondi cambiamenti e dalla ricerca di nuove esperienze che possono spingere ad adottare comportamenti a rischio, proprio per questo c’è bisogno di una maggiore attenzione a questa fascia d’età, con un lavoro congiunto, da parte di più istituzioni, in primis la scuola, con progetti di prevenzione, informazione e sensibilizzazione.

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Gioco d'azzardo patologico

La dipendenza da gioco d’azzardo è una condizione psicopatologica caratterizzata da un comportamento persistente e ricorrente di gioco, che porta a conseguenze negative significative nella vita dell’individuo.

L’edizione 2022 della sorveglianza EDIT ha rilevato che il 29,6% del campione nella propria vita ha giocato o scommesso per soldi, con un calo costante dal 2008, quando 1 rispondente su 2 (52%) aveva dichiarato di aver giocato almeno una volta nella vita. Sono i maschi a giocare di più, con una frequenza doppia rispetto alle ragazze (40,3% vs 18%). Nonostante il dato in calo, il rischio di sviluppare una dipendenza è ancora presente: il 5,5% del campione presenta un profilo a rischio secondo il test Lie/Bet, con prevalenza tripla tra i maschi.

I giochi più diffusi restano i Gratta & Vinci (per le ragazze) e le scommesse sportive (più comuni tra i maschi).

Infine, guardando dal lato della spesa nel settore giochi, la Toscana nel 2022 si è collocata al 9° posto nella classifica del gioco d’azzardo in presenza fisica, con la cifra record di oltre un miliardo e con un considerevole incremento rispetto agli anni precedenti.

Lo scenario degli studenti toscani risulta in miglioramento rispetto agli anni passati, ma particolare attenzione è da rivolgere alla maggiore diffusione di gioco d’azzardo tra i ragazzi, rispetto alle ragazze, differenza che si mantiene costante e che non sembra andare nella direzione di una convergenza.
Sul contrasto al gioco d’azzardo, purtroppo, pesa la difficoltà di riconoscerlo come un disturbo patologico e la fruibilità di accesso, molti giochi sono facilmente disponibili per tutti, inclusi i minorenni, nonostante il divieto legale per alcuni giochi.

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Monitoraggio dell’attività del network ospedaliero del Servizio sanitario regionale nel 2024

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A distanza di cinque anni dall’impatto iniziale della pandemia, è ormai evidente che il sistema ospedaliero toscano ha intrapreso un percorso di adattamento, i cui effetti non si misurano solo in termini di volumi recuperati, ma anche di cambiamento nelle modalità di accesso ad alcuni setting assistenziali, nei tempi di degenza e nelle relazioni tra ospedale e territorio.

Il 2024 sembra indicare un ulteriore passo verso il ritorno ai volumi di attività pre-pandemici: i ricoveri crescono rispetto al 2023, così come gli accessi in pronto soccorso, pur mantenendosi ancora al di sotto dei valori del 2019. Più che una ripresa lineare, si osserva un panorama non del tutto omogeneo, dove ad esempio le attività chirurgiche hanno sostanzialmente colmato il divario con l’epoca pre-COVID, mentre i ricoveri medici e di riabilitazione restano su volumi sensibilmente inferiori rispetto al periodo pre-pandemico.

Oggi ci chiediamo non più soltanto se il sistema stia recuperando i volumi pre-pandemici, ma anche se le tendenze che osserviamo nei vari setting assistenziali indichino l’affermarsi di nuovi equilibri.

Nel rispondere a questa domanda ci concentreremo principalmente sull’analisi degli andamenti dei volumi delle diverse specialità, rappresentati dai rispettivi grafici, corredati da tabelle che faciliteranno i confronti tra il 2024 con il 2023 e il 2019. L’intento è chiaro, ovvero di cogliere la variazione dei volumi 2024 non solo rispetto all’anno precedente ma anche rispetto ai valori pre-pandemici.
A completezza dell’informazione, in appendice saranno disponibili le tabelle analitiche sui volumi di ogni specialità considerata, anno dopo anno.

Tutti i dati presentati sono stati elaborati dalle schede di dimissione ospedaliera (SDO), da quelle relative alle prestazioni ambulatoriali (SPA) e dai flussi dati dei pronto soccorso della Regione Toscana.


Accessi in Pronto soccorso

Nel 2024 si registrano 1.472.374 accessi in Pronto soccorso, con un incremento del 3,9% rispetto al 2023 (Tabella 1). La crescita, avviata nel 2021 dopo il netto calo del 2020, continua in modo progressivo, nonostante i volumi restino ancora inferiori (-4,2%) rispetto ai livelli del 2019 (Figura 1).

Gli accessi che esitano in ricovero risultano sostanzialmente stabili rispetto all’anno precedente (+0,4%), mostrando però una riduzione significativa rispetto al 2019 (-15,2%). Anche la percentuale di ricoveri da PS rispetto agli accessi totali continua a diminuire nel tempo, passando dal 17,3% del 2019 al 15,7% nel 2024, il che potrebbe mostrare un aumento della “funzione filtro” dei Dipartimenti di emergenza, dopo il picco anomalo del 21,4% osservato nel 2020 (Tabella 9 in appendice).

Figura 1. Andamento degli accessi in Pronto Soccorso e degli accessi in Pronto Soccorso che esitano in ricovero in Toscana, 2019-2024
Figura 1  Accessi in Pronto soccorso

Tabella 1. Accessi in Pronto Soccorso e accessi in Pronto Soccorso che esitano in ricovero in Toscana, variazioni percentuali del 2024 rispetto al 2023 e al 2019
Tabella 1  Accessi in PS

 
Analizzando la distribuzione degli accessi in Pronto soccorso per codice triage nel periodo 2021-2024, si vede come questi aumentino tra le diverse classi di priorità anche se in modo non omogeneo (Figura 2). Infatti i codici a bassa priorità (4 e 5) mostrano l’incremento più marcato rispetto al 2021 (+34,4% e +30,6%) (Tabella 2). Anche i codici 3, associati a urgenze differibili, mostrano un aumento costante (+22,3% dal 2021 e +2,9% dal 2023), mentre restano pressoché stabili i codici a maggiore gravità (1 e 2), con variazioni minime rispetto al 2023. Questo andamento, insieme alla progressiva riduzione della quota di accessi con esito di ricovero, conferma che l’aumento complessivo degli accessi interessa principalmente situazioni a bassa complessità clinica.

Questi dati evidenziano come una quota crescente di bisogni a bassa complessità confluisca sul pronto soccorso, segnalando una possibile difficoltà del sistema territoriale nell’intercettarli tempestivamente. Tale dinamica pone interrogativi sull’appropriatezza del ricorso al pronto soccorso e sulle ricadute in termini di sovraccarico organizzativo per i servizi di emergenza-urgenza, mettendo in luce la difficoltà del sistema territoriale nel farsi carico di questi bisogni e la necessità di approfondire le cause di questa carenza.

Figura 2. Andamento degli accessi in Pronto soccorsi suddivisi per codice triage in Toscana, 2021-2024
Figura 2   Accessi per codice triage

 Tabella 2. Accessi in Pronto Soccorso suddivisi per codice triage in Toscana, variazioni percentuali del 2024 rispetto al 2019 e al 2023
Tabella 2  Accessi in PS per codice triage


I ricoveri ospedalieri

I ricoveri per acuti

I volumi totali dei ricoveri ospedalieri per acuti, esclusi cioè quelli di riabilitazione e lungodegenza, sono stati calcolati tra il 2019 e il 2024 includendo i ricoveri medici e chirurgici, ed escludendo ricoveri per parto e quelli dei neonati sani.

I ricoveri registrati nel 2024 ammontano a quasi 458.807, in aumento dello 0,7% rispetto al 2023. Se guardiamo l’andamento delle attività di ricovero dal 2019 al 2024, come indicato nella figura 3, si nota la tendenza ad un graduale ritorno ai volumi pre-pandemici.

Figura 3. Andamento dei ricoveri per acuti in Toscana tra 2019 e 2024
Figura 3   Ricoveri

Guardando agli andamenti secondo quanto riportato in figura 4 e in tabella 3, possiamo individuare due categorie di specialità.
La prima raggruppa quelli per cui sembra evidente un ritorno ai livelli pre-pandemici.
Il numero complessivo dei ricoveri chirurgici è sostanzialmente tornato ai livelli numerici del 2019, con uno scarto dell'1% (questo vale sia per i ricoveri ordinari - programmati e urgenti - sia per la chirurgia diurna - day surgery).

Se a questi ricoveri chirurgici si somma l’andamento particolarmente incrementale della chirurgia ambulatoriale complessa si registra un netto aumento dell’attività chirurgica complessiva. Infatti, la chirurgia ambulatoriale dopo la riduzione delle prestazioni del 2020, già nel 2021 aveva superato sensibilmente i volumi del 2019, per poi mantenere in modo sostenuto la crescita negli anni successivi, tanto da portare il 2024 a registrare un numero di prestazioni superiore del 30% al dato pre-pandemico.

La seconda categoria rappresenta le tipologie di ricovero che, pur mostrando un aumento dei volumi, dopo il calo del 2020 non ritornano ai livelli pre-pandemici, come i ricoveri medici diurni (-9% rispetto al 2019) e ordinari (-14%).

I ricoveri di riabilitazione

Anche i ricoveri in riabilitazione nel 2024 non sono tornati ai volumi del 2019 (-20%); da dopo il 2020 in poi, con la sola esclusione del 2021, il loro andamento risulta calante.

Figura 4. Andamento dei ricoveri ospedalieri per tipologia e dell’attività di chirurgia ambulatoriale in Toscana, 2019- 2024
Figura 4   Ricoveri per tipologia

 Tabella 3. Ricoveri ospedalieri per tipologia e dell’attività di chirurgia ambulatoriale in Toscana, variazioni percentuali del 2024 rispetto al 2023 e al 2019
Tabella 3   Ricoveri

Gli andamenti della degenza media

Nel 2024 la degenza media complessiva per i ricoveri ordinari per acuti si è attestata a 5,66 giorni, un valore sostanzialmente stabile nel tempo, con un lieve aumento rispetto al 2019 (+0,7%) e una leggera flessione rispetto al 2023 (‑0,9%) (Tabella 4).
Considerando le diverse tipologie di ricovero, si evidenzia un andamento analogo tra i principali setting assistenziali per acuti, con variazioni limitate nel tempo (Figura 5). Fanno eccezione i ricoveri di riabilitazione, che presentano caratteristiche distintive in termini di durata della degenza. Vediamo nel dettaglio.
La degenza media per i ricoveri ordinari medici, aumentata tra il 2019 e il 2022, è lievemente diminuita nel 2023, per poi stabilizzarsi nel 2024 a 8,02 giorni. Complessivamente, si riscontra un incremento del 6,6% rispetto al 2019, ma nessuna variazione tra il 2024 e l’anno precedente.

Sempre nel 2024, la degenza media per i ricoveri ordinari chirurgici si conferma diversa in base alla tipologia di accesso: per i ricoveri programmati si attesta a 5,27 giorni, proseguendo la tendenza di progressiva riduzione avviata nel 2020, con un calo complessivo dell’8% rispetto al 2019 e del 2,6% rispetto al 2023. Per i ricoveri in urgenza, invece, la degenza media si mantiene significativamente più elevata, pari cioè a 10,47 giorni, un valore sostanzialmente stabile nel tempo, senza variazioni rilevanti rispetto agli anni precedenti.

Un andamento diverso è quello della degenza media dei ricoveri di riabilitazione, in crescita dal 2019, con un picco nel 2023 (26,76 giorni). Nel 2024 si osserva una lieve flessione (-1,1%) dei livelli, che si mantengono comunque su valori superiori rispetto agli anni precedenti.
Questi dati possono suggerire una relazione con l’andamento precedentemente osservato della progressiva riduzione del numero di ricoveri, che nel 2024 risultano inferiori del 20% rispetto al 2019. La maggiore durata media della degenza potrebbe infatti aver inciso sul calo dei ricoveri, riducendo il turnover e limitando di fatto il numero di accessi possibili in reparti riabilitativi e di lungodegenza.

In sintesi, il 2024 conferma un quadro di sostanziale stabilità della degenza media nei principali setting assistenziali rispetto al 2023, ad accezione della lieve riduzione della degenza dei ricoveri chirurgici programmati. Confrontando invece i dati con il 2019 emerge un aumento della durata media nei ricoveri medici e nel setting riabilitativo, a fronte di una diminuzione nei ricoveri chirurgici programmati.

Figura 5. Andamento della degenza media dei ricoveri per tipologia, Toscana, 2019- 2024
Figura 5   Degenza media


Tabella 4. Degenza media dei ricoveri per tipologia in Toscana, variazioni percentuali del 2024 rispetto al 2023 e al 2019
Tabella 4  Degenza media

Ricoveri per parto

I ricoveri per parto mostrano un andamento decrescente nel periodo 2019-2024, in linea con la progressiva riduzione della natalità osservata sia a livello regionale che nazionale (Figura 6). Complessivamente, nell’arco di cinque anni si è registrato un calo dell’11%, lungo un trend decrescente (Tabella 5).

Anche i parti cesarei seguono un trend decrescente, caratterizzato da una contrazione ancora più significativa, pari al 20% nel periodo 2019-2024. Il dato più recente conferma un rallentamento della tendenza in diminuzione, con una flessione contenuta (-0,7%) tra il 2023 e il 2024, in linea con l’andamento generale dei ricoveri per parto.

Figura 6. Andamento dei ricoveri totali per parto e dei ricoveri per parto cesareo in Toscana, 2019-2024
Figura 6 Parti

 Tabella 5. Ricoveri per parto e per parto cesareo in Toscana, variazioni percentuali del 2024 rispetto al 2023 e al 2019
Tabella 5  Parti


Considerazioni conclusive

Questo rapporto fornisce un’analisi integrata e comparativa del ricorso all’ospedale confrontando i dati del 2024 con quelli pre e post-pandemici. L’analisi comprende, oltre ai ricoveri, anche gli accessi al PS e il ricorso alla chirurgia ambulatoriale e offre spunti operativi utili a interpretare l’evoluzione dei modelli organizzativi.
L’aumento degli accessi in Pronto soccorso, sostenuto dai codici a bassa priorità (4 e 5), suggerisce un ricorso non sempre appropriato a questo setting per bisogni che potrebbero essere gestiti a livello territoriale. Questa lettura è consolidata dalla progressiva riduzione degli accessi in PS che esitano in ricovero, indicativa di una prevalenza di casi a bassa complessità clinica e di una possibile difficoltà nella scelta di percorsi assistenziali più appropriati.

L’attività chirurgica in regime di ricovero presenta volumi analoghi a quelli pre-pandemici, mentre si registra una notevole crescita della chirurgia ambulatoriale complessa, segno di una ottimizzazione dei percorsi assistenziali. In contrasto, i volumi dei ricoveri medici e riabilitativi rimangono sensibilmente inferiori al 2019, mettendo in luce una possibile modificazione degli equilibri tra bisogni assistenziali e risposta del sistema sanitario. Questo è ulteriormente evidenziato dall’incremento della degenza media in riabilitazione, che indica una difficoltà a garantire un adeguato turnover dei posti letto, con possibili ricadute sulla capacità del sistema di ricoverare pazienti in tempi appropriati.

In questo quadro di cambiamento sono da considerare anche i ricoveri per parto, che risultano in calo costante, in linea con la tendenza alla denatalità riscontrata a livello regionale e nazionale. La riduzione è particolarmente marcata per i parti cesarei, in linea con una crescente attenzione all’appropriatezza delle indicazioni cliniche. Tuttavia, il calo complessivo dei volumi dei ricoveri per parto apre riflessioni sull’adeguatezza dell’attuale assetto organizzativo dell’assistenza perinatale, specie nei presidi a più bassa casistica.


Appendice

 Tabella 6. Accessi in Pronto Soccorso (PS) e accessi in Pronto Soccorso che esitano in ricovero in Toscana, 2019-2024 (fonte dati: elaborazioni ARS da SDO e Flusso PS)
Tabella 6  appendice

 Tabella 7. Accessi in Pronto Soccorso (PS) suddivisi per codice triage in Toscana, 2021-2024 (fonte dati: elaborazioni ARS da SDO e Flusso PS)
Tabella 7 appendice 

Tabella 8. Ricoveri ospedalieri per tipologia in Toscana, 2019-2024 (fonte dati: elaborazioni ARS da SDO)
Tabella 8 appendice

 Tabella n.9. Degenza media per tipologia di ricoveri in Toscana, 2019-2024 (fonte dati: elaborazioni ARS da SDO)
Tabella 9 appendice  

Tabella 10. Ricoveri per parto e per parto cesareo in Toscana, 2019-2024 (fonte dati: elaborazioni ARS da SDO)
Tabella 10 appendice

 

A cura di:
M. Marchi, G. Galletti, M. Falcone, S. Forni, F. Ierardi, F. Gemmi - Agenzia regionale di sanità della Toscana

ISTAT aggiorna gli indicatori demografici per il 2024: prosegue l’inverno demografico

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I disturbi mentali rappresentano una delle principali fonti di sofferenza e disabilità nel mondo e sono in progressivo aumento. Secondo l’Oms, quasi 1 miliardo di persone nel mondo vive con almeno un disturbo mentale (una persona su dieci a livello globale). Si stima, inoltre, che la pandemia abbia incrementato di oltre il 25% i disturbi.